Cristel Carrisi: “L’anima di mia sorella Ylenia vive in me”

Cristel Carrisi

E’ ovunque. Cammini, ti giri ed è un po’ come se Ylenia fosse lì. C è lo sguardo, c e il sorriso. Lei è sulle pareti della cucina di nonna Jolanda, lungo i corridoi, nelle cornici di casa. Ma è soprattutto nell’aria che si sente la presenza della primogenita dì Al Bano e Romina. Ed è dolce. Come le risate che chissà quante volte saranno rimbombate in questo angolo di paradiso mediterraneo che è Cellino San Marco, tutto viti, ulivi e fiori sbocciati anche in pieno gennaio. Lì siamo scesi a 20 anni dalla sua misteriosa scomparsa avvenuta il 6 gennaio 1994 a New Orleans. Ad accoglierci è Cristel. All’epoca aveva 8 anni, Ylenia 24. Era bambina, ma i ricordi sono scolpiti nella memoria e nel cuore. E come tutto ciò che custodiamo nell’anima spesso fatica a venir fuori. Perché ricordare è un po’ rivivere*. «Infilavo i dolori in un cassetto e li lasciavo sedimentare. Senza tornarci su. Pensavo che tempo sarebbe stato il miglior dottore per curare le ferite. Così guardavo avarili senza mai versare lacrime: lo ritenevo un segno d i debolezza. Un modo per autocommiserarsi e stare immobili a farsi schiacciare dalla sofferenza. Ma da poco ho capito che sbagliavo». Da poco, cioè da quando? Cristel sgrana gii occhioni chiari e sorride. «Pochi mesi fa, all’alba dei 28 anni. Ho seguito il consiglio di mia sorella Romina junior e sono andata a fare una chiacchierata da una psicoioga. 11 risultato è stato sorprendente: ho pianto per un’ora di fila. non riuscivo a fermarmi.Alla fine mi sentivo più leggera, libera», Accovacciala sul diano della sua nuova casa bianca e turchese, a mezzo passo da quella di papà, Cristel si racconta. Parla della sua carriera da stilista, da artista, svela un po’ del nuovo amore. Poi riavvolge il nastro della vita, parte dal presente per arrivare al passato. Dalla recente seduta «fondamentale per capire chi sono e dove sto andando» all’infanzia «nomade in giro per il mondo e per concerti con tutta la famiglia», dalla reunion moscovita di mamma e papà dopo la separazione a Ylen ia. Cristel è una ragazza splendida e sorridente. E sorridente è anche Al Bano reduce dalla messa in onda su Rallino del meglio delle serate di Mosca. «È stato quel concerto a scardinare ii cassetto blindato dei miei sentimenti. Vederli vicini sul palco mi ha riportato a un periodo meraviglioso che da anni non c’è più. Ero scossa: mi faceva paura quello che riaffiorava in me. Stavo facendo i conti con un dolore sotterraneo che avevo solo posticipato». 1 tuoi non cantavano in coppia da circa ventanni, da quando Ylenia è sparita. Vederli insieme ti avrà fatto ricordare anche quell’episodio. «La scomparsa di mia sorella è la sofferenza che ho elaborato meglio, quella con cui ho fatto pace. Solo verso ì 15 anni ho iniziato a farmi domande, ma ho smesso subito. Interrogarsi, assecondando quello che diceva il mondo sulla vicenda, serviva solo a martoriarsi. Non era importante come e cosa era successo, l’unica certezza è che lei non era più con noi. Ho preferito accettarne l’assenza fisica, mantenendo i ricordi, che sono tanti. E poi…». Si ferma un istante, «Non credo nella religione, io credo negli angeli, presenze eteree che ti prendono per mano e ti guidano. Quando penso a Ylenia, è così, è il mio angelo custode». E ricorda:«Era incredibilmente creativa, adorava la letteratura e mi nutriva con i racconti che recitava in inglese, cambiando la voce a seconda del personaggio. Era dolce, sensibile, ¡nielligente. bella, paziente. La mattina mi svegliavo e mi infilavo nel suo letto per le coccole». Cristel respira. «Anni fa mi è capitato di sognarla: per un po’ quell’immagine mi ha fatto compagnia». Ti è ricapitalo? «Non più. Per sentirla più vicina mettevo il suo profumo, YsatÌs d i Givenchy, ma ho smesso perché voglio che, ritrovandolo nell’aria, mi ricordi solo lei. Mi capita però di andare a rovistare in un armadio immenso che c’è qui a Cellino. È pieno dei suoi abiti, a volte li indosso. Ho un flash che conservo nel cuore: risaie a quando si sposò zia Taryn Power con Tony Sales nel nostro giardino, Ylenia aveva una veste rosa a fiori celesti e stringeva tra le mani un cestino colmo di petali- La guardavo incantala. Mi sembrava la primavera». Una manciata di anni e quei colori pastello si sono tinti di giallo. Era il 6 gennaio quando il cielo di New Orleans ha visto, forse per ultimo, il suo sorriso. Che cosa ricordi in casa? «Il silenzio che rimbomba nelle stanze. I singhiozzi della mamma. E la Tv sempre accesa sul telegiornale. Per proteggerci, i miei portarono ine e Romina junior in Svizzera, da amici. Poi loro iniziarono a fare la spola con New Orleans. Ai nostri occhi non sono mai stati fragili, non si sono mai persi d animo. Erano, e sono, un esempio di forza e dignità. Hanno fatto l’impossibile per cercare di tenerci lontani e al riparo da quanto accedeva. In quei momenti di vero dolore ho capito che cosa significhi condivisione deìl’anima. I miei genitori erano così: un (utt uno». Poi, però, l’unione che sembrava indissolubile si è sfaldata. «La sofferenza ha un potere logorante. E avere idee differenti sull’accaduto è stato deleterio». Nella vicenda di Ylenia i vostri genitori hanno cercato di tutelarvi. «E ci sono riusciti». Anche nella loro separazione? «Forse sì, ma per me non è stato così. L’ho vissuta come se spezzassero un’unica identità in due metà che non si somigliano più. Non è stata una separazione pacifica e questo ha reso ancora più dolorosa la realtà. Avevo (utto, mi sono trovata con le schegge del mio mondo tra le mani». Ti confidavi con qualcuno? «Nessuno. Archiviavo le sofferenze. E mesi fa,a Mosca, è riaffiorato tutto. La prima sera del concerto non sono riuscita a restare per l’esibizione. La seconda mi sono intrufolata tra il pubblico. La terza sono stata in sala», E sei anche salita sul palco. «Pensavo di non avere la forza per farlo, poi, però, me lo ha chiesto papà. Per me dovevano restare solo loro due». Che cosa ti ha lasciato questa reunion? «Gioia profonda. E una domanda: perché non avete fatto pace prima?». Hai un nuovo amore. Davor, manager nel settore alberghiero, «Ha 30 anni, vive in Croazia, ma è di origini cileno-argentine. Stiamo bene insieme e il nostro è un legame con la va ligia sempre pronta». Hai voglia di una famiglia tua? «Certo, ma voglio essere preparata, in equilibrio. Devo aver liberato i nodi che si stanno sciogliendo dentro di me. I miei genitori sono un esempio da cui trarre insegnamenti». Romina… «Oggi è una mamma amica. Quando ero bimba era rigorosa sull’educazione, sulle lezioni di pianoforte da seguire. F.d è stata lei, per prima, a mettermi davanti a una tela con pennelli e colori, stimolandomi a esprimere la mia creatività. Adesso questo si traduce in moda, musica». E papà? «Una roccia. Anzi, un ulivo. Solido, con radici ben piantate a terra, ma con i rami liberi di esplorare l ’aria. Lui mi ha trasmesso la curiosità di conoscere il mondo».