Fedez: “Io contro il sistema”

FEDEZ1--638x366

Il suo disco Pop-Hoolista è in vetta alle classifiche, la sua presenza fra i giudici di X Factor non è passata inosservata e la scelta di scrivere Non sono partito, inno del Movimento 5 Stelle, gli è valsa titoloni sui giornali e attacchi politici. Persino Aldo Grasso si è scomodato per parlare di lui sulla prima pagina del Corriere, certificandone lo status di personaggio del momento. Federico Leonardo Lucia, 25 anni, in arte Fedez, si gode il cortocircuito mediático che ha scatenato e non si scompone per le critiche, anzi, ribatte rima su rima. Domanda. Nel suo album punta bersagli grossi come banche, politica, social network, televisione, consumismo. Come definirebbe la sua scrittura? Risposta. «Direi che la mia è analisi e satira sociale. Mi ispira il buon senso e poi, se non ci pensa il rapper a essere attuale e a parlare di cose tangibili rispetto alle canzoni d’amore che ci propina il pop, chi lo fa?». D. Alcuni suoi colleghi faticano a essere presi sul serio, lei ha colto nel segno.

Ha sempre seguito l’attualità? R. «Da ragazzino non leggevo i giornali, ho frequentato centri sociali come il Kantiere di Milano, dove ho sviluppato senso civico e interesse per quello che mi succede intorno. Poi, con internet, sono arrivati nuovi strumenti per conoscere la realtà, basta saperli usare». D. I rapper sono i nuovi cantautori. Chi l’ha influenzata? R. «Per la struttura della metrica e della rima dico De André e Guccini, che con Lavvelenata è stato il pioniere del “dis- sing”, che sarebbe lo “scazzo” tipico del rap». D. I rapper litigano, si insultato, poi fanno dischi insieme. R. «È più vero quando litighiamo che quando cantiamo insieme. Non ho il senso di appartenenza alla collettività: sono indipendente, gli altri non so». D. La sua modernità fa apparire superato il “giovanilismo” di chi si rivolge a un pubblico giovane senza averne l’età. R. «In questo Paese il giovane regista ha 40 anni e il giovane architetto ne ha 50, bisogna dare peso alle parole e la giusta dimensione alla gioventù». D. Dopo che ha scritto l’inno per Grillo due deputati del Pd, Federico Gelli ed Ernesto Ma- gomo, hanno invitato Sky a valutare la sua presa di posizione politica e a riconsiderare il lui, non sarebbe stato carino. Dico solo che, quando ho saputo che a X Factor cercavano un rapper, ho detto che oggettivamente avevo avuto idee lungimiranti in campo discografico e ho cercato di portare questa esperienza nel programma». D. A X Factor si è messo a nudo, spesso si è commosso. R. «I casting sono registrati e il montaggio può contribuire a creare un certo profilo. Ho giocato su vari registri* hanno puntato più sul lato umano, nei live sarà diverso. FEDEZ1--638x366

Ma a me va benissimo come sta andando». D. Un rapper sensibile che ama la famiglia è atipico. R. «Non credo di aver mostrato grande sensibilità, mi sono emozionato di fronte a chi ci mette il cuore e questo ha sorpreso, si pensa che il rapper debba solo andare con le prostitute e accoltellare la gente». D. All’inizio ha anche litigato con Morgan, dicono che l’abbiano tenuta mentre urlava “portatemi Morgan”. R. «Questo è quello che ha detto Morgan, io non ho mai urlato quella frase: lo avevo a cinque metri dalla faccia, se lo avessi voluto me lo sarei preso». D. Poi vi siete chiariti. R. «Sì, ci siamo avvicinati». D. Con Victoria Cabello quasi non parla, dobbiamo aspettare lo scontro in diretta? R. «Vediamo (ride, ndr). Sono molto diffidente verso le persone, ci metto un po’ ad avere confidenza. Come mi vedi in tv sono nella vita, non ho il riflesso condizionato di Pavlov che, quando si accende la telecamera, mi trasformo». D. È l’esperto di rap, ma i rapper li ha scelti solo Mika. R. «Forse ho capito che in quel contesto i rapper non sono ben visti». D. Nel suo staff c’è sua mamma, si sente più protetto? R. «Mia madre è uno degli amministratori delegati della società che ho fondato con J-Ax, mi fido ciecamente di lei». D. La vera trasgressione è la normalità? R. «Non so cosa siano la normalità e l’essere normale». D. Si immagina con una famiglia, dei figli? R. «Certo». I D. Ha dedicato una canzone molto critica a Barbara D’Urso, che cosa non le va di lei? R. «Nelle mie canzoni non attacco l’individuo, ma l’istituzione e quello che rappresenta. Anche se la D’Urso si è offesa devo dire che fa il suo lavoro ed è giusto che lo faccia. Se lei fa quel tipo di giornalismo, che per me non è giornalismo, anzi, non è niente, vuol dire che c’è una domanda. Ma lei rappresenta quella cosa». D. Dimostra di conoscere i suoi programmi. R. «Non è che ci voglia molto: accendi la tv e vedi una con le tette al vento, non ci vuole l’enciclopedia dei programmi di Barbara D’Urso». D. Ha detto di essere passato da idealista a realista. R. «È difficile mantenere delle idee in questo Paese, appena ne ho messa in piazza una hai visto cos’è successo (ride, ndr)». D. Ha tatuato Gesù sulla pancia, sembra quasi una caricatura. R. «È un’immagine blasfema, a me piace l’arte blasfema, è una declinazione dell’arte contemporanea». D. È credente? R. «No, non credo nell’istituzione della Chiesa, è una grandissima multinazionale». D. Le piace questo Papa? R. «Questo Papa può essere bravissimo e avere belle idee, ma ci vogliono gesti tangibili: mi piace che dica che la Chiesa deve spogliarsi dei beni terreni, allora perché non scioglie lo Ior e vende tutto? Sarebbe rispettato, ma finché alle parole non seguono i fatti resta marketing». D. L’hanno attaccata perché fa tweet a pagamento per le aziende. R. «Fa parte del mio lavoro, con la musica da sola non si campa. Anche il panettiere vende le bibite, è la liberalizzazione. Non c’è niente di male, vendo i tweet, è un dare e avere». D. Dice di soffrire di ansia, che cosa la preoccupa? R. «Fa parte della mia condizione, nella vita del musicista è insita la precarietà: da un giorno con l’altro può sparire tutto senza che te ne accorga».