Effetto Draghi, spread a 140 S&P conferma i voti sull’Italia

L’effetto Draghi elettrizza i mercati in una giornata in cui per l’Italia arriva la conferma del giudizio negativo dell’agenzia di rating Standard & Poor’s che tuttavia fa una apertura di credito al governo di Matteo Renzi. «Le sue intenzioni sono incoraggianti» afferma. All’indomani delle decisioni della Bce, annunciate dal suo presidente Mario Draghi, che ha tagliato i tassi al minimo storico, portando quelli passivi sui depositi delle banche addirittura in negativo, e ha varato un grande piano di finanziamenti alle banche per combattere la bassa inflazione e per sostenere la crescita, le Borse europee hanno chiuso tutte in attivo e i rendimenti dei titoli pubblici dei Paesi dell’euro sono calati sensibilmente. Lo spread tra i Btp decennali e i Bund di uguale durata è sceso sotto i 140 punti ( il giorno prima era a quota 153), ai livelli di aprile 2011, prima che esplodesse il terremoto sul debito sovrano con i l tasso dei titoli in caduta al 2,76%, al minimo storico. In ampia flessione anche i tassi spagnoli e quelli francesi che hanno ridotto il differenziale con Berlino a 33 punti base Anche il rialzo dei listini fa notizia: hanno influito le misure della Bce e anche il miglioramento dell’occupazione negli Usa, dove in maggio sono stati creati 217 mila nuovi posti di lavoro, fa correre Wall Street. Piazza Affari, per il secondo giorno consecutivo, ha messo a segno un guadagno dell’1,54% chiudendo a 22.290 punti, ai massimi da tre anni. La Borsa migliore è stata Madrid con un guadagno dell’1,73%, seguita da Parigi in rialzo dello 0,71%, Londra dello 0,66% e Francoforte dello 0,40%. Quanto all’euro, fermo a 1,36 dollari, il movimento al ribasso sull’onda degli annunci di Draghi è stato ieri frenato dalle dichiarazioni del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che pur sostenendo le decisioni prese, ha raffreddato le aspettative di ulteriori misure dopo quelle di giovedì. Il positivo mood dei mercati, innescato dalle misure della Bce ieri è stato in parte ridimensionato, per quel che riguarda il nostro paese, dalle analisi di Standard & Poor’s. «La crescita dell’Italia è troppo lenta e mette a rischio la tenuta dei conti pubblici », hanno in sostanza affermato gli economisti di S&P per confermare il rating «BBB» sul debito sovrano dell’Italia e per lasciare immutato il quadro negativo delle previsioni economiche. «L’outlook resta negativo» dunque anche se le intenzioni del governo guidato da Matteo Renzi, indicate nel Def (Documento di economia e finanza) sono «incoraggianti». S&P rinvia quindi all’autunno il suo test: «È troppo presto per valutare quanta parte del programma l’esecutivo sarà in grado di completare e in quanto tempo», concludono gli economisti dell’agenzia che si attende per i prossimi anni deficit più elevati di quelli previsti dallo stesso governo e che comunque ieri è stata meno severa nei confronti di altri paesi. Come l’Irlanda, promossa ad «A-» da «BBB+» con buone possibilità di un ulteriore avanzamento tra due anni. Sempre ieri un’altra agenzia, Fitch, ha rivisto al rialzo l’outlook sul merito di credito dell’Italia da «negativo» a «stabile» confermando il rating a «BBB+». Secondo l’agenzia, con la recessione che si avvia a conclusione, le condizioni di finanziamento dell’Italia — ma su questo anche S&P concorda — sono migliorate. Bisogna insomma aspettare per vedere se Renzi riuscirà a riportare l’Italia in A, nel rating dei paesi migliori. Nel frattempo si potranno anche vedere i primi effetti delle misure della Bce, sia dell’abbassamento dei tassi, sia della Tltro, cioè dell’operazione di finanziamento agevolato alle banche finalizzato alla concessione di credito all’economia. «Quella di Draghi è la mossa decisiva per rilanciare l’economia reale anche nell’Eurozona», ha commentato ieri l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina.«Anche perché — ha aggiunto — non è una manovra solo di carattere finanziario ma può aver impatti sul tasso di cambio. L’Italia può essere favorita da queste manovre, credo che sia veramente quello di cui c’era bisogno». Sulle decisioni della Bce, si è soffermata l’analisi della terza agenzia di rating, Moody’s, che aggiornerà il suo giudizio sull’Italia la prossima settimana. «L’impatto economico e sul credito delle misure annunciate giovedì sarà probabilmente minimo, ma la Bce ha dimostrato il suo impegno a fornire differenti forme di ulteriore stimolo monetario se sarà necessario».