De Girolamo: Oggi la versione di Nunzia È sua la velina al Tg5

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di Vincenzo Iurillo e Marco Lillo Benevento Oggi il ministro Nunzia De Girolamo dovrà fornire la sua versione sulle parole in libertà, pronunciate da lei stessa nel luglio del 2012 a casa del padre. Ultimamente il passaggio parlamentare si trasforma in una sorta di autodafé al contrario. Nessuna confessione ma una celebrazione con fiducia inclusa. Il ministro sfoggia il meglio del suo repertorio oratorio e il Parlamento assolve tutto e tutti, in primis se stesso che sostiene il governo. Così è accaduto nel caso Alfano-Shalabayeva e in quello Cancellieri-Ligresti. Il file del colloquio sarà acquisito dai pm La situazione del ministro De Girolamo però sembra diversa e lo si comprende dalla mossa disperata dell’invio alla redazione del Tg5 del cd audio contenente la parte a lei favorevole di un suo colloquio del novembre 2012 con Felice Pisapia, il manager della Asl che la incontrò e registrò più volte. Non è chiaro ancora se sia stata lei a registrare quel file. Certo però, se davvero avesse scelto di lottare nel fango con il suo grande accusatore con gli stessi mezzi (registratore nascosto contro registratore nascosto, audio contro audio) questa sarebbe l’ennesi – ma prova della sua debolezza. L’audio, si è appreso ieri, sarà acquisto dal pm Giovanni Tartaglia Polcini presso la redazione del Tg5 . Sarà interessante vedere se la Procura convocherà il ministro per accertare come sia stato registrato, tagliato e consegnato quel file. Se fosse provato, come affermato ieri da Michele Santoro a Servizio Pubblico , che è stato l’avvocato di De Girolamo a consegnare l’audio al Tg5 si arriverebbe al paradosso di una registrazione che viene definita dai giornali “illega – le” o “abusiva” se consegnata dal difensore di Pisapia. Mentre diventa la prova regina dell’in – nocenza e del complotto se la fornisce il legale del ministro. Tutti i punti oscuri da chiarire Oggi De Girolamo cercherà di spostare l’attenzione sulle parole di Pisapia, ma dovrebbe rispondere delle sue, in particolare di quelle dette quando non pensava di essere registrata e non parlava come una santarellina. Le registrazioni effettuate di nascosto nel luglio del 2012, pubblicate sul sito del Fatto , ‘prendono in castagna’ la De Girolamo su quattro questioni. La prima è la ‘gara bypassata’ per le ambulanze del 118. Un appalto triennale da 9-12 milioni per un servizio che il ministro voleva affidare direttamente. Nunzia chiede come sia possibile raggiungere quel risultato nella riunione del 23 luglio 2012 a tre manager della Asl (il direttore generale Michele Rossi, il direttore sanitario Mino Ventucci e il direttore amministrativo Felice Pisapia) quando Pisapia si oppone, lei sbotta: “Tu non la vuoi fare! Non è Michele (Rossi, il dg a lei fedelissimo, ndr) tu trovi (…) queste cazzo di carte”. La società Modisan e la campagna pro-Pdl Centrale il ruolo di Giacomo Papa, oggi vice capogabinetto del ministro che insieme a Luigi Barone (oggi curatore del portale web del ministero) enuncia la strategia per arrivare al risultato di “bypassare la gara”. Con la scusa della partenza a breve del Dipartimento integrato di emergenza, spiega, si può fare la proroga senza gara a chi svolge il servizio attualmente: la società Modisan, proprio quella che secondo Pisapia aveva sponsorizzato la campagna elettorale per il congresso del Pdl di Benevento nel quale aveva trionfato Nunzia. Secondo le dichiarazioni di Pisapia, sempre in quella riunione gli fu chiesto di consegnare la bozza del capitolato della gara in preparazione a casa dell’avvocato Papa. Quando poi la ‘gara’ d’urgenza finalmente si svolge nel marzo 2013, vince proprio Modisan, come previsto in tempi non sospetti da un altro manager ‘dissidente’, Arnaldo Falato, in una denuncia profetica al pm. Dopo tutto questo lavorio del direttorio, però Modisan a sorpresa rifiuta. “Probabilmente avevano saputo della mia denuncia”, dice oggi Falato. La multa da non far pagare al negozio di bufale Il secondo episodio riguarda le manovre per non far pagare la multa della Asl a un negozio di mozzarelle di un amico del ministro. In questo caso è Luigi Barone a chiedere un intervento dei manager ma il ministro non si oppone allo sconcio al quale assiste. Il terzo episodio riguarda l’allocazione di un presidio sanitario per i malati di mente. Il sindaco di Airola voleva fosse aperto nel suo paese e la discussione dell’allora coordinatore del Pdl con i suoi collaboratori è un piccolo manuale di politica clientelare: De Girolamo nomina una mezza dozzina di sindaci sfogliando la margherita per decidere a chi dare il privilegio. I malati di mente che dovrebbero usufruire del servizio non sono al centro dei suoi pensieri. Nemmeno i sindaci del suo partito. C’è solo il suo tornaconto elettorale. Quando il suo collaboratore Barone propone: “Se i nostri sindaci non sono interessati si fa ad Airola o a Forchia”. Lei ribatte: “No, preferisco darlo a un sindaco del Pd che poi ci vado a chiedere 100 voti!”. La questione più grave, anche se meno rilevante economicamente del 118, è quella scoperta dal Fatto : l’ormai famigerato bar dello zio del ministro. Nunzia De Girolamo dice al direttore generale dell’Asl Michele Rossi: “Miché manda i controlli all’ospedale Fatebenefratelli e vaffanculo”. Il deputato però non si ferma qui e spiega il ‘m ovente’ della sua pressione Facciamogli capire che un minimo di comando ce l’abbiamo (…) così si impara il direttore dell’ospedale Giovanni Carrozza” e poi “se fra Pietro sa che c’è un problema di controllo al Fatebenefratelli dà l’ok”. Cosa sia l’ok lo spiega dopo: “Se tu gli crei un problema di controllo devi vedere fra Pietro (Cicinelli, presidente della Provincia Religiosa del Fatebenefratelli) come gli dice a Carrozza: “A ccelera e fagli il 700”, cioè la procedura legale di urgenza contro il gestore del bar rivale, il cui contratto era scaduto. Un anno e due mesi dopo fra Pietro firma il contratto di affitto del bar alla cugina di Nunzia. La deputata ha abusato del suo potere? Quando parla di ‘accelerare’ grazie ai controlli, De Girolamo è un pubblico ufficiale, in qualità di deputato del Pdl di Benevento. Le domande che si stanno ponendo gli investigatori sono due: Nunzia De Girolamo ha abusato della sua qualità parlamentare? Ha indotto il Fatebenefratelli a dare indebitamente allo zio l’affitto del bar? Se la risposta fosse positiva potrebbe scattare l’iscrizione nel registro degli indagati per l’articolo 319 quater: induzione indebita a dare o promettere utilità. Domande difficili alle quali dovrà rispondere il pm Giovanni Tartaglia Polcini. I parlamentari devono rispondere a un quesito più semplice: Nunzia De Girolamo è degna della sua carica?