Facchinetti rifiuta Sanremo e da lezioni di umiltà

Ha vinto Lisola dei famosi 7. Ma, nonostante questo, la sua carriera sul piccolo schermo non è mai decollata. Sorriso aperto e faccia da bravo ragazzo, Daniele Battaglia aveva conquistato il pubblico e la critica nell’edizione 2010 del reality show, quella che tra i concorrenti includeva anche quattro figli d’arte (il papà di Daniele è il famoso chitarrista dei Pooh). E persino Simona Ventura si era sbilanciata: «Questo ragazzo arriva dove Francesco Facchinetti non è arrivato. Vince L’Isola». Dopo tanto clamore, però, lui non ha più avuto occasioni per sfondare sul piccolo schermo. Un destino simile, il suo, a quello di Francesco Facchinetti, pure lui “figlio di” (il padre è Roby, la storica voce dei Pooh). «Io e Francesco siamo amici, però non possono continuare a paragonarci! », si lamenta l’ex naufrago, che di Facchinetti junior è anche ex coinquilino. «Per molti siamo solo raccomandati» Daniele, molti sostengono che i figli dei Pooh hanno deluso le aspettative. L’esempio più noto è quello di Francesco Facchinetti e dei suoi tanti flop in Tv… «Sembrerà retorico, ma occorre differenziare. I figli dei Pooh hanno nomi e percorsi artistici diversi. Il mio, per esempio, è completamente differente da quello di Francesco e di Chiara Canzian. Per fortuna, io da dieci anni faccio radio. Il mio pensiero è semplice. Intorno a noi circolano inevitabilmente dicerie sul fatto che siamo raccomandati: e allora, in questo periodo di crisi dello showbiz, è meglio starsene a casa, in compagnia degli amici veri, piuttosto che esporsi in Tv o rilasciare interviste. Altrimenti rischiamo di incassare solo insulti e di essere additati come privilegiati». Una volta un giornalista esperto come Massimo Giletti ha detto: «Non fate fare prime serate a Facchinetti: anche se bravo, non è pronto». Con il senno di poi, aveva ragione lui? «Credo di sì. Porto un esempio che mi riguarda: una volta mi venne proposto di andare al Festival di Sanremo, esperienza che migliaia di cantanti italiani possono solo sognare. Eppure ho fatto una riflessione. Bisogna essere rigidi con se stessi e dirsi: “Forse non è il caso”. Ma capisco che Francesco, all’idea di condurre un programma in prima serata, si sia detto: “Va bene, ci provo, vediamo come va”. Insomma, ha preferito fare un tentativo invece di perdere l’occasione». Di questi tempi sembra che nemmeno a te la fortuna stia sorridendo… «In realtà è la televisione il problema. Quando ci sei, ti dicono che sei il numero uno; quando invece non ci sei, sostengono che le cose non ti vanno bene. Fortunatamente il mutuo e tutto il resto me lo pago facendo programmi in radio. E questo mi sembra già un grande risultato!». Se tornassi indietro, rifaresti lo stesso percorso o cambieresti mestiere? «Mi piace fare il conduttore radiofonico per vari motivi. Uno su tutti: perché lavoro in una radio che non ha mai trasmesso, nel corso della sua storia, una canzone dei Pooh. In quest’emittente (Radio 105, ndr), ogni sei mesi sono diffusi i dati di ascolto e, se vai male, ti cacciano. Insomma, vivo in una dimensione in cui conta come lavori, non il nome che hai. Se mi dicono che sono un raccomandato, a me entra da un orecchio ed esce dall’altro perché la mia storia, i miei sacrifici e la verità li conosco solo io. Se proprio potessi tornare indietro, mi piacerebbe sperimentare una professione che si sta imponendo negli ultimi anni: l’organizzatore di eventi. Ecco, lavorerei volentieri in questo settore».Tuo padre Dodi ti dà consigli in merito al tuo lavoro? Ed è critico nei tuoi riguardi? «Per un genitore, i figli sono pezzi di cuore. E lui è un supporto, un riferimento nella gioia e nel dolore. Forse questa frase ricorda troppo la classica formula che si recita durante le nozze, ma per me è davvero così! Mio padre è mio padre. Nonostante la sua grande esperienza e i miei mille errori, mi resta sempre vicino». A proposito di matrimonio, da qualche tempo hai trovato finalmente la tua anima gemella, vero? «Sì, sono fidanzato. Ma non abbiamo bisogno di pubblicità. Lei è una ragazza “normale”, del tutto estranea al mondo dello spettacolo. E stiamo bene così».