Fabrizio Corona dal carcere: “Nina sei stata il mio fallimento”

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Mentre ero in corridoio, un detenuto mi urla da dietro le sbarre: «Fabrizio, tua moglie ha chiesto il divorzio, hanno detto in tv». E io: «Ma va, è roba vecchia». Tomo in cella con un po’ di dubbi e una strana sensazione. Ore 18.30, Studio Aperto, Nina in copertina su “Chi”: «Voglio il divorzio». Clamoroso. Cinque minuti dopo ricevo dal mio avvocato civilista un telegramma con scritto: «Nina ha chiesto la separazione, ma tranquillo, è tutto ok». Ma cos’era tutto ok? Avrei voluto urlare, scappare, telefonare per chiedere spiegazioni, sapere cosa fosse successo. Mi sono messo in un angolo della cella fino a notte fonda a fumare e bere birra, era la fine giusta. Nina, avevi ragione sotto tutti i punti di vista. Ma dopo quei tre mesi, dopo la morte di mio padre, l’arresto, il sequestro di beni, case, macchine, conti esteri e la chiusura cautelare della mia società, è stato un colpo troppo forte, e tu, Nina, potevi aspettare. Tornando indietro con i pensieri oggi (…) dopo le nostre liti, le nostre risse, le nostre ridicole guerre mediateche e la gestione di Carlos, rifarei tutto, perché quello che conta sono i momenti di amore puro e innocente che abbiamo vissuto durante i primi indimenticabili anni. La prima volta che ti ho visto alla festa di Roberto Cavalli in Sardegna, avevi forse ventitré anni, eri bella da far tremare le gambe, i tuoi occhi emanavano una dolcezza che mi ha colpito pròfondamente al cuore. Non ho smesso un solo minuto di tenere lo sguardo su di te, di incrociarlo con il tuo. (…) Ti volevo più di ogni altra cosa ed ero disposto a tutto. Non avevo niente di grande da offrirti, ero solo un aspirante giornalista, non ero famoso. Tu eri la più bella e la più desiderata da tutti. La nostra passione, dopo esserci baciati e aver fatto l’amore, era irrefrenabile. Certo, il nostro rapporto non è mai stato dei più normali fin dall’inizio, mille litigi, mille discussioni, ma tanto amore e una grande paura di perderei. Vivevamo in un mondo dorato che a poco a poco stavamo conquistando, ma che alla fine ci avrebbe distrutto e cambiato per sempre… Oggi sono convinto che non esiste più “Fabrizio”, c ’è solo “Corona”, e che però non esiste più neanche “Nina”. Se dovessi raccontare le tue paure, la tua innocenza, la tua purezza, tutti farebbero fatica a crederci. Come quella notte che ti ho convinta a fare il calendario di Max e tu, dopo il primo giorno di “shooting sexy”, piangevi per la vergogna, afflitta dai sensi di colpa, e io, il colpevole, che cercavo di consolarti. Ho avuto tutte le colpe e mi prendo tutta la responsabilità. Fino a quel momento avevo sempre vissuto giorno per giorno, il nostro incontro mi ha cambiato profondamente, volevo essere all’altezza, volevo darti il mondo, volevo che fossi orgogliosa di me e volevo garantirti una vita da favola; così mi sono drogato dì lavoro. Ti devo tanto, è vero, ma quei momenti non si devono rimpiangere, Nina, sono la conseguenza deir amore. La tua voglia di fare tutto insieme, la convivenza, il matrimonio, la gravidanza, Carlos, e poi la società aperta con i tuoi soldi, intestata al cinquanta per cento a testa. La mia smania di riuscire a diventare qualcuno, la mia furbizia, la mia intelligenza, la tua notorietà e la tua grande bellezza. La nostra storia al centro della cronaca rosa, dai programmi tv ai rotocalchi. La fortuna-sfortuna di aver avuto tutto subito: il successo, l’amore, la fama e i soldi. Maledetti soldi… Quando la Corona’s ha incominciato a lavorare bene, io ho iniziato a perdere te e tante altre cose. La scelta di stare dalla parte dei fotografi, i conseguenti litigi con le tue colleghe e quei fantomatici amici vip, il potere che a poco a poco mi ha accecato, il successo, ì primi articoli di giornale su dì me, gli errori commessi da giovane imprenditore, Mentre Ui combattevi con i tuoi problemi, la tua tristezza, la tua depressione, perché eri sempre alla ricerca dell’amore idilliaco, io non c’ero più, tornavo sempre più tardi e uscivo sempre più presto. Come padre ero un disastro, come marito peggio, anche se con te sarebbe stato comunque difficile. La gelosia, la tua più della mia, ci ha divorato. Era di ventata addirittura competizione, quel mondo luccicante di Lele Mora mi ha contaminalo e io ho contaminato te. Quante bugie ho dovuto dirti, molte delle quali a fin di bene, altre inutili, dovute al fatto che la tua testa non c’era più e la tua dolcezza era quasi sparita. Sarebbe stato sufficiente fare un pit stop, sistemare il motore del nostro amore e poi ripartire. Lo volevo anch’io. Ti ricordi quando ti dicevo: «Ancora due anni e ce ne andiamo via, a Los Angeles»? Una parte del mio cuore lo sperava veramente. Speravo di poter smettere con tutto quel mondo, ma (…) non ci sono riuscito. Mi hanno fermato, prima ingiustamente, ma forse poteva essere anche l’occasione buona per ricominciare, se fossimo stati uniti. Mei, come al solito, tu hai esagerato con quei gesto, con quelle dichiarazioni proprio in quel momento, in quelle condizioni. Anche se ci eravamo persi, forse avremmo potuto ritrovarci. pensaci bene, Nina….

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