Da Beyoncé a Lady Gaga: Le star non cantano più vestite

Hei Beyoncé, dai retta alle zie qui: per l’amordiddio tirati su che a furia di stare piegata così, c’hai 30 anni mica più 20, sicuro che ti viene il mal di schiena. Miley, sì, diciamo a te: da brava, copriti la pancia che poi sai 1 p colite? E anche tu, Katy, benedetta ragazza, che c’avrai in testa, tutto il giorno a strusciarti in perizoma su quel benedetto palo lo vedi poi che ti succede alle calze, le smagli tutte. Come dite? Ah, è così che funziona, fanno tutte così nei video: va bene essere brave nei gorgheggi e negli acuti e tanti applausi per i testi, ma se non esibisci una porzione di chiappa, un abbaglio di seno, se non mimi un bacio lesbo chic in tuta sadomaso o anche solo un colpettino d’anca dove credi di andare nel 2014? Che funzioni lo capiamo benissimo, siamo donne di mondo, noialtre. Chi ha un figlio un der 18 sa perfettamente che quando Rihanna canta Pour it up (letteralmente “versare”, ma nello slang del ghetto significa, fuor di metafora, “eiaculare”) in reggiseno di strass con sandali da spogliarellista in plexiglass può andare pure a fuoco la casa, io non mi muovo da qui. Nel video la cantante assiste, seduta su un trono, a un’esibizione di pole dance, con tanto di sigaro in bocca, e fa quello che mediamente ci si aspetta da un uomo che frequenta gli strip club: ficca manciate di banconote nelle mutande della ballerina. Quando non mima esplicitamente un rapporto sessuale con il suolo o una sedia. Nelle immagini non c’è niente di implicito, velato. Non c’è ammiccamento, ma ostentazione. Prendete anche Lady Gaga, che per stare al passo con le colleghe si è esibita praticamente nuda, cerano solo due conchiglie a coprirle il seno e dei fiori nella zona X. Mostrando anche più, non ce ne abbia a male la signorina Germanotta, di quello che avremmo mai voluto vedere. Occhi puntati soprattutto sul lato B delle suddette signorine, diventato il feticcio sessuale delle nuove generazioni. Non c’è foto o clip che non metta in primo piano derrière a dir poco generosi, meglio se generosamente shakerati. È la moda del Twerking, ovvero di un ballo in cui la donna scuote i fianchi il più velocemente possibile con l’obiettivo di far tremolare il sedere come una specie di mega budino. Più tremola, più la cosa viene trovata eccitante. 11 Twerking è diventato un’ossessione collettiva da quando l’ex ragazzina della porta accanto Miley Circus, e ti pareva, non ha per l’appunto twerkato la scorsa estate sul palco degli Mtv Music Awards su un collega, usato a mo’ di palo. Il ballo in realtà è nato molto prima, nella sottocultura black delle grandi città americane. Sottocultura fino a un certo punto: con il successo del rap, R&B e hip hop, tutti generi di appannaggio degli afroamericani, salvo clamorose eccezioni, stili, mode e modi del ghetto hanno trovato una loro dignità. In primo luogo proprio il bootie, cioè il sedere sodo e alto delle nere, eletto a nuovo canone di bellezza assoluto. Assieme all’ossessione per il bootie, il ghetto ha portato alla ribalta una certa concezione maschilista, da periferia o peep show, della donna. Vista solo e unicamente come oggetto sessuale. Il che irrita, a mesi alterni, le femministe, che l’estate scorsa hanno lanciato una fatwa su Thicke e Pharrell, rei di aver proposto un video per il loro brano Bìurred Lines in cui le ragazze protagoniste si esprimevano, diciamo così, in perizoma color carne e a seno scoperto, dicendo: «Miao». Cosa che li ha costretti a registrare una seconda versione del video, più lusinghiero nei confronti del gentil sesso, in cui le modelle sono meno sconce. Corresponsabile dell’approdo nel salotto buono dell’America all’ora del tè di una sessualità più esplicita, animalesca, è senz’altro Jennifer Lopez. Dotata di un lato B “ghetto friendly”, è stata la prima a capire che su quel popò di didietro che le aveva regalato madre natura ci poteva costruire un impero. I ’m stili Jenny from thè block (Sono sempre la Jenny del quartiere, il Bronx, per la precisione) canta in epoca non sospetta la nostra. Corre l’anno 2 0 0 2 e, archiviata la storia con Puff Daddy (con il quale è stata coinvolta anche in una sparatoria tra gang, per capire l’ambiente in cui ci muoviamo), Jennifer si mette con Ben Affleck, facendo approdare addirittura a Hollywood l’estetica del culone e del saperlo muovere, sissignore signorsì. Niente a che vedere con gli smutandamenti di Britney Spears e compagnia bella, beninteso. Perché Jennifer, sarà la saggezza dell’età, è ancora della scuola vedo non vedo. Mostro ma solo un pochino, ammicco ma non ammetto. A differenza delle sue sorelline minori, da Beyoncé a Rihanna a Katy Perry e a chiunque si sia cimentata nell’insidiosa carriera di femmina canterina genere arrapante, che la faccenda la prendono un pochino troppo di petto e ci fanno vedere praticamente tutto. Manca solo una bella ecografia sparata a doppia pagina.