Crollano i ponti, strage in Sardegna Nove vittime travolte dall’acqua

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Poco prima di mezzanotte il bilancio arriva a nove vittime. Nove vite portate via dal nubifragio che si è abbattuto sulla Sardegna. Trombe d’aria, torrenti esondati, case distrutte, paesi isolati: il tifone Cleopatra si è abbattuto seminando terrore e distruzione. Delle nove vittime accertate, sei erano donne. Mamma e figlia sommerse dall’acqua in una Smart a Olbia, una pensionata annegata a Uras (Oristano) e stessa sorte per un’anziana a Torpè. Un uomo ha perso la vita a Telti e un poliziotto è morto nel crollo di un ponte sulla Provinciale 46 tra Oliena e Dorgali. Marito, moglie e suocera morti precipitati con il furgone a causa del crollo del ponte sulla Provinciale 38 Olbia-Tempio. Tra i dispersi, un uomo di 35 anni e suo figlio di otto. Bilancio provvisorio di un evento meteo annunciato come eccezionale, con allarmi ripetuti della Protezione Civile. Le raffiche di scirocco e i rovesci hanno battuto soprattutto il Campidano e laGallura: l’acqua si è riversata dal monte Arci su Uras (Oristano). Si è salvato chi è riuscito a rifugiarsi sul tetto: Giovanna Uras, 66 anni, è stata sorpresa nello scantinato di casa; intrappolata non è riuscita a salvarsi. Il marito si è aggrappato a una scala. Ha gridato per ore. L’hanno sentito soltanto nel pomeriggio; lui salvo all’ospedale, la moglie sommersa da detriti e fango. Fiumi in piena, ponti travolti, strade interrotte e treni bloccati ovunque: sulla Cagliari-Iglesias, fra Oristano e Cagliari, sulla Chilivani-Olbia. Decine di famiglie evacuate a Uras e Villacidro. Situazione critica soprattutto in Gallura: i dispersi sono nella zona fra Tempio e Olbia, dove sulla statale che collega le due città a Telti è crollato un ponte. Frana anche a Monte Pino, con automobilisti travolti. Notizie contrastanti su padre e figlio dei quali non si sa più nulla: sono stati visti a Putzolu, frazione di Olbia, mentre cercavano di mettersi in salvo abbandonando l’auto; poi segnalati ancora vicino a Telti proprio mentre lo smottamento di un terrapieno apriva una voragine. Il torrente Enas ha coperto i binari, a lungo 18 passeggeri sono rimasti imprigionati in una carrozza e infine soccorsi. Proprio a Olbia e sulla costa orientale l’epicentro del tifone: esondazioni dai canali di riflusso al mare, onde di piena, auto travolte e due donne disperse e poi salvate vicino a un sottopasso; allagamenti anche all’ospedale, evacuati gli uffici amministrativi. In provincia di Nuoro, argini dei fiumi travolti, pressione sulle dighe sul Posada e il Cedrino. Nelle campagne di Bitti l’onda di piena ha travolto l’allevatore Giovanni Fadda, 61 anni. Il figlio Marco è riuscito ad arrampicarsi su un albero e a telefonare ai carabinieri. Più tardi è stato rintracciato a valle, salvo, anche il padre. Oltre trenta famiglie evacuate a Galtellì, isolato per ore. «Ci hanno abbandonato» ha protestato il sindaco che per ore ha invocato invano soccorsi. Sulla Provinciale 46, vicino Dorgali, un ponte è crollato al passaggio di un fuoristrada della polizia che scortava un’ambulanza: uno dei quattro agenti a bordo è morto. A Nuoro chiusa la galleria Mughina, un bus e un Tir intrappolati, gli autisti sono riusciti a fuggire prima che il livello dell’acqua sommergesse gli automezzi. Area industriale e commerciale allagata fra Villacidro e San Gavino, decine di persone in un supermercato si sono salvate per l’intervento dei volontari su gommoni. Cancellati e dirottati numerosi voli, soprattutto a Cagliari. Tra i dispersi c’è anche una famiglia brasiliana (una donna e due bambini). Nella notte proseguono le ricerche. Non è ancora finita.

«Avevo davanti a me tre auto. Diluviava. All’improvviso non le ho viste più e sul parabrezza si è abbattuto un muro d’acqua. Ho frenato d’istinto, ho aperto lo sportello e mi sono gettato a terra». Trema per il freddo e la paura, davanti ai carabinieri che arrivano, un uomo sui cinquant’anni a Monte Pino sulla statale fra Olbia e Tempio. Si è aperta una voragine e quattro o cinque persone sono state inghiottite: dispersi, conferma la protezione civile. E di altri quattro in Gallura — epicentro dell’uragano Cleopatra, che si è abbattuto sulla Sardegna e ha lasciato dietro di sé almeno nove morti — non si sa più nulla. Mamma e figlia piccola, viste dentro una Smart portata via dalla piena alla periferia di Olbia; padre e figlio fra Putzolu e Telti (sempre Gallura) mentre cercavano di mettersi in salvo abbandonando la macchina sul ciglio della strada. Non ce l’ha fatta un agente di polizia in provincia di Nuoro, fra Oliena e Su Gologone. Salvati altri tre colleghi e due carabinieri a Bitti, con ferite non gravi, mentre gli agenti sono in prognosi riservata. Nella notte c’è una gran confusione, notizie e smentite si rincorrono. Ma è definitiva quella sulla morte di Luca Tanzi il poliziotto a bordo del fuoristrada precipitato nella strada tra Oliena e Dorgali quando una campata del ponte ha ceduto. Tanzi era il capo pattuglia, con i suoi uomini stava scortando un’ambulanza. Lascia la moglie e due figli. «Ci siamo precipitati per scortare un’ambulanza che da Dorgali — racconta uno dei suoi colleghi — trasportava un ferito a Nuoro. Quando siamo passati su un ponticello abbiamo sentito uno schianto e davanti a noi si è aperto il vuoto. Siamo stati scaraventati lontano da un’onda enorme. Dopo un poco ho trovato gli altri due colleghi, ma Luca non c’era più». Anche un mezzo dei Vigili del fuoco è stato risucchiato da una voragine, due pompieri feriti. «Ha iniziato a piovere intensamente all’ora di pranzo — racconta l’ingegnere Antonio Giordano dei Vigili del fuoco di Nuoro — Sono esondati fiumi, crollati ponti e ponticelli. È stata colpita soprattutto la zona della Baronia». Uras (Oristano) si è trovato a metà mattina sotto metri d’acqua in pochi minuti. I torrenti del vicino Monte Arci hanno rotto gli argini e si sono riversati sul paese. Decine hanno cercato di mettersi in salvo sui tetti. Giovanna Figus, 66 anni, è stata sorpresa in cantina. Intrappolata e sommersa da acqua e fango. Il marito si è aggrappato a una scala. «Lo abbiamo sentito gridare, era già pomeriggio. Lo abbiamo tirato su —ha detto uno dei soccorritori — ed è subito svenuto». Ormai allo stremo, ma salvo all’ospedale. Il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, è affranto: «Le strade sono navigabili. Non posso confermare il numero dei morti, di sicuro ci sono vittime e diversi dispersi. Sulla città si è abbattuta una vera bomba d’acqua con una intensità spropositata ».

«Ci hanno lasciato soli». Con un filo di voce il sindaco di Galtellì — il paese di «Canne al vento» di Grazia Deledda—si lascia andare, ma non protesta: constata. «Il fiume s’ingrossava sempre di più e non sapevamo che cosa fare:— dice Giovanni Santo Porcu, ora che è notte e la gente conta: ci sono tutti, nessun disperso —. Chiedevo aiuto e al telefono mi rispondevano con frasi a metà». Eppure l’uragano Cleopatra era una tempesta annunciata. Da Roma l’allerta era partita addirittura il 17 novembre:temporali e venti di burrasca in Sardegna, diceva. E precipitazioni, anche a carattere di rovescio o temporale, in particolare sulle zone meridionali e centrali dell’isola dice il comunicato della Protezione Civile. E allora com’è possibile che ieri notte in Sardegna decine di sindaci, come Porcu, si chiedessero: «Perché ci avete lasciati soli?». Il presidente della Regione Ugo Cappellacci nella notte è corso a Olbia, epicentro dell’uragano, ma più che solidarietà postuma avrebbero preferito soccorsi rapidi e idee chiare. Non ci sono stati. Mentre fiumi d’acqua cadevano dal cielo e dalle colline, la Carlo Felice — la superstrada che collega nord e sud della Sardegna — era interrotta in più punti, le linee ferroviarie bloccate (i soccorsi sono arrivati in elicottero e in qualche caso anche con i gommoni da rafting dei Vigili del fuoco). Mentre le reti idriche e fognarie subivano danni gravissimi, che mettono a rischio l’approvvigionamento in molti centri. Certo, fare arrivare i soccorsi era difficile, per quanto impegno abbiano potuto metterci gli operatori del SORI (Sala Operativa Regionale Integrata), la struttura della protezione civile della Regione Sardegna dove fin oltre la mezzanotte una pattuglia di venti uomini cercava di chiudere falle un po’ ovunque aperte nel sistema dei soccorsi. «È mancata la testa, il coordinamento — afferma un sindaco della provincia di Nuoro — ed è mancata soprattutto la prevenzione. Di Cleopatra si sapeva da giorni. E si poteva per tempo dislocare diversamente nelle zone a rischio uomini e mezzi. Prima della bufera». Il sindaco chiede l’anonimato: «Sa, ho protestato una volta, c’era un incendio e non si vedeva un aereo. Sarà un caso ma quando c’è stato un altro incendio, non è arrivata neanche un’autobotte». A Torpè, paese in provincia di Nuoro, si vive da sempre sotto l’incubo di una diga che sovrasta l’abitato. Quando arrivano la tromba d’aria e il nubifragio, chi può scappa. Zia Giuseppina Franco ha 94 anni, sarda di origini toscane, da più di 10 su una sedia a rotelle, la sua casa è in una strada ripida. «Abbiamo cercato di tornare indietro, ma l’acqua ci trascinava giù, proprio non era possibile — racconta uno dei suoi vicini—e quando la piena è passata e siamo potuti risalire non si poteva più far nulla: la carrozzina era bloccata da una porta troppo stretta». In tanti si sono messi in salvo salendo sui tetti o arrampicandosi sugli alberi. E i soccorsi sono arrivati in elicottero.