Esercito e carcere contro i roghi di rifiuti

Bruciare i rifiuti diventerà un reato penale. Fino a oggi si pagavano soltanto contravvenzioni. Con il decreto approvato ieri dal governo invece si rischia il carcere, fino a sei anni, considerando le aggravanti per azioni compiute da attività organizzate e all’interno di territori dove è stata dichiarata l’emergenza rifiuti. Come succede in Campania. Non è un caso. È infatti sull’emergenza campana che è stato varato ieri il decreto denominato proprio «Terra dei fuochi», così come sono state battezzate quelle zone concentrate fra Napoli e Caserta devastate dai rifiuti (spesso tossici) e da, appunto, i roghi appiccati a questi rifiuti. «Questo provvedimento è una risposta dello Stato senza precedenti», ha commentato il premier Enrico Letta illustrando il decreto che è stato presentato da ben cinque ministri del suo governo, a cominciare dal vicepremier e ministro dell’Interno Angelino Alfano, e poi dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, da quelli delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo, dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, della Coesione territoriale Carlo Trigilia. C’era anche il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, al Consiglio dei ministri di ieri, lui che questo decreto lo ha fortemente voluto e che alla fine lo finanzierà anche, visto che almeno all’inizio le risorse arrivano proprio dalla sua Regione. Il reato dei roghi di rifiuti è soltanto un tassello di un decreto che, fatto di nove articoli. è norma da subito e prevede la possibilità dell’uso dei militari in situazioni di emergenza. C’è anche l’estensione dell’obbligo di informazione sui terreni contaminati, quello già previsto dall’articolo 129 delle disposizioni di attuazione del Codice di procedura penale. Ovvero, in pratica: i magistrati avranno l’obbligo di informare le istituzioni centrali e locali se durante un’inchiesta verranno a sapere di un interramento di veleni, o di sversamento illegale, o altri episodi simili. «In tempi rapidi effettueremo il monitoraggio, l’indagine e la perimetrazione delle aree contaminate della Terra dei fuochi», ha commentato il ministro De Girolamo riferendosi ad un altro punto del decreto, quello che prevede l’istituzione di un comitato interministeriale e una commissione con il compito di individuare e potenziare azioni e interventi di monitoraggio e tutela da realizzarsi nell’area della regione Campania. «Dopo vent’anni di omertà e silenzi un ministro dell’Ambiente che agisce, finalmente si fa qualcosa per la Terra dei fuochi », così il regista Gabriele Muccino in un tweet dedicato al ministro Andrea Orlando che ha ringraziato cordialmente, ricordando che questo «era stato da subito il mio primo impegno appena nominato ministro». Nel decreto sono previste anche la classificazione dei suoli, le risorse per le bonifiche, l’accelerazione e la semplificazione degli interventi necessari. E insieme a questo il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato nuove norme per l’Ilva, in particolare per lo sblocco delle risorse sequestrate e per accelerare le procedure amministrative dei cantieri. Non solo per l’Ilva, ma per tutte le imprese di interesse strategico nazionale: nelle norme approvate dal governo ieri, oltre lo sblocco delle risorse sotto sequestro, c’è anche la sospensione delle sanzioni e la semplificazione degli iter autorizzativi per l’avvio dei cantieri. Provvedimento questo sull’Ilva che è stato fortemente criticato dai deputati delMovimento 5 Stelle: in una nota lo hanno definito «l’ennesimo regalo al commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi e ci preoccupa la volontà del governo di togliere di fatto le sanzioni sull’Ilva durante il commissariamento ». Critiche anche dal presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «La norma che contiene la sospensione delle sanzioni per le prescrizioni ambientali è assolutamente incostituzionale perché subordina in maniera inaccettabile la vita e la salute alla produzione ».