Domnica al giudice «Sì è vero, Schettino era ilmio amante»

Ha cercato di nasconderla a tutti i costi quella relazione pericolosa con il comandante Schettino, Domnica Cemortan, rischiando d’essere incriminata (lei che al processo Concordia è parte civile) per reticenza. E per quindici minuti, che poi definirà i più drammatici della sua vita («Sono morta per la seconda volta»), la ballerina moldava non ha voluto svelare se fosse mai stata l’amante di Francesco Schettino. Domanda fatidica, scandalosa forse, ma pertinente come ha ricordato in aula il presidente Giovanni Puliatti, che ha dovuto sollecitare più volte la testimone a dare una risposta. Prima cercando di farle capire (tramite interprete) che con il suo comportamento sarebbe finita sott’accusa, poi sospendendo per alcuni minuti il processo e concedendo a Domnica una «pausa di riflessione ». Quando l’udienza è ripresa la ballerina 27enne ha cercato ancora di dribblare la domanda. «Ero la sua preferita, ma dopo l’incidente non ci siamo più visti», ha specificato. Poi ha detto di non capire. E alla fine, quando il quesito è stato riformulato in un più diretto «lei ha mai avuto una storia d’amore con Schettino?», si è arresa: «Sì ho avuto una relazione sentimentale», ha ammesso mentre l’ex comandante della Concordia, anche lui in aula, ha scosso la testa e alzato le mani. Se non ci fossero quelle 32 vittime, e un imputato che rischia una condanna pesantissima, ci sarebbe quasi da sor r idere a raccontare l’udienza di ieri, la più rosa del processo della Concordia. E invece anche dietro l’ammissione della Cemortan, la notte del naufragio in plancia di comando, si nasconde un pezzo drammatico del naufragio. E chissà, forse anche qualche frammento di verità. Nel racconto di Domnica si sono uniti dramma e paradosso. La moldava ha ricordato che durante la cena, poco prima del fatale passaggio davanti al Giglio, Schettino le ha fatto uno scherzo: «Mi ha detto che i suoi ufficiali lo avevano chiamato per rallentare la nave perché io dovevo finire il dessert». E poi, spiegando il suo ingresso sulla nave senza biglietto, la Cemortan ha commentato alla traduttrice con ironia: «Quando sei l’amante di qualcuno non ti chiedono il biglietto». In mattinata Ciro Onorato, il primo maître della nave, aveva raccontato nuovi particolari sul naufragio: «Presi dal panico alcuni passeggeri aggredirono e picchiarono dei membri del l ’equipaggio». E su Schettino ha ricordato che il comandante lo aveva fatto chiamare con l’altoparlante, tra fischi e sirene di emergenza, sul ponte di comando per dirgli: «Stammi vicino, non mi abbandonare». Un uomo, il comandante, che sembrava anche lui alla deriva. Un altro maître, Antonello Tievoli, ha poi rivelato che fu lui a chiedere a Schettino di fare il «saluto» al Giglio. L’udienza si è chiusa con la testimonianza dell’ex comandante della Costa in pensione Mario Palombo con il quale Schettino parlò prima del passaggio davanti all’isola e che conosceva da tempo. E anche da lui sono arrivare critiche a Schettino definito un uomo che scaricava le responsabi l i tà sugl i al tri : «Quella sera gli dissi che non c’era motivo di fare il passaggio al Giglio, era inverno e sull’isola non c’era nessuno. Lo consigliai di allontanarsi e di fare un giro al largo».