Elena Ceste scriveva ad un’amico: “Mio marito mi controlla”

elena ceste

Ciao Paolo, ieri ti ho mandato un messaggio veloce e ho dovuto chiudere subito, perché era tardi e perché cera mio marito… Comunque, scrivimi pure quando vuoi, che mi fa piacere”. Oppure: «Grazie per il complimento ma sono cambiata molto… Non ci sei più in chat, come mai? Sei controllato anche tu?…». E ancora: «Ciao sono controllata e quindi può essere che d’improvviso interrompo ». Marito geloso? «Non lo è mai stato, anzi mi vuole rottamare, ma da quando ho Facebook ogni tanto rompe». Sono questi alcuni dei clamorosi messaggi, che Giallo pubblica in esclusiva, che si sono scambiati da gennaio a giugno 2013 Elena Ceste, 37 anni, e il suo ex fidanzato Paolo Lanzilli, 39 anni. Come tutti ormai purtroppo sapete, di Elena, madre di 4 figli, si sono perse le tracce dallo scorso 24 gennaio, quando è scomparsa dalla sua casa di Motta di Costigliole mentre il marito Michele Buoninconti, 44 anni, era uscito per accompagnare i bambini a scuola.

TRE “AMICI SPECIALI” NELLA SUA VITA Giorno dopo giorno, questa misteriosa scomparsa si arricchisce di nuovi, sconvolgenti, particolari. Per esempio, gli inquirenti hanno appurato che, oltre al marito, nella vita di Elena cerano almeno tre “amici speciali”, che la donna aveva incontrato in diverse occasioni: un vecchio compagno di scuola, il padre di un compagno di classe del figlio e un amico di infanzia della donna. Nei casi del compagno di scuola e dell’amico di infanzia, Elena era entrata in contatto con loro attraverso Facebook. La donna, infatti, spesso la sera, o quando il marito Michele non c ’era, si collegava dal computer a internet. Ed è proprio su Facebook che Elena ha ritrovato anche Paolo Lanzilli, con il quale aveva avuto una relazione quando erano ragazzi, ai tempi delle superiori. Paolo ed Elena non si sono mai incontrati e, proprio per chiarire la propria posizione, Paolo ha deciso di mostrare a noi di Giallo, in esclusiva, i messaggi che si scambiava con Elena e che vedete pubblicati nelle prossime pagine. Dice Paolo Lanzilli: «Vedendo tutte le cose che stanno emergendo da questa vicenda, posso solo dire che mi dispiace che alla fine Elena non abbia voluto incontrarmi. Io le avevo chiesto di rivederci per ricordare insieme i vecchi tempi passati: avrei portato la mia famiglia e rivisto la sua senza problemi. Non c ’era assolutamente nulla di male. Adesso, davanti al quadro più completo di questa incredibile situazione, penso che lei avesse bisogno di un amico vero, qualcuno con cui confidarsi o a cui, magari, poter chiedere un consiglio. Mi è stato detto che il marito voleva parlarmi. Io sono disponibile: non ho nulla da nascondere.

Non c era alcuna malizia nelle nostre conversazioni e sono pronto, se lo vuole, a incontrarlo. Lui ha il mio numero: se crede, può chiamarmi quando vuole». Sembra però che Michele Buoninconti, 44 anni, vigile del fuoco in servizio ad Alba, non si sia ancora messo in contatto con lui. Forse, in questo momento, l’uomo ha troppe cose a cui pensare. Qualche giorno fa Michele è stato risentito dai carabinieri per ricostruire nei dettagli il giorno in cui Elena è scomparsa. Michele ha raccontato che quella mattina, quando, dopo aver accompagnato i figli a scuola, è tornato a casa intorno alle 8.48, si è accorto che Elena non c ’era più. A quel punto, però, non è andato subito dai carabinieri. Prima ha chiamato una vicina, Marilena Ceste, con cui però né lui né Elena hanno mai avuto alcun rapporto di confidenza. Ha detto Marilena Ceste, la vicina di casa: «Michele mi ha chiesto se sua moglie si trovasse a casa mia. Gli ho risposto di no e la domanda mi ha anche stupito. Perché mai Elena sarebbe dovuta venire da me? Si è poi presentato di persona. Mi ha chiesto aiuto e mi ha detto che in giardino aveva trovato gli occhiali e i vestiti della moglie, che ora stava brancolando per la campagna nuda e cieca come una talpa. Ha insistito perché andassi in chiesa a controllare se sua moglie fosse là. L’ho fatto, ma Elena non c era. Mentre la vicina si allontanava da casa, anche Michele è uscito. Ha preso la sua macchina e ha raggiunto l’abitazione dei genitori di Elena a Govone, a circa 12 chilometri di distanza. Prima di arrivare, ha telefonato ai vicini, che hanno raccontato: «Michele ci ha chiamati per sapere se avevamo visto la moglie. Gli abbiamo detto di no, ma dopo un po’ è comunque arrivato, tutto trafelato. E entrato in casa, ha acceso il riscaldamento ed è subito andato via». Per arrivare fino a lì, Michele Buoninconti può aver percorso solo due strade: entrambe passano sul fiume Tanaro. Per capire meglio dove potrebbe essere finita Elena, le abbiamo percorse anche noi di G iallo. La prima strada è più trafficata, mentre l’altra, che non è mai stata ancora battuta dalle forze dell’ordine impegnate nelle ricerche, presenta una diramazione proprio all’altezza del ponte sul fiume. Da lì si può imboccare una stradina sterrata, piuttosto nascosta, che porta a un ponte che sovrasta il corso d’acqua. Tutt’intorno c ’è solo boscaglia e notiamo subito le buche nel terreno e le decine di pozzi profondi e ormai in disuso sparsi qua e là, alcuni dei quali non sono mai stati censiti e ispezionati. È qui, tra questi pozzi o in queste acque, che si nasconde il corpo di Elena?

Nel frattempo, Michele Buoniconti ha dovuto chiarire con i carabinieri che lo hanno interrogato anche altre stranezze che emergono dai suoi racconti. La prima, riguarda una telefonata effettuata da Michele a Elena dopo che si era accorto della sua scomparsa. Michele ha sempre dichiarato di aver trovato il cellulare di Elena a casa: che senso avrebbe avuto, allora, telefonarle? Michele, interrogato, non si ricorda di quel dettaglio. Ha detto: «Non avrebbe avuto senso chiamarla. Appena sono entrato, quando mi sono reso conto che la casa era vuota, ho anche subito notato che mia moglie aveva lasciato sul tavolo tutte le sue cose, tra cui il telefonino: d’istinto l’ho preso e me lo sono messo in tasca. Anche quando sono uscito in macchina per cercarla ce l’avevo con me». Eppure, quella telefonata risulta dall’analisi delle telefonate e l’uomo non riesce a spiegarne il senso. Ma non è questa l’unica contraddizione di Michele. Come vi abbiamo detto poco sopra, la mattina della scomparsa di Elena, Michele Buoninconti è andato dalla sua vicina, Marilena Ceste, e le ha detto di aver trovato gli occhiali della moglie. Addirittura, l’uomo era preoccupato che lei andasse in giro “cieca come una talpa”. Eppure, agli inquirenti lui ha sempre dichiarato di aver trovato gli occhiali della donna in giardino, solo dopo essere tornato da Govone. Perché? Non solo: quelli trovati da Michele sono di sicuro gli ultimi occhiali posseduti da Elena. E allora, come avrebbe fatto la donna ad allontanarsi sulle proprie gambe, senza indossarli? Elena è molto miope, e chiunque lo sia sa che è impossibile orientarsi senza occhiali. Elena, dunque, si è allontanata o, forse, qualcuno a lei molto vicino, magari in un momento di rabbia, l’ha aiutata o spinta a farlo? Quel che è certo è che, sebbene ufficialmente non compaia nessun nome nel registro degli indagati, gli inquirenti ipotizzano il reato di istigazione al suicidio. Fonte: Settimanale Giallo di Stefano Marcuzzo

1 Comment

  1. bianca

    29 maggio 2014 at 10:38

    ma i figli quella mattina l’hanno vista o no???