Cristiana Capotondi: L’attrice romana pensa di aver ormai superato l’età giusta per rimanere incinta

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Con un filo di trucco, look da brava ragazza del liceo, scarpe comode e senza tacco. Cristiana Capotondi non ha paura di mostrarsi così com’è, in versione acqua e sapone. Sempre affabile con chi le chiede di fare una foto-ricordo, dietro la sua disponibilità l’attrice romana cela un carattere schivo e riservato. Nuovo l’ha incontrata in occasione di un giro in bicicletta organizzato da Sanpellegrino Incontri alla scoperta delle botteghe storiche di Milano. L’interprete di tanti film e fiction di successo parla a ruota libera di amore, affetti e religione. Lei – che viene da una famiglia cattolica per parte di madre ed ebraica per parte di padre – ha appena girato un cortometraggio su papa Francesco. Che questa full immersion nei valori cristiani abbia risvegliato il suo istinto materno? «In realtà a me piacciono molto i bambini, ma credo anche che siano estremamente faticosi. A mio avviso c’è un tempo per farli con incoscienza e uno per averli con consapevolezza. Quello dell’incoscienza, che va dai 18 ai 21 anni, io purtroppo l’ho già superato. Ogni tanto mi dico: “Se li avessi avuti prima, sarebbe stato meglio”. Perché a trent’anni, quando hai la consapevolezza, è più difficile diventare madre sapendo che devi rinunciare a una parte della tua vita, ai tuoi spazi, alle tue abitudini…». «Ci vogliono soldi, energie ed emozioni» Pensi che farai l’esperienza della maternità o no? «Non sono certa di farla, ma nemmeno sono certa di non farla. Sono aperta all’ipotesi, diciamo. Però riconosco che sia una gran fatica. Ogni tanto guardo i genitori e penso che ognuno di loro meriterebbe un monumento! E complicatissimo pensare che spendi soldi, energie, emozioni e poi un giorno ti trovi il marmocchio che dice: “Ora mi hai rotto, mamma!”». Non è che sei già incinta? «Non credo che lo direi se lo fossi… Ma non lo sono». Non hai figli in arrivo ed è per questo che punti tutto sul lavoro. Hai appena girato come regista e attrice un cortometraggio, Sulla poltrona del Papa… «Ci sono molte cose accadute sotto il pontificato di papa Francesco che mi hanno molto colpita. Una su tutte: il bambino che è corso sul sagrato e si è seduto sulla sedia del Pontefice. Anche la reazione di Bergoglio, che ha continuato la cerimonia senza preoccuparsene, è stata sorprendente. Insomma, il bimbo ha scardinato il rigido cerimoniale del Vaticano e quello di Francesco è stato un gesto di apertura. Quel piccolo è un simbolo, rappresenta tutti i fedeli». «Ammiro il Papa, ma non sono cattolica» Sei molto religiosa? «No. Anzi, non sono cattolica: secondo me, proprio per questo la mia posizione nei confronti del Papa è addirittura più forte perché è svincolata dalla fede. Francesco ha avuto Fintelligenza di andare a colmare quel vuoto di valori venutosi a creare con gli anni nel nostro mondo. I giovani hanno cominciato a seguirlo e le persone sono tornate alla confessione… Penso che Ber- goglio si sia reso conto che qualcosa di importante era venuto a mancare nella società odierna». Abituata a fare l’attrice, come ti sei trovata dietro alla macchina da presa? «Essere regista significa a- vere un coinvolgimento totale in un film. Mentre l’attore a un certo punto, finito di recitare la sua parte, va nel camerino e si riposa, il regista è il vero punto di riferimento per tutti: la sua attenzione dev’essere sempre ai massimi livelli». Pensi che proverai di nuovo a lavorare come regista? «Mi piacerebbe, è stata davvero un’esperienza intensa». Come e quanto sei cambiata nel corso degli anni? «Credo di essere diventata più forte e penso che sia giusto così. A mano a mano che cresci, affronti tutte le difficoltà che ti porti dietro dal passato e trasformi i problemi in opportunità di crescita». «Voglio sempre tutto e subito» Quali sono i tuoi difetti? «Non sono in grado di a- spettare, cerco il tutto subito e non so vivere le fasi di disordine mentale: per stare bene, ho sempre bisogno che tutto sia in ordine nella mia testa». Sui social network ti mostri spesso senza trucco: per quale motivo lo fai? «Nella religione ebraica il corpo viene considerato uno strumento, che ci è stato dato e che un giorno dovremo restituire. Ci appartiene poco. Io sono felice di quello che ho a- vuto, perché il mio corpo è stato lo strumento per entrare nel mondo dello spettacolo. E mi fa molto ridere quando la gente fa i suoi commenti, dicendo che sono più o meno bella di qualche altra collega. La bellezza non è mica una responsabilità. E un dono che ti viene dato da Dio, rispetto al quale si può poco». Dici che ti preoccupi poco del tuo corpo, però spesso indossi abiti seducenti… «Lo faccio soprattutto per lavoro. Non sono una fanatica della moda, anche se, a volte, mi piace mettere in risalto la femminilità». Hai detto di non aver fatto sesso per un anno con il tuo compagno, Andrea Pezzi… «E basta con questa storia! Ne ho parlato perché è un’esperienza personale, non credo che debba o possa essere un consiglio per nessuno». Ma si può fare veramente? «Mica ti viene la lebbra! Certo che si può fare, c’è anche gente che arriva a 21 anni senza mai aver fatto l’amore». Poi, però, lo scopri… «Non vuol dire, c’è un tempo per tutte le cose. Magari a settant’anni non lo farai più. Sono le fasi della vita: puoi anticipare o posticipare quello che è il naturale percorso biologico, però c’è anche l’intelletto in una relazione, ci si può benissimo concentrare su altro. Il sesso non è tutto». Che tipo di equilibrio si instaura nella coppia quando si decide di rinunciare alla sessualità? «Prima della coppia esistono le persone che la formano. Può capitare che uno dei due componenti voglia fare un tipo di esperienza diversa in un dato momento della sua vita. Ma questo non significa venir meno a certi patti, perché per me gli obblighi alPinterno di una coppia non esistono…». Con il tuo compagno come vanno le cose adesso? «Stiamo facendo un pezzo di strada insieme e io spero che sia per sempre». Dopo tanto tempo, questa è la tua prima estate libera: che cosa farai? «Farò un viaggio in motocicletta lungo l’Italia, tra la Toscana e la Sardegna, il Salento e il Cilento». Ami l’avventura, quindi? «Il viaggio in moto è un e- sperimento e vediamo come va. Al limite c’è sempre l’automobile».