Fabrizio Frizzi: “Solo nei panni di Papà resto davvero me stesso”

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Nei panni di Piero Pelù, Max Gazzè ed Enrico raggeli ha veramente stupito il pubblico di Tale e quale show. Fabrizio Frizzi, concorrente di punta del programma del venerdì sera su Raiuno, si è spogliato dei panni del conduttore compito per indossare, settimana dopo settimana, i panni di qualcun altro e il risultato è stato positivo, anche inaspettato. Dopo le prime puntate, il sospetto che gli autori del varietà delPammiraglia Rai continueranno a divertirsi parecchio a trasformare Frizzi in artisti diversissimi da lui, è lecito e fondato. Lui non teme la sfida, anzi: «Fare questo programma mi farà crescere non tanto come conduttore, ma come artista in generale. Infatti amo definirmi un artigiano dello spettacolo, e come tale cerco sempre nuove strade e nuove sfide: con questo programma mi metto alla prova in una veste del tutto nuova. Anzi: nelle vesti di tanti. Forse le mie speranze di ragazzino che voleva sfondare nel mondo della musica non erano così infondate». Quando ti hanno proposto di partecipare al programma, che cosa hai pensato? «Mi ha colpito il modo carino con cui Carlo Conti mi ha invitato a mettermi “Da giovanissimo sognavo di cantare: adesso recupero in gioco. Non bisogna mai dare nulla per scontato e, lo ammetto, l’educazione, la gentilezza e il garbo di un collega che certamente vive un periodo di grande successo sono stati fondamentali per farmi accettare. Sinceramente non ho riflettuto molto». Hai chiesto consigli o ti sei confrontato con la tua compagna prima di accettare? Avete seguito insieme le precedenti edizioni della trasmissione? «Quando parte un programma nuovo guardo sempre con attenzione la prima puntata. Tale e quale show mi era piaciuto molto e ho continuato a seguirlo, diventando un telespettatore appassionato. Non ho mai pensato di poterlo fare, ma mi piaceva molto guardarlo. Quando ho detto alla mia compagna Carlotta Mantovan che avrei partecipato da concorrente ha avuto una reazione molto positiva, e adesso fa un grande tifo per me. Spero che sia ben riposto da qui alla fipato alla prima edizione di Ballando con le stelle che, dopo un periodo di assenza dagli schermi, ha rappresentato un modo per rientrare nel giro in punta di piedi. Fare una cosa simile anche adesso non mi fa sentire di aver fatto un passo indietro, anzi. Da professionista della televisione sto cercando idee innovative, ed è un lavoro che va fatto senza fretta. Voglio essere pronto a scendere in campo Tanno prossimo con qualcosa di nuovo, o con qualcosa di vecchio ma restaurato. Vorrei farlo ancora in Rai, se sarà possibile, ma credo che ci sarà tempo per decidere». Intanto, oltre a travestirti e cantare, ti stai godendo la paternità… «Che è la cosa più bella che mi potesse capitare nella vita. Da un lato non voglio spettacolarizzare, ma vorrei far vedere tutto di mia figlia. Mi sono limitato a postare due foto su Twitter. Stella ha cinque mesi e, da quando è nata, anche grazie al social network, ho scoperto che i miei colleghi e il pubblico in generale l’hanno accolta con tanto affetto. Non voglio che qualcuno possa pensare che voglio speculare sulla mia vita privata, ma davvero mi tengo a freno perché vorrei farla vedere a tutti, ma non posso [appenafinisce Vinterne ». Non hai mai pensato che metterti in gioco da concorrente potesse rappresentare un passo indietro rispetto alla tua carriera? «No, anche se c’è chi mi ha fatto questa osservazione. Per me non è la prima volta: nel 2005 ho partecivista Frizzi estrae il telefono dal taschino e la foto di sfondo è un primissimo piano della bimba, bellissima, che mostra con orgoglio, ndr]». Che tipo di padre sei? «Direi normale. Ma sono davvero innamorato di mia figlia». Hai mai pensato di allargare la famiglia? «No, e poi è presto. Adesso penso solo a questo programma, ci sarà tempo per gli altri progetti». Cè qualcosa che vorresti fare in televisione che finora non hai mai avuto occasione di fare? «Isoliti ignoti, che è fermo da due anni, meriterebbe un rilancio, perché era un programma di grande successo. Vedremo se ci sarà spazio per poterlo ricollocare nel palinsesto. Le novità da sperimentare sono sempre un’incognita, ma a me piace sperimentare e mettermi alla prova. Alcune delle cose che ho fatto, come Non sparate sulpianista, sono andate molto bene, altre meno. Poi tutto è legato al momento storico: se il nostro Paese prende la via della ripresa, anche in televisione si può rischiare con maggiore leggerezza». Per voi addetti ai lavori, quindi, fare spettacolo ai tempi della crisi è più difficile? «Dipende. Se prendo come esempio il mio ultimo programma, il game show Red or black Tutto o niente, che aveva un’ambientazione fantastica, gli riconosco un limite: dava la possibilità di vincere centomila euro con una macchina che assomigliava molto a una roulette. E di questi tempi, forse, non è il gioco ideale da proporre a gente che non ha lavoro 0 che è preoccupata perché non arriva a fine mese. Certo, magari sogna di vincere 1 soldi, ma da casa l’idea che si tratti di uno spreco forse supera il sogno. In Tale e quale show, come dice Carlo Conti, vogliamo regalare un paio d’ore di leggerezza. Seguendo lo sforzo dei concorrenti stacchi la spina e non ravvisi lo spreco, bensì l’impegno di chi è sul palco e la professionalità di chi sta dietro le quinte». Pochi giorni fa c’è stata a Jesolo la finale di Miss Italia che, dopo tante polemiche, ha trovato una collocazione su La7: non hai mai nascosto di avere un legame forte con il concorso, grazie al quale hai incontrato la tua compagna. Hai avuto modo di seguire la vicenda che ha visto il concorso estromesso da Rail ? Pensi che sia ancora necessario trasmettere un concorso di bellezza in Tv? «Miss Italia è nel mio Dna professionale. Mi ha portato fortuna per tanti anni e mi ha fatto trovare Carlotta, la donna della mia vita che ora è la mia famiglia. Dunque è ovvio che non ho né avrò mai uno sguardo disinteressato, anche se la mia strada lavorativa ha preso un’altra direzione. L’anno scorso ho salutato Miss Italia perché, dopo aver condotto le finali per altre due edizioni, dopo le quindici consecutive dal 1998 al 2002, mi sembrava doveroso passare il testimone. Però non credevo che andasse a finire così. Mi è dispiaciuto per la storia del concorso, che a tante ragazze ha dato un’opportunità importante. Spero che la tradizione continui, anche se la finale l’ha trasmessa La7 e non più la Rai. A livello personale mi è dispiaciuto leggere critiche all’edizione dell’anno scorso: c’è chi ha scritto che è stata un flop, ma in realtà sono state due belle serate: le ragazze sono state messe in condizione di fare spettacolo di alto livello. Continuo a ricevere su Facebook i loro messaggi di ringraziamento per il rispetto, il garbo e la delicatezza con cui sono state trattate. Alcuni commenti su Miss Italia, anche quelli arrivati dall’alto, li ho trovati veramente ingenerosi. Se si vuole parlare dei concorsi di bellezza in generale è un conto, ma Miss Italia è un’altra cosa. Non è mai stata una macelleria di donne». Insomma: se tua figlia Stella ti chiedesse di partecipare— «No, questo no. Oddio, non lo so. Non ci ho ancora mai pensato: non mi sono posto il problema e comunque potrebbe succedere solo tra vent’anni. Posso dire che quando ho condotto io la gara insieme all’organizzazione abbiamo messo in piedi una manifestazione familiare, con molta attenzione a tutti i dettagli per fare in modo che le ragazze si sentissero come a casa. Quindi, forse, sì. Sì, direi di sì»