Federica Mangiapelo: Si riapre il giallo della ragazza del lago

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Immersa in acqua a faccia in giù. Seminuda, con giubbino e maglione sfilati insieme dalle braccia. E due braccialetti disperatamente stretti in un pugno, come a dire che no, quei vestiti da sola non se li sarebbe maltolti, tanto più in quella notte di pioggia e vento freddo. Come a dire che qualcun altro glieli aveva levati e l’aveva fatto con la forza, forse proprio li sulla spiaggia di Vigna di Valle, lago di Bracciano, 40 chilometri da Roma. La storia della notte del V novembre 2012 in cui Federica Mangiapelo, 16 anni, uscì di casa dopo cena per festeggiare Halloween e non tornò più va dunque riscritta del tutto. Grazie all’avvocato Andrea Rossi che assiste Rosella Salvatori, la mamma della ragazza, e che lo scorso luglio si è opposto alla richiesta di archiviazione per l’accusa di omicidio volontario contestata a Marco Di Muro, il fidanzato di Federica. L’ordinanza del gip di Civitavecchia Ciovanni Giorgianni ha dato ragione al legale: l’indagine prosegue. Anche perché, fin dal ritrovamento del corpo dell’adolescente, stranezze e contraddizioni si sono alternate. A partire dai dettagli diffusi dalla stampa, con Federica trovata riversa sulla spiaggia e non nell’acqua, uccisa da una miocardite. Una fatalità dopo una serata passata con il suo ragazzo Marco e un amico. Una serata finita con una lite tra i due innamorati, diverbio che aveva portato lui a far scendere lei dal l’auto verso luna e mezza del mattino. A poche centinaia di metri da casa, aveva raccontato Marco subito dopo il ritrovamento di Federica. Già, ma allora che cosa ci faceva lei sola al lago di notte e con un tempo la lupi? Attorno a questa domanda, a questo tassello mancante si era costruita l’unica ipotesi di reato contro Di Muro perla quale la giustizia sta già procedendo: omissione di soccorso. In pratica, la ragazza si sarebbe sentita male e lui non l’avrebbe aiutata. Ma come? Quando? F, soprattutto dove? Perché è la scena del crimine, per dirla come in un serial Tv. che non torna. Così come non tornano quelle “ tracce di fungo schiumoso quale indice di affogamento” rilevate nell’autopsia. «Quella miocardite non può essere l’unica causa della morte di Federica. Lo dice il luogo in cui è stata ritrovata e soprattutto il modo in cui è stata ritrovata. Su quella spiaggia non può esserci arrivata da sola a piedi», spiega l ’avvocato Rossi. 1 riflettori tornano su Marco. «Non avevamo mai approvato quella storia», avevano confidato a Genie i genitori di Federica. «Lei e Marco avevano un legame burrascoso, lui era troppo grande per nostra figlia e troppo geloso. Non le dava respiro, fino a maltrattarla». Abusi che avevano spinto mamma Rosella dai carabinieri di Anguillara per una denuncia (poi mai sporta) ben prima di quella notte. Marco ha scelto il silenzio: dal giorno del funerale non parla più con la famiglia Mangiapelo. E nemmeno con gli inquirenti, di fronte ai quali si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. Di certo ci sono diversi punti che non tornano. Dopo la lite, Marco aveva detto dì essere tornato a casa. Eppure, alle 2.34 le telecamere di una stazione di servizio lo immortalano mentre fa benzina. Poi la questione del cellulare: quello consegnato ai carabinieri era in realtà uno dei suoi due telefoni ni. NON C’E L’altro, utilizzato anche quella notte, è stato smontato e ritrovato in casa sua dopo una perquisizione. Infine ci sono gli abiti di quella notte e un biglietto lasciato a sua madre: “A mano o in lavatrice, basta che li lavi “, Su quei vestiti sono state trovate alghe compatibili con quelle del lago di Bracciano. E infine l’alibi, «Siamo andati a una festa», dice Di Muro. Smentito dal gestore del locale che nega di aver organizzato un party per quella nottata. Ma tante tesserine che non si incastrano non fanno una prova. Per ora. «Aspettiamo fine febbraio quando arriveranno i risultati del nuovo esame medico legale», dice l’avvocato Rossi. «1 genitori di Federica non si fermeranno: quella miocardite li aveva costretti a mettersi l’animo in pace. Ora sono ben determinali a difendere la memoria della figlia»