Daniel Radcliffe: Harry Potter addio, ora sono un uomo ribelle

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L’ex maghetto arriva nelle sale con un film sul poeta della Beat generation Alien Ginsberg, dove interpreta anche scene d’amore omosessuale: «Ma credo che i fan dì Harry siano cresciuti con me e capiranno». Ora è ricco e famoso, ma nessuna pazzia: «Compro solo montagne di libri. E sto facendomi consigliare per vestirmi un po’ meglio» divi contemporanei, di solito, seguono un percorso alquanto prevedibile: alla scoperta della recitazione esibendosi al teatro della scuola; seguono anni di provini, speranze e illusioni deluse, fino al colpo di fortuna che arriva a un passo dalla rinuncia, e cioè il film che daU’anonimato li porta al rango di star. Daniel Radcliffe non ha fatto nulla di tutto ciò: lui ha seguito la strada inversa. Aveva fatto solo qualche recita scolastica quando il padre gli comunicò che aveva ottenuto la parte di Harry Potter e, per l’occasione, gli permise di andare a dormire mezz’ora più tardi del solito: quella sera Daniel divenne, all’improvviso, l’undicenne più famoso del mondo. È passato molto tempo da allora; ma da quando la seconda parte di I doni della Morte (2011) ha concluso dopo otto film la fortunatissima saga, lo sforzo più grande di Radcliffe è stato quello di spogliarsi dell’immagine del maghetto di Hogwarts, con tanto di cicatrice sulla fronte e scope volanti, e di crearsi una nuova identità attraverso film di case di produzioni piccole e indipendenti. Una strada intrapresa a diciotto anni, quando è apparso nudo nello spettacolo teatrale Equus (2007-2008), ed è proseguita con film come I ragazzi di dicembre (2007) e The woman in black (2012), fino all’ultimo Giovani ribelli, nelle sale dal 17 ottobre, una storia ambientata nella New York di fine Anni ’50, agli albori del movimento della Beat generation in cui interpreta il poeta Alien Ginsberg. Daniel, dietro la scelta di fare film come Giovani ribelli c’è una strategia? «Ma no, nessuna strategia. Solo che, attorno al quarto Harry Potter ho cominciato a pensare che se aspettavo la fine della serie il pubblico avrebbe avuto più difficoltà ad accettarmi in altri personaggi, e così ho iniziato in parallelo a fare altri lavori. L’unica strategia che ho, se così si può definire, è cercare di lavorare sempre con gente da cui posso imparare qualcosa di nuovo, e cercare di non ripetermi, perché se fai sempre le stesse cose finirai per ottenere sempre gli stessi risultati». In questo film ci sono scene di erotismo omosessuale. Pensa che i suoi fan la seguiranno? «Harry Potter è stato e resterà il momento più importante della mia carriera, ma non posso continuare a basare le mie decisioni su quello che gli altri penseranno delle mie scelte. Penso che i fan di Harry Potter siano molto intelligenti e che apprezzino i soggetti più difficili e che, quindi, continueranno a seguirmi. E comunque, anche loro sono cresciuti con me: avevano la mia età quando abbiamo iniziato, e adesso hanno anche loro 24 anni. E se ci sono stati grandi cambiamenti nella mia vita, ce ne sono stati anche nella loro. Non penso vogliano solo fantasie per il resto della loro esistenza». Che cosa rende ancora importante Alien Ginsberg e la Beat generation? «Penso il fatto che oggi non esista un vero movimento di controcultura, e se torniamo continuamente a riferirci a loro vuol dire che c’è ancora il desiderio per quelle cose che non ci sono più». Nella parte di Ginsberg vive un amore estremamente irrequieto e che la consuma. È un’esperienza che ha provato? «Quando si cresce succede un po’ a tutti di conoscere il dolore, e questo film ci dice che c’è del valore anche in quello. Oltre a dirci che la bellezza della poesia è che ti offre un meccanismo per trasformare un momento brutto della tua vita in qualcosa di bello, in cui anche gli altri si possono riconoscere. Parlo di quando hai 17-18 anni e l’amore sembra allo stesso tempo così intenso ed eccitante, e orribile e doloroso». Un problema che non avrà è il denaro. Come lo spende? «Non lo so, penso di non avere risposte interessanti. Sono un po’ compulsivo coi libri, a volte entro in libreria e ne esco con montagne di libri che poi non leggo, ma a parte quello non faccio niente di davvero stravagante». Automobili magari? E con gli amici, com’è rispetto ai soldi? «Non guido ancora: sto prendendo lezioni di guida proprio in questi giorni. Quanto agli amici non è che vado in giro dicendo: “Ah ah, sono più ricco di te!”. Ne ho molti che mi dicono: “Questa è la storia più ridicola che ho mai letto in vita mia, ma la faccio lo stesso perché ho bisogno di soldi”. Ecco, io questo non devo farlo. E se vogliamo parlare di un privilegio che ti dà il denaro è proprio questo: la libertà di potere scegliere e di dire di no». E in vestiti, spende? «Diciamo che mi sto facendo aiutare. Mi sto sforzando di non apparire sempre come uno che è appena rotolato fuori dal letto…».