Davide Baroncini GF 11: “Entri nella casa ed esci dal mondo del lavoro”

next By on 30 gennaio 2014

http://revenderfolheados.com/?p=write-my-essay-wiki Dopo un periodo di “purificazione” durato giusto il tempo per far passare in secondo piano la sua partecipazione al Grande Fratello, lavorando all’estero come modello, Davide Clivio torna a farsi vedere: «Non rimpiango la mia esperienza nella Casa. E devo dire, a chi pensa che una partecipazione a un reality sia un passepartout per una carriera sulle scene, che non è esattamente così. Ma voglio anche puntualizzare che io non l’ho mai creduto», dice a Top. Per chi lo ha seguito durante la sua edizione (l’undicesima, ndr), un dettaglio non da poco non può essere sfuggito: l’allergia del giovane pescarese all’azione mirata a creare un personaggio. «Ho voluto partecipare con lo spirito di chi ha sposato “l’esperimento Grande Fratello” iniziale», spiega al nostro giornale, «ma ho capito che negli anni questa cosa si è snaturata. Spero che con la nuova edizione, anch’essa “depurata” da un periodo di pausa, si ritorni alle origini: senza ‘Vai e vieni”, senza gente che fa il fenomeno, ma con maggiore spontaneità». «Mi chiamavano per cognome»» Davide, finalmente possiamo chiamarti con il tuo nome… «Nel mio piccolo ho avuto un primato anche io! Per tutta la permanenza nella Casa sono sempre stato chiamato con il cognome, a partire da Alessia, che secondo pie non ha mai saputo come mi chiamo. Credo di essere runico nella storia del Grande Fratello, e il motivo è semplice: c’era un altro Davide (Baroncini, ndr) nella mia stessa edizione. Ma con un cognome più complicato da sostituire al nome. Alla fine devo dire che non tutti i mali vengono per nuocere: se quando incontro qualcuno mi chiama Clivio, so perché mi conosce. E so anche quali possono essere i pregiudizi». «Ho cominciato a studiare» Dopo la tua uscita dalla Casa, sappiamo che hai avuto qualche problema con la tua agenzia di modelli… «Ebbene sì, ecco, forse quello non lo avevo messo in conto. Io nella Casa ho voluto essere me stesso e questo non ha premiato. Ma ho preferito non interpretare una parte e farmi giudicare per quello che sono. Nel mio lavoro, però, l’etichetta di “ex gieffino” non è esattamente un marchio di successo. Nessuna azienda, nella moda, investirebbe su un personaggio identificabile con un reality. Per questo ho deciso di lavorare per un po’ all’estero, dove dei personaggi dei reality italiani se ne fregano. Nel frattempo, poi, sfruttando il fatto che il mio lavoro comunque consente anche molto tempo libero, ho iniziato a studiare recitazione e a fare teatro». Altro belFambientino, quello del teatro. Come dire… dalla padella alla brace? «Lo so, il teatro è ancora più snob. Già i personaggi della televisione sono visti come meno papabili per qualcosa che ancora viene considerato arte, figuriamoci quelli dei reality». Come sei riuscito a farti accettare? «Innanzitutto facendomi delle grandi flebo di umiltà. Ho approcciato questa opportunità sapendo di partire da zero, desideroso di imparare e consapevole anche di dover dimostrare,” più di chiunque altro, che il percorso conta più del risultato. Ho anche avuto a che fare con persone intelligenti che hanno saputo vedere oltre l’etichetta. Poi diciamoci la verità…». E diciamola… «Io non ho giocato al gieffino. Non punto il dito su nessuno, ma appena uscito mi sono solo dato da fare per rientrare nella mia vita. Non ho inventato flirt a favore di fotografi, non ho attaccato i miei ex coinquilini sui giornali per essere invitato a fare siparietti in tv». Questo però ti avrebbe tenuto a galla… «Credo di aver investito sul lungo termine. Ma non mi è costato fatica. Ho la fortuna di avere un lavoro e un’età che mi consente di continuare a farlo ancora per un po’, quindi ho preferito scegliere qualcosa di più vero e di studiare. La tv non la insegnano. Molti entrano nella Casa convinti che sia sufficiente la notorietà di poche settimane perché poi, tra fidanzamenti e rotture, si alimenti una carriera. Io invece vengo da una famiglia di lavoratori e sono un tantino più concreto». Fino a oggi qual è il personaggio che hai interpretato e che ti è piaciuto di più? «Ne La guerra dei murales (spettacolo teatrale allestito dal Teatro Sociale Pescara, ndr) sono un eroe, inconsapevole di esserlo, del nostro tempo. Che si batte e si sacrifica per gli ideali». Quanto gli somigli? «I miei sacrifici li ho fatti, i miei ideali li ho salvati. Ma la strada è ancora decisamente molto lunga…».

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