Elena Ceste, Michele Buoninconti ha ucciso la moglie è questo che dicono i media e internet

Gruppi che fioriscono su Facebook come funghi, in una notte, contando in poche settimane oltre 13mila seguaci, e intitolati ad Elena Ceste, al suo caso e, quasi univocamente, dedicati ad alimentare un’ipotesi unidirezionale: Michele Buoninconti ha ucciso sua moglie. È il panorama restituito in queste settimane da Rete e social network: gli internauti sembrano avere già il loro colpevole, hanno già sbattuto il proprio mostro in prima pagina, infierendo con commenti al vetriolo, venati di rabbia repressa, in un susseguirsi di appellativi che vanno dal “bugiardo talebano” al più esplicito “assassino”. Ma la Giustizia e le indagini sono un’altra cosa. E l’Informazione obiettiva e neutrale anche. Perché “In dubio prò reo” non è uno slogan pubblicitario. A un mese dal ritrovamento dei resti di Elena Ceste, dopo nove mesi di ricerche, nel canale del rio Mersa, a circa due chilometri dalla sua abitazione di Costigliole d’Asti, con le indagini in corso e nessun indizio certo di colpevolezza, un uomo è già stato messo alla gogna da tanta parte dell’opinione pubblica. Ma dove sono gli indizi, dove le prove, dove gli elementi che convalidino questa sommaria sentenza di condanna nei confronti di Michele Buoninconti? A rispondere è YAvvocato Professor Natale Fusaro, docente di Criminologia all’Università La Sapienza di Roma.

Professor Fusaro, dopo il ritrovamento del corpo della Ceste e già prima che Michele Buoninconti venisse iscritto nel registro degli indagati, per l’opinione pubblica il marito della donna era il mostro. Secondo lei, allo stato dei fatti, esistono elementi probatori a sostegno di questa ipotesi? «Credo che, allo stato attuale, non esista alcun elemento utile per considerare il signor Buoninconti autore dell’omicidio ai danni della moglie, preso atto, soprattutto, del fatto che, dal punto di vista medico legale, non sussiste ancora alcuna certezza circa l’ipotesi omicidiaria, suicidiaria o accidentale. Tutto è affidato ai risultati definitivi della consulenza tecnica del medico legale e, prima di avanzare delle ipotesi, bisogna essere in possesso di dati certi e questi proverranno esclusivamente dall’esame dei resti cadaverici. Prima di avere una risposta certa in merito alla causa di morte, non si può assolutamente anticipare alcuna conclusione e non si può addossare alcuna responsabilità al signor Buoninconti». Dopo qualche giorno dal ritrovamento del cadavere della moglie, Michele Buoninconti viene iscritto nel registro degli indagati e per Vopinione pubblica questo è già un elemento di colpevolezza. Tuttavia, il Procuratore spiega questa decisione come un uatto dovuto”, addirittura a tutela del marito della donna.

È plausibile e perché? «Ritengo che la scelta operata dalla Procura, come ha sostenuto il Procuratore Capo, costituisca una forma di garanzia nei confronti del Signor Buoninconti. Bisogna far sapere all’opinione pubblica che l’idiscrizione nel registro degli indagati non costituisce necessariamente un atto d’accusa ma, come previsto dal codice, è il requisito necessario per lo svolgimento delle indagini nonché il presupposto per l’eventuale emissione dell’informazione di garanzia, atto quest’ultimo con il quale la Procura “informa”l’indagato che a suo carico si stanno svolgendo indagini. Nel lessico comune purtroppo si sente spesso parlare di “avviso di garanzia”, termine non compreso nel nostro Codice di Procedura Penale il quale evoca scenari inquisitori in contrasto con i principi del nostro processo che è invece ispirato al modello accusatorio. Nel caso concreto, al Buoninconti la Procura avrebbe potuto inviare un avviso in qualità di persona offesa, in quanto marito della Signora Ceste, finalizzato alla eventuale facoltà di nominare un consulente di parte per partecipare alle operazioni di consulenza disposte dalla Procura. Così non è stato, perché la Procura ha ritenuto di informarlo da subito che a suo carico si svolgono indagini sull’ipotesi di omicidio in danno della moglie, che allo stato è e rimane solo un ‘ipotesi. Tale scelta della Procura va vista con favore, poiché nella veste di indagato Buoninconti potrà avvalersi della facoltà di non rispondere, evitando che si verifichi quanto già avvenuto, viceversa, in altri casi».

elena-ceste-scomparsa-620x350Può fare qualche esempio? «Nell’ambito dell’omicidio di Melania Rea, il marito della vittima, Salvatore Parolisi, è stato ripetuta- mente sentito come persona informata sui fatti, pur essendo lo stesso di fatto sospettato. In tal modo, il signor Parolisi non si è potuto avvalere della facoltà di non rispondere, con la conseguenza che tutto ciò che ha riferito è stato poi usato contro di lui per sostenere l’accusa. Con tale stratagemma la Procura ha acquisito dichiarazioni indizianti che altrimenti non avrebbe potuto acquisire, ma tutto ciò è in aperto contrasto con i principi del processo accusatorio, che pone a carico dell’accusa l’onere di dimostrare la colpevolezza, garantendo all’inda- gato di potersi avvalere della facoltà di non rispondere. La scelta fatta dalla Procura può essere letta dunque come espressione di garanzia nei confronti del signor Buoninconti, il quale, nella condizione di indagato, può avvalersi della facoltà di non rispondere. Inoltre, l’opinione pubblica non deve pensare che una persona iscritta nel registro degli indagati sia automaticamente colpevole: è semplicemente un soggetto sul conto del quale sono in corso delle indagini, e queste possono anche chiudersi con un provvedimento di archiviazione; purtroppo oggi, dimenticandosi del fondamentale principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, si tende ad anticipare il giudizio alle prime fasi delle indagini, basando l’emissione di immotivati verdetti di colpevolezza che sono solo frutto di pregiudizi e di suggestioni basati su dati che non hanno nulla di obiettivo, e soprattutto su elementi indiziari iniziali che sono semplici porzioni di indizi e non prove, le quali si formano nel dibattimento e dunque nella fase del giudizio processuale successiva alle indagini». Buoninconti potrà anche nominare un proprio consulente.

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