Fabrizio Corona, lettera dal carcere: “Mi hanno ridotto la pena”

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In questi mesi ho vissuto continuamente un’alternanza di sentimenti che cambiavano a distanza di giorni, a volte di ore. Tristezza, rabbia, euforia, angoscia, serenità, tranquillità, riflessione, sconforto, dramma, ma ogni volta che cadevo ho trovato sempre la forza di rialzarmi e di trovare il lato positivo. Non ho mai tentato il suicidio, non sono mai stato depresso. Demoralizzato sì, ma comunque sono riuscito sempre a trovare la forca per andare avanti. Mi è capitato l’impossibile, ho subito di tutto, tradimenti, cattiverie di ex amici o presunti tali, ingiustizie clamorose e vendette, senza senso perché ormai era passato troppo tempo e perché non si attacca chi è impossibilitato a reagire. Io ho sempre messo in piazza la vita delle persone perché era il mio lavoro, ma ci ho sempre messo la faccia, mi sono sempre preso le mie responsabilità, non mi sono mai nascosto. Ho sempre attaccato i potenti e lasciato perdere i più deboli, ma è la freddezza che non sopporto, la cattiveria, Tessere codardi, perché tra persone vere ci si dovrebbe picchiare e poi magari ricominciare daccapo, mentre in questi mesi gli avvoltoi hanno giocato con le ipocrisie sfruttando le mie condizioni di debolezza. Ma io ho imparato che non bisogna mai aspettarsi niente dagli altri. Sarebbe pura illusione, soprattutto da quelli che hanno condiviso con me grandi sentimenti che sembravano veri e puri. Hai presente, direttore, una palla gonfia in una piscina? Prova a spingerla sott’acqua con le mani, con i piedi, con tutte le tue forze, con un peso, lei comunque tornerà sempre a galla. Ecco, io sono come quella palla e per fermarmi. per distruggermi mi devono ammazzare, ma non pensare sia così facile. Ci sono molte cose che non rifarei oggi, ma la vita va come deve andare. 11 mito del limite è proprio dei miti, buoni o cattivi che siano. È la religione di chi non è nato per accettare parametri entro cui vivono gli altri, ma per superarli e per superarsi, e per riuscire a farlo, talvolta, si finisce per distruggere se stessi e trasformare il successo in un insuccesso, anzi addirittura in una tragedia. C’è sempre un limite e una linea d’ombra da superare per conoscere se stessi, e spesso per farlo bisogna passare da una disfatta. Per me la disfatta è stato il carcere. Ma è anche vero che il carcere mi ha fatto bene, mi ha reso un altro, mi ha fatto superare tutte le mie ossessioni. Sono finalmente riuscito a fermarmi, pensare, riflettere e capire. Oggi ho capito, e quando un giorno uscirò mi riprenderò tutto, ma solo quello che ho capito di volere veramente e per cui vale la pena vivere. Ho sbagliato in tante cose, ma non meritavo una condanna così assurda e soprattutto non meritavo una condanna morale, perché la morale va praticata e non predicata, ma questa è l’ Italia con le sue grandi bellezze e anche le sue tante contraddizioni, dove ipocrisia, vanità, ricerca del potere, mito del successo e uso dell’io ossessivo sono le uniche “qualità” di chi ci comanda. che come unico interesse ha solo se stesso. Nella mia cella, sul muro di fianco al mio letto, se si può definire così, ho un quadro pieno di foto di mio tiglio, a fianco ce n’è un altro, con tutti i “miei ragazzi”, un collage con i miei amici, gli unici veri, quelli che oggi rappresentano la mia vita presente e futura, a cui scrivo tutti i giorni, che sono la mia famiglia, la mia forza, la mia energia positiva, le basi per la mia rinascita, che danno una spinta alla mia battaglia: rimanere lucido, in forma, cosciente e non perdere contatto con la realtà e il mondo esterno, perché qui, seti lasci andate,perdi l’anima e non la troverai mai più, Nelle foto ci sono i miei fratelli. Franci e Fede, mia madre, il mio grande amico Armando, la mitica Franci, l’indomabile Assunta, il fido Cannuccia, Ninni, Jacopo. Monica e il mio mago Vincent. Loro sono la mia forza e soffrono dal primo giorno con me. Poi c’è una foto con la mia amata moto e di fianco un foglio, a cui tengo molto, con una dedica (che ho ricevuto come regalo di Natale dall’assistente sociale che mi segue e a cui sono molto legato): “Il mio augurio è che lei un giorno possa sentire il silenzio del mare”. Tra poco compio 40 anni e questo è il regalo che vorrei ricevere per il mio compleanno, perché la libertà da soia non basta. La libertà dovrà arrivare quando avrò finito il mio percorso di uomo nuovo, quando potrò essere veramente felice, riuscire a godere delle piccole cose della vita, vivere di amore senza compromessi e doppi fini, essere vero, essere me stesso, costruire per creare e lasciare il segno, non avere più sensi di colpa, guardarmi allo specchio ed essere orgoglioso di me. Ho ascoltato il mio avvocato, sono sempre lo stesso, ribelle, ma questa volta nel modo giusto, perché il Dna non si può cambiare. Ciao Allo, grazie di cuore per tutto… Tutte le mattine ti ascolto mentre corro. Un grande abbraccio Amado miooo… P.S. Vorrei lanciare il mio hashtag, così quelli che mi hanno scritto e che vorrebbero riallacciare i rapporti capiscano perché non gli ho risposto: Coerenza!