Fabrizio Frizzi: In procinto di debuttare come giudice nel programma Ti lascio una canzone

STEFANO COLARIETI/LAPRESSE SPETTACOLO: FABRIZIO FRIZZI

E pronto a sedersi in giuria a Ti lascio una canzone, Fabrizio Frizzi, e a commentare, con la sua consueta eleganza e il suo innato garbo, le esibizioni delle piccole ugole d’oro del programma di Antonella Clerici. Anche tra le mura domestiche, però, il simpatico conduttore romano ha una bimba che promette già bene sul fronte musicale: sua figlia Stella. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il suo orgoglioso papà è cresciuto, come racconta a Vero, a pane e… Beatles. «Amo i bambini eia bella musica» Sei il nuovo giurato di Ti lascio una canzone. Che effetto ti fa questo incarico? «Ho partecipato già come ospite nel 2010 a questo programma: una bellissima avventura, una trasmissione di canzoni ed emozioni con bambini dal grande equilibrio, oltre che dall’indiscutibile talento, che si divertono a fare in Tv ciò che piace loro, ossia cantare. Per questo motivo, quando Antonella mi ha chiesto di fare il giurato in questa edizione, ho accettato con enorme entusiasmo. È una bella occasione per divertirsi, soprattutto per uno come me che ama sia i bambini che la bella musica. E poi ad Antonella mi lega un meraviglioso rapporto di amicizia ». Sei un papà, ma anche un grande esperto di musica: come ti orienterai nel giudicare le esibizioni di questi cantanti in erba? «Farò il tifoso di questi ragazzi e da parte mia, sicuramente, non riceveranno commenti spiacevoli. Stileremo una simpatica graduatoria delle loro performance e sono certo che saranno tutte di altissimo livello. I miei non saranno commenti buonisti. ma affettuosi. E premierò chi sarà capace di regalarci più emozioni». Che rapporto avevi con la musica quando avevi l’età dei piccoli concorrenti di Ti lascio una canzone? Sognavi di partecipare allo Zecchino d’Orol «Due miei amichetti fecero lo Zecchino, lo avrò avuto sei, sette anni: non li ho invidiati, ma devo ammettere che anche a me sarebbe piaciuto. Eravamo sul finire degli anni Sessanta e con mio fratello mi divertivo a cantare le canzoni dei Beatles e degli Equipe 84: ero un bambino rock! A sei anni e mezzo avevo già assistito a un concerto dei Beatles a Roma». «Vidi ¡Beatles e diventai rockettaro» Che ricordi conservi di quell’evento? «Andai con mio padre, che aveva avuto i biglietti in regalo, ma lui credeva fossi troppo piccolo per apprezzare quella musica. Mio fratello, invece, che era già più grande, non riuscì a venire perché era fuori da alcuni zii. Mi innamorai subito dei Beatles. E in quel momento che diventai un rockettaro». Invece, se tra qualche anno tua figlia Stella ti chiedesse di partecipare a un talent, come reagiresti? «Immaginavo mi chiedeste, come hanno fatto in moltissimi, come reagirei se volesse partecipare a Miss Italia (ride, ndr)\ Per quanto riguarda un talent, sono convinto che i figli vadano edu- ! cati, guidati, ma anche lasciati liberi. Altrimenti succede che poi detestano i loro genitori, anche quando non ce n ’è reale motivo. Spero di avere un rapporto di grande complicità con lei, pur ! nel rispetto dei ruoli. Se avanzasse quella richiesta, cercherei di capire se ha davvero le potenzialità per affrontare e vivere serenamente quell’avventura. Se così non fosse, cercherei di farla riflettere». «Temeva per il mio lavoro incerto» 1 tuoi di genitori, invece, come hanno reagito quando hai cominciato a fare il mestiere di presentatore? «Mio padre è stato molto contento. Se ne è reso conto poco prima di andarsene e, in un certo senso, è come se avesse benedetto il mio percorso. Come tutti i genitori di una volta, avrebbe preferito qualcosa di più sicuro, non a caso sognava diventassi avvocato. Lo sperava anche per mio fratello, ma… gli sono usciti fuori due figli artisti! Inizialmente, quindi, era un po’ preoccupato per entrambi, a maggior ragione perché, lavorando nel mondo del cinema, conosceva bene il destino professionale spesso incerto della gente di spettacolo. Ma sia mio padre che mia madre non mi hanno mai ostacolato». Anche Stella mostra già attenzione per la musica? «E piccolina, ma suono spesso il pianoforte con lei. Lo faccio per divertimento, non per insegnarle la musica. Sembra incredibile anche a me, ma mentre suono mi accorgo che lei batte il ritmo a tempo. Mi auguro che, in futuro, possa avere questa predisposizione». La Rai e la Tv di Stato compiono 60 anni. Se pensi alle tante emozioni che ti ha regalato la tua carriera, ce n’è una che ricordi con il batticuore? «Devo tornare indietro nel tempo fino al marzo del 1991. All’epoca conducevo Scommettiamo che, che rappresentò una grandissima novità, oltre che un vero e proprio azzardo per il sabato sera, tanto che tutti pensavamo non potesse funzionare. Fu invece un grande successo. L’ultima puntata registrò un ascolto ^pazzesco: più di 9 milioni di telespettatori e uno share del 42 per cento. Il giorno dopo partecipai agli Oscar Tv: fino a pochi mesi prima ero un signor nessuno, nel senso che avevo fatto la Tv dei ragazzi, ma pochi mi conoscevano. Quel giorno mi accorsi invece che la mia vita era cambiata. Mi fermava la gente per strada e tanti colleghi, che fino ad allora vedevo lontanissimi da me, mi facevano grandi complimenti»