Dagli spaghetti a Palazzo Chigi Renzi, showvia Twitter

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ROMA—La multa presa dalla moglie in corsia preferenziale (con il suo permesso): «L’ha pagata e si è scusata». Il parmigiano sullo spaghetto al tonno. «Non ci vuole». Il tempo sulla maratona. «4.10». A una ragazza che gli chiedeva se avrebbe risposto su tutto, «anche sull’annoso problema delle doppie punte», Matteo Renzi, promette: «A parte questo, risponderò su tutto». Il sindaco di Firenze e aspirante leader del Pd, nel suo live twitting naturalmente affronta anche temi più seri e più probanti. A cominciare dalla durata dell’esecutivo: «Il governo Letta è indipendente dalla scissione o meno di Berlusconi e dalle polemiche nel Pdl. Si è visto un mese fa quando Berlusconi ha provato a farlo fuori. Il governo Letta faccia e noi daremo una mano». E mentre la campagna elettorale va avanti, tra dubbi di brogli nel tesseramento e timori sulla partecipazione al voto, Goffredo Bettini lancia l’allarme: «La scelta di Prodi di non votare mi ha colpito nel profondo, come se fosse la conferma che il Pd, nelle forme attuali, sia arrivato davvero al capolinea. Prodi ci richiama alla realtà: ma tutti fanno spallucce ». Renzi non si preoccupa e prova l’affondo. Sul suo sito compare anche una sezione intitolata: «Tutte le balle su Renzi ». Su Twitter nega di essere un fantoccio di Berlusconi («domanda idiota, tornerei ad Arcore se servisse») e considera «libertà» la parola di sinistra che più gli piace. Replica chi considera troppo il doppio incarico sindaco-leader: «Preferisco essere un segretario che sta in mezzo alla gente, a inaugurare asili e case popolari». Contro i capibastone promette: «Sarò coerente». Poi ribadisce la necessità che i sindacati cambino («perché sono tre?») e annuncia: «Il Pd metterà il bilancio online, se sarò eletto segretario, così scopriremo che fine hanno fatto i milioni di euro delle primarie della volta scorsa». Parole che non piacciono al tesoriere del Pd, Antonio Misiani: «Qualcuno ricordi a Renzi che il bilancio del Pd è da sempre online». Replica il renziano Ernesto Carbone: «Metta online davvero tutto, voce per voce». Controreplica di Misiani: «I soldi sono andati ai circoli, tranne la parte rendicontata per il Pd nazionale». Anche il doppio incarico non va giù a molti, a cominciare dal «giovane turco» Matteo Orfini: «Fare il segretario part time non solo è impossibile ma è anche poco rispettoso. Stupisce che chi ha sempre criticato i doppi incarichi, oggi ne voglia tre: segretario, sindaco e candidato premier». Renzi, intanto, incassa i complimenti di Claudio Martelli: «Ha quello che avevamo noi socialisti: adrenalina e determinazione. Potrebbe finire il lavoro iniziato da Bettino: asfaltare i comunisti». Proprio l’opposto di quel che pensa Beppe Fioroni: «Se veramente si vuole aderire al Pse e fondersi con Sel, mi viene spontaneo chiedere: ma serviva Renzi per far risorgere la sinistra?». Nell’area popolare, in effetti, non sono pochi i distinguo su un’adesione al Pse (sostenuta nei giorni scorsi dal renziano Dario Nardella). Ma il segretario Guglielmo Epifani è netto: «Per statuto si dice che il Pd si raccorda ai progressisti europei. Vogliamo restare isolati da tutto? Non vogliamo contare nulla in Europa?». In queste ore si consuma anche lo scontro sul candidato commissario all’Agcom: i renziani sostengono Antonio Sassano e i cuperlian-bersaniani Antonio Lirosi. Dopo uno scontro, questi ultimi hanno ritirato la candidatura di Lirosi, ma lo stesso non hanno fatto i renziani. A questo punto, per evitare la conta, Epifani sta cercando una mediazione. Così come si sta cercando la quadra per la scelta dei 100 parlamentari che faranno parte della futura assemblea nazionale: anche sui criteri di nomina è scontro tra renziani e cuperliani. Intanto le primarie si avvicinano. Cuperlo è convinto che ci sarà un buon afflusso: «Non temo il flop». E punta sul mondo del lavoro: «È quello che ha pagato il prezzo più alto nella crisi e bisogna ascoltarlo». Sulla contesa elettorale, Epifani rassicura: «Nel Pd non vige il caos, come sostiene la stampa: c’è solo un confronto duro e serio»