Eisabetta Canalis vittima di Stalking: “Quell’uomo mi pedinava”

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Eilisabetta? Sei tu Elisabetta? Puoi aprirmi? Apri?». Una voce insistente. Poi il silenzio. «Mi stavo preparando per una cena quando ho realizzato che un uomo, che non conoscevo assolutamente, era dietro la mia porta. Da mesi qualcuno mi pedinava e lasciava messaggi senza senso nell’androne di casa. Avevo paura». La Canalis ripercorre gli attimi di una sera di cinque anni fa che non dimenticherà mai. «Il cuore batteva forte. Saliva 1 ansia, montava la rabbia. Tremavo, poi ho avuto un lampo di lucidità. “Sto chiamando la polizia!, ho gridato. Ed è bastato perché lui si dileguasse». Una pausa e riprende. «Sentirsi fragile ed esposta a casa propria, il luogo che dovrebbe essere il più sicuro, è insopportabile. Si sente tanto parlare di stalking ma, quando capita, capisci che cosa significhi la tensione continua, l’insicurezza, la paura di perdere la libertà. Di uscire, camminare, di vivere come ogni donna ha il diritto di fare». Era la prima volta che accadeva? Elisabetta scuote la testa di onde castane illuminate da fili più chiari. «Quando lavoravo alla trasmissione sportiva Controcampo, e poco più che ventenne tornavo a casa alluna di notte dopo la diretta, c’era un viavai di persone che mi attendeva. Fan, gente carina, ma c e ra anche chi stazionava dalle sette di sera. Sei ore fermi. Loro sono lì e tu ti domandi quale sia la molla che li spinge ad avere tanta pazienza». Cosa facevi? «Talvolta mi scortavano gli amici fino al portone, altre chiamavo la volante affinché venisse a controllare. Avevo timore di uscire da sola, persino di portare i miei cani a fare il giretto serale». Episodi fastidiosi, ma lo stalker che arriva fino alla porta e che, per fortuna, si ferma lì è davvero violenza gratuita. Come hai risolto? «Ho cambiato casa, trasfe rendomi in un palazzo più sicuro. E ho denunciato il caso. Ringrazierò per sempre il vicequestore di Milano Maria Josè Falcicchia e il questore, che sono riusciti a individuare e a neutralizzare quello stalker. Chi si comporta a quel modo di solito è un mitomane in cerca di attenzioni: perciò non ne ho voluto parlare quando è accaduto». Da allora, la svolta. «Non è stato immediato smettere di avere ansia ogni volta che camminavo per strada. Mi guardavo attorno, cambiavo marciapiedi se vedevo facce sospette. Ma non potevo andare avanti così. Volevo sentirmi più forte, imparare a difendermi. Ho pensato che la cosa che più si avvicinava a me fossero le arti marziali. Da un paio di anni ho scoperto il Krav Maga, un sistema di combattimento a distanza ravvicinata. È autodifesa, ma anche attacco, e lavora sulle reazioni immediate. Spiazzi chi hai di fronte con la tua velocità. Devi saper neutralizzare e divincolarti ». I risultati sono evidenti: Elisabetta è scolpita, ha addominali ben disegnati e un fisico affusolato. «Ma soprattutto non ho più preoccupazioni se esco da sola. E quando vedo qualcuno che non mi piace lo fisso negli occhi. Krav Maga è uno sport completo, modella corpo e fortifica l’anima. Dà una consapevolezza diversa, lo consiglio a tutte le donne». Spesso indifese e inermi di fronte alla violenza, verbale e non… «In quel caso io dico: denunciate, fatelo subito. Essere minacciate non è normale. Ma, soprattutto, non lo è quando a farlo è qualcuno di molto vicino, come un compagno, un marito. Bisogna segnalarlo immediatamente, perché spesso è troppo tardi». Elisabetta ha il piglio della combattente e lo sguardo da tenera. Mai subito i tuoi fidanzati? Inizia a ridere. «Macché! Sono loro che dovevano mettersi al riparo da me. Ero gelosissima e spesso prendevo fuoco per piccolezze che mi sembravano enormità». Ora? «Sono diventata netta nel tagliare se qualcosa non va. Niente strascichi. Adesso so che cosa mi rende serena, felice». Hai fatto un percorso di analisi? «Per un pochino. Solo per conoscermi meglio, per capire le mie debolezze». In che senso? «Per molto tempo ho confuso l’amore con l’indifferenza. Pensavo che l’apertura, l’esplicitare i propri sentimenti nei confronti di una donna, fosse una forma di debolezza». Del tipo: niente frasi mielose, meglio un macho dal cuore ruvido che non chiede mai? «Immagino che nella vita di una donna sia facile incappare in uno str… Ma sono cresciuta, ho impiegato tempo, e ora so che chi parla d amore, chi lo manifesta e non ha paura di confrontarsi con i sentimenti, ha sicurezza in se stesso. E tutto ciò che dice, i suoi intenti, sono spesso seguiti dai fatti». Accanto a te c’è un nuovo uomo: Brian Perri, classe 1967, chirurgo al Cedars-Sinai di Los Angeles. Elisabetta sorride dolcemente. «È una storia fresca. Stiamo molto bene. Non sono mai stata serena come lo sono oggi». Ti abbiamo vista allo stadio di San Siro con lui mentre esultavi dopo il gol deirinter nel derby. Poi siete volati in Sardegna, dai tuoi genitori, per le feste. Su Internet si legge di una tua voglia di maternità. Fino a poco fa dicevi di sentirti appagata dai tuoi cani, Piero e Mia. È cambiato qualcosa? «Non ho mai avuto l’ansia di avere figli, non penso sia una tappa obbligata per la realizzazione di una donna. Un tempo non ci pensavo, oggi dico che, se Dio vorrà, mi piacerebbe diventare madre. L’istinto materno, che molte donne hanno già a 15 anni, mi verrà quando avrò un bimbo tra le braccia. Adesso ho più coscienza di un tempo, nel lavoro mi sento appagata e ciò che dovevo dimostrare l’ho fatto. Quindi, avrei più tempo da dedicare a un figlio». Ti vediamo in Tv con Zelig 1 accanto a Davide Paniate e Katia Follesa. «Mi diverto. Ho lavorato spesso con i comici e questo mi permette di tirare fuori il mio lato autoironico, l’essere alla mano e la spontaneità». Per fortuna, pensavamo alla solita bonazza accanto alla simpaticona bionda… «Il ruolo della bellona l’ho lasciato alle spalle da anni. E poi, quale bonazza! Mi trovo carina e tante mattine mi vedo miracolata dal trucco».