Ecco la proposta di Berlusconi e Renzi

Riforma elettorale: Renzi tenta l?intesa con Berlusconi

Due ore e mezzo di incontro al Nazareno e poi l’annuncio di Matteo Renzi, ripetuto più volte: «C’è profonda sintonia ». Forza Italia e Partito democratico sembrano aver trovato una prima quadra sulla legge elettorale. Da Palazzo Chigi si fa trasparire soddisfazione per la «buona direzione» intrapresa: «È fondamentale che già prima delle elezioni europee si arrivi ad avere una nuova legge elettorale e le prime due letture della riforma costituzionale del titolo quinto e del bicameralismo paritario». Una prospettiva, quella delle riforme, che sembra allontanare, di fatto, l’eventualità di elezioni nella primavera di quest’anno. Anche se, su un altro fronte, arriva subito lo stop di Angelino Alfano. Che avverte: «Nessuna legge elettorale si farà senza o contro di noi». L’auto blu di Silvio Berlusconi e Gianni Letta fa il suo ingresso in una blindatissima via S. Andrea delle Fratte alle 16. Molti i curiosi e i cronisti e c’è anche qualche sparuto contestatore. Tra i quali un lanciatore di uova con buona mira, che colpisce l’auto di Berlusconi sulla fiancata posteriore destra. Poi l’ingresso. Ad attendere il Cavaliere c’è Lorenzo Guerini, braccio destro di Matteo Renzi. Un saluto con la mano ai ragazzi di Youdem e poi Berlusconi, faccia seria, sale verso il secondo piano. Passa di fronte al quadro di Berlinguer in segreteria ed entra nella stanza del segretario, sotto la foto di Che Guevara e Fidel Castro che giocano a golf, e al ritratto di Robert Kennedy. All’uscita, Renzi ci mette subito la faccia, con una rapida conferenza stampa nella quale annuncia la «profonda sintonia tra le proposte uscite alle primarie del Pd e quelle di Silvio Berlusconi su tre temi»: riforma del Titolo V, trasformazione del Senato in Camera delle autonomie e legge elettorale. Sul primo punto, parla anche di eliminazione dei rimborsi ai gruppi regionali e riduzione delle indennità. Sul secondo, spiega che sarà la fine del bipolarismo perfetto, con la nascita di una Camera delle autonomie che non voterà la fiducia del governo, senza indennità né elezioni dirette per i rappresentanti. Infine, il punto chiave. Sul quale Renzi non si sbilancia, lasciando aperta la strada alla trattativa con il Nuovo centrodestra. L’intesa è su «una legge che favorisca il bipolarismo, la governabilità ed elimini il potere di ricatto dei partiti più piccoli ». Niente di più preciso, anche perché la clausola successiva non è solo di stile: «Abbiamo condiviso l’apertura ad altre forze politiche». Renzi spiega che i testi usciti dall’accordo saranno presentati alla Direzione di domani e votati. Pochi istanti dopo la fine dell’incontro, ecco la nota di Berlusconi, seguita da un videomessaggio. Nella nota, il Cavaliere spiega di aver «garantito» l’appoggio di Forza Italia alle riforme costituzionali, prendendo atto «della correzione di rotta» del Pd e fermo restando le «critiche» al governo e la speranza di tornare presto al voto. Accordo anche su una legge elettorale «che speriamo largamente condivisa» e «che porti al consolidamento dei grandi partiti nel quadro di una semplificazione del sistema politico». Ma Forza Italia e Partito democratico devono fare i conti con un Nuovo centrodestra che ha paura di essere schiacciato. È il timore di Alfano. Che dice: «Se l’accordo tra Renzi e Berlusconi è su liste bloccate, lo dicano chiaramente senza girarci intorno ». E ancora: «Noi siamo contro il Parlamento dei nominati, non ci propongano liste bloccate piccole o grandi». Conclusione: «È inutile che ci inducano, per legge, a tornare all’ovile perché noi non torniamo indietro! Per noi la scelta è compiuta». Insomma, l’accordo non c’è ancora e la giornata di oggi sarà decisiva per capire se domani Renzi potrà presentarsi in Direzione con in mano un testo con un’ampia condivisione o con un testo approvato solo da Forza Italia. Intanto nel Pd si fa sentire qualche voce critica. Cesare Damiano scrive: «Avrei voluto sentir dire da Renzi che nell’accordo con Berlusconi si prevede anche di restituire ai cittadini le preferenze». Particolarmente critici i bersaniani: «Da Renzi e Berlusconi arriva un miniporcellum. Con l’enorme nodo non sciolto delle liste bloccate»