Detrazioni sulla casa e cuneo fiscale Bonus di 200 euro fino a 30mila euro

Cuneo, casa e crescita. Su questi tre concetti la legge di Stabilità, che in questi giorni è in commissione al Senato, verrà sostanzialmente riscritta. Per il cuneo, sul quale tuttavia il governo aveva lasciato mano libera al Parlamento e parti sociali, si sta andando verso un abbassamento della platea sotto i 30 mila euro lordi di reddito. In soldoni significa 200 euro netti all’anno in più in busta paga da erogare probabilmente in un’unica rata. Per il nuovo regime fiscale per la casa, che tutta la maggioranza vuol rendere più semplice, si profilano detrazioni obbligatorie sulla Tasi per le famiglie in base al reddito e al numero dei componenti. Questa modifica – «la prima che faremo» – è stata annunciata dal ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta. Prima casa, detrazioni di nuovo obbligatorie Il terzo punto, la crescita, è quello nuovo, rafforzato dai dati non proprio entusiasmanti dell’Istat che riducono dall’1,1% allo 0,7% le stime del governo sull’aumento del Pil nel 2014. «Una vera doccia fredda – ha affermato il relatore Pd al Senato Giorgio Santini – se dovesse aver ragione l’Istat, i conti sono destinati a saltare, ecco perché dobbiamo irrobustire al massimo i capitoli sullo sviluppo». E come? Le proposte non mancano. Santini, per recuperare 2 miliardi di euro, lancia l’ipotesi di Btp «ad hoc per finanziare il credito di imposta sulla ricerca », una revisione della Tobin Tax, e la «deducibilità dei capannoni, cioè i beni strumentali per le imprese». Il collega Antonio D’Alì, relatore anche lui ma per il Pdl, punta alla «semplificazione» della service tax per la casa e a un freno per l’aumento concesso ai Comuni. E annuncia nei prossimi giorni una «proposta hard» per ridurre la spesa. Il lavoro di coordinamento tra le istanze parlamentari e la compatibilità economica è garantito dai viceministri al Tesoro Stefano Fassina e Luigi Casero. «È in corso una discussione preliminare – dice Fassina – ma sicuramente verranno rivisti il cuneo e la service tax sulla casa e rafforzato il capitolo investimenti». Per l’economista Pd, a cui il premier Enrico Letta ha delegato la regia per la legge di Stabilità, ci saranno anche «interventi per rimodulare la deindicizzazione delle pensioni e «massimo impegno per evitare l’aumento dei contributi previdenziali ai lavoratori delle partite Iva». Sulle proposte lanciate dal segretario del Pd Guglielmo Epifani in una intervista a La Stampa – la cosiddetta Google Tax e un aumento delle imposte sulle rendite finanziare – è lo stesso Fassina a frenare: imporre ai giganti del web una piattaforma Iva italiana avrebbe serie incompatibilità con le norme comunitarie mentre sulle rendite è il governo (leggi Saccomanni, ndr) a non essere d’accordo temendo ripercussioni del mercato internazionale sulle aste dei titoli di Stato. Con Casero (Pdl) sono giorni di grande lavoro e non sono esclusi incontri con il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta, il vero regista della politica economica dei berlusconiani. Dopo l’aumento, la riforma dell’Iva Che ieri non ha mancato, nel suo quotidiano mattinale, di prendere come al solito di mira il ministro Fabrizio Saccomanni. Questa volta il gioco è stato facile. Partendo dai dati Istat sul Pil per il 2014, Brunetta si è chiesto come mai nella legge di stabilità manchi del tutto la parte sviluppo. E così avanti con tutte le proposte sviluppiste made in Pdl finite nel cassetto. Come il riscatto delle case popolari Iacp e dei Comuni da parte degli inquilini, come il rilancio della filiera del turismo, degli impianti sportivi multifunzionali, la riforma dell’Iva, la messa in sicurezza del territorio «magari attraverso moderne forme assicurative sulle calamità naturali». Nonostante il taglio critico dell’impianto propositivo made in Brunetta, Fabrizio Cicchitto (Pdl) presidente della commissione Esteri della Camera, esclude qualsiasi intento di far cadere il governo. «Sono solo proposte di modifiche molte delle quali condivisibili come quelle indicate dal senatore Maurizio Sacconi per contenere la capacità impositiva dei Comuni sugli immobili e una revisione delle misure sul cuneo fiscale». Cicchitto, ormai rubricato come colomba nello scontro all’interno del Pdl, lancia anche altre idee di intervento come l’accelerazione sul disegno di legge svuota-province e un «forte ridimensionamento delle aziende comunali e regionali che sono una delle valvole di scarico della sinistra». In attesa della famosa cabina di regia chiesta da Brunetta per cercare un punto di caduta su tutte le partite aperte e in via di miglioramento della Legge di stabilità – senza modificare i saldi per non rischiare di sforare la soglia del 3% nel rapporto tra deficit e Pil – le forze politiche che sostengono l’esecutivo sono impegnate nell’analisi e nella proposta degli emendamenti il cui termine di presentazione al Senato scade giovedì mattina alle 8,30. La commissione Bilancio concluderà l’esame in sede referente entro venerdì 15 novembre e la discussione in aula dovrebbe partire nel pomeriggio di lunedì 18 novembre. La riscossione diretta da parte dei comuni Certezze non ce ne sono. E’ lo stesso Giorgio Santini ad ammettere che «al momento è tutto per aria» e, per usare una delle sue formule quando faceva il sindacalista per la Cisl impegnato nelle dure trattative per il rinnovo di qualche contratto, «direi che i tempi sono lunghi». E’ sempre la casa a tenere banco nelle «discussioni preliminari» di questi giorni. Sia Santini che Fassina riconoscono che l’attuale formulazione è troppo macchinosa e dai conti che non sempre tornano. Ma è Renato Brunetta che ne fa una questione di principio su «accordi politici non rispettati». Mettendo ancora una volta nel mirino il Saccomanni. «Come possono confermare il presidente del Consiglio, Enrico Letta, e il sottosegretario Pierpaolo Baretta – sostiene – l’impegno era a implementare pienamente, in via preliminare, il Federalismo fiscale, come approvato nella scorsa legislatura dalla Commissione bicamerale sul Federalismo, quello demaniale; fabbisogni standard per Comuni e Province; costi standard in sanità; armonizzazione dei bilanci degli Enti Locali; inventario di fine mandato ». E a trarre, poi, dal Federalismo Fiscale il modello di Imu “federale”, da chiamare Service Tax. Per l’economista pidiellino alla fine di questo percorso l’impianto di riforma impositiva sugli immobili avrebbe dovuto avere le seguenti caratteristiche: esclusione della prima casa; riscossione diretta da parte dei Comuni; cancellazione della componente immobiliare di Irpef e relative addizionali; con riferimento alla tassazione dei servizi indivisibili, eliminazione della maggiorazione di 0,30 centesimi per metro quadro. «Negli accordi ci si riservava, altresì – continua Brunetta – di valutare l’ipotesi che per l’introduzione della Service Tax si prevedesse un periodo di implementazione sperimentale di 2 anni». «Non sembra che quello che è venuto fuori dalla fervida mente del ministro Saccomanni – conclude Brunetta – nella Legge di stabilità presentata al Parlamento rispetti gli impegni di agosto». L’indicizzazione delle pensioni Anche sulle pensioni sicuramente cambierà qualcosa. «Le norme relative all’indicizzazione delle pensioni vanno modificate perché sono inique, non si può ancora mortificare il potere d’acquisto dei pensionati che, tra l’altro, sono la stampella di molte giovani famiglie – afferma il parlamentare Pd Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Lavoro – Per quanto riguarda gli esodati, la “salvaguardia” di 6 mila lavoratori nella leg ge di Stabilità non risolve il problema che andrebbe affrontato anche con l’introduzione della flessibilità in uscita dal lavoro». Il terzo argomento che va rivisto – dice Damiano in sintonia con Fassina – è quello delle partite Iva autentiche alle quali va congelato l’aumento dei contributi previdenziali previsto nel 2014.