Effetto Chrysler, Fiat in rialzo del 16,4%

marchionne

Fiat vola in Borsa dopo l’accordo con Veba, il fondo sanitario del sindacato auto Usa, per acquisire il restante 41,5% e salire al 100% in Chrysler: il titolo del Lingotto ieri ha fatto un balzo in Piazza Affari del 16,4% tra scambi elevati. Un rialzo significativo anche perché porta la capitalizzazione di Fiat a 8,6 miliardi di euro, cifra che si confronta con i 7,6 miliardi che rappresentano il valore attribuito a Chrysler dalla perizia finalizzata all’offerta pubblica. Una svolta che, in una lettera inviata a tutti i dipendenti del gruppo, il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne definiscono «un momento epocale nella storia» di Fiat e Chrysler, che danno ora vita «a un costruttore di auto mondiale, tra i leader del settore». «L’emozione con cui scriviamo questa lettera è quella di chi negli ultimi quattro anni e mezzo ha lavorato per coltivare un grande sogno di integrazione industriale e culturale e oggi lo vede realizzato. È la stessa emozione che accomuna trecentomila persone nel mondo, protagoniste di questa giornata storica». L’accordo con Veba, viene sottolineato, «permette l’unione fra le due società anche dal punto di vista finanziario e tecnico». Sotto il profilo industriale l’integrazione è invece già una realtà. Il passo,che porterà nelle casse di Veba in tutto circa 4,3 miliardi di dollari, con un esborso cash di Fiat pari a 1,75 miliardi, è stato definito da Robert Naftaly, presidente del comitato che guida il fondo, come il «miglior risultato possibile»: «L’intesa è nel miglior interesse per i pensionati e le loro famiglie, per le quali il fondo offre servizi vitali di sanità». L’operazione, nella quale Lazard è stata advisor unico di Fiat, viene guardata da alcuni analisti internazionali (e dal «Wall Street Journal») con cautela in ragione della sostenibilità del debito complessivo, mentre è stata giudicata al momento neutrale sul rating del Lingotto da parte di Fitch: l’agenzia considera positivamente i termini dell’accordo sottolineando che l’esborso cash limitato contiene il peso dell’acquisizione sul profilo finanziario di Torino, che non deve ricorrere a una ricapitalizzazione. E se mercoledì, quando è stata annunciata in serata l’operazione, i commenti a caldo sono stati limitati, ieri Fiat-Chrysler è stata al centro del dibattito sindacale e politico. Soprattutto in relazione ai possibili riflessi domestici (ieri sono stati diffusi i dati sulle immatricolazioni di auto nuove in Italia: il mercato registra in dicembre un incremento dell’1,4% ma nell’intero 2013 accusa una flessione del 7%; il gruppo Fiat riporta un calo del 2,6% nell’ultimo mese e annuale del 9,9%). Secondo Susanna Camusso, leader della Cgil, «dopo questo importante passaggio che definisce l’assetto proprietario è indispensabile che Fiat dica cosa intende fare nel nostro Paese, come gli stabilimenti italiani possano trovare la loro collocazione produttiva nel gruppo, così come auspichiamo che la direzione dell’impresa resti italiana». E da parte della Fiom si chiede che il «governo convochi ora tutte le parti ». Un appello rivolto in primo luogo al ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, che ieri ha definito la notizia dell’accordo «molto positiva »: «Mi sono congratulato con Marchionne». E ha aggiunto che il governo «è pronto a supportare le strategie di crescita e occupazione di questa grande multinazionale dell’auto che si è venuta a creare». Certo delle «positive ripercussioni sugli stabilimenti Fiat in Italia e per tutto il sistema-Paese» è Raffaele Bonanni della Cisl, il quale si sofferma sul fatto che «se oggi Fiat è un vero gruppo globale è anche merito nostro». Gli fa eco Luigi Angeletti della Uil: «Le prospettive che si aprono ora sono positive anche per gli stabilimenti italiani». Applaudono infine all’accordo Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, e l’Unione industriale di Torino.