Costner e il destino da eroe sul set: lo faccio per i figli

Kevin Costner non è Robert De Niro, che si trasforma fisicamente. Così, vederlo al Festival del cinema in Black and White di Mike Binder con le borse sotto gli occhi, i capelli sul rosso e 15 chili di troppo, fa sobbalzare le tante fans. Lo aspettano al varco nell’incontro pubblico moderato da Mario Sesti, dove a volo d’uccello si è tracciato il suo itinerario artistico. Ma a 59 anni è in splendida forma, a parte l’inquietante sfumatura alta che lo apparenta al calciatore Ribéry. È l’attore che ha riverniciato la figura dell’eroe e rinverdito il sogno americano; è l’attore che sa andare a cavallo stringendo la bandiera Usa e tenere la colt in mano. «Sì, sono quello che salva le situazioni e dice la cosa giusta al momento giusto, e voglio continuare a fare film western. Ma arriva il momento in cui torni a casa e sei un padre. Ho fatto due ruoli nella vita: per uno, al cinema, mi pagano; per l’altro, quello di padre, sarò ricompensato per tutta la vita. Sono stato strafortunato. Nei film ho imparato anche a baciare. Sono consapevole che non potrò trascorrere tutta la vita con i miei tre figli più piccoli, sono grato ai miei film: daranno loro l’opportunità di conoscermi quando ero giovane. Non sapete quanto è bello rivedersi qui a Roma in Gli intoccabili con la musica del vostro Ennio Morricone». Il film, genere strappalacrime, è tratto da una storia vera vissuta dal regista, una battaglia giudiziaria per la custodia di una bambina; Kevin Costner è un uomo distrutto, ha perso sua moglie e ha sofferto un’altra perdita enorme, sua figlia, che aveva avuto quella bambina da un uomo di colore, devastato dalla droga, che nella vita ha fatto solo del male. La bimba contesa vive col ITALY KEVIN COSTNERnonno, Kevin Costner, ma viene reclamata dalla parte di famiglia afroamericana. Il padre è un balordo, Kevin ha problemi di alcol. «Tutti noi abbiamo difficoltà sul razzismo, spesso lo confondiamo col semplice disaccordo, che non ha nulla a che fare con i bianchi e con i neri. Quando gli studios non hanno mostrato interesse per questo film, mi sono fatto avanti io, e l’ho pagato di tasca mia». Ha avuto saliscendi, Kevin Costner. È uno che non ha rimpianti, non ha il suo film preferito in tasca: «Mi piace guardare avanti». Però la legge spietata del suo Paese, innamorato di «domani» e non di «ieri», si può ritorcere anche contro il divo epico che ha ballato coi lupi. «Sono romantico per quello che Hollywood è stata e potrà essere. La gente è presa dai film d’azione in cui mangi popcorn in sala. Credo che ci sarà spazio per i piccoli progetti. Il cinema può offrire momenti e parole che non si dimenticano mai. I film valgono di più di quanto non incassino al botteghino. Mi auguro che questa possibilità la abbia Black and White».