«Con Ruby rapporti in cambio di soldi Berlusconi abusò della sua carica»

Nel motivare la condanna dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a 6 anni per concussione e a 1 anno per prostituzione minorile con la 17enne marocchina «Ruby» Karima El Mahroug, le 326 pagine dei giudici Turri-De Cristofaro- D’Elia chiedono ai pm di valutare 32 testi della difesa per «falsa testimonianza» o «sistematica attività di inquinamento probatorio dal 6 ottobre 2010, attuata anche corrispondendo ingenti somme di denaro ad alcune testi e a Karima»: la quale poi «ha mentito perché dall’imputato pagata per recitare, a fronte di una promessa di 5 milioni, un copione concordato con l’emissario di Lui» evocato in una intercettazione: «Io, gli ho detto, posso passare per prostituta, per pazza, per tutto quello che vuoi, l’importante è che ne esco con qualche cosa». «Il premier sapeva che era minorenne» «Grazie alle intercettazioni» «è possibile affermare, con sicurezza confinante con la certezza, che Berlusconi era a conoscenza della minore età della ragazza». Il 7 settembre 2010 Karima confida a una amica che ai pm «io ho negato che Silvio sa che sono minorenne, perché non voglio metterlo nei casini »: il dialogo è prima che la storia emerga e dopo l’ultimo verbale ai pm, ed «è talmente chiaro che nessuna delle due ha saputo dare credibile spiegazione alternativa ». Inoltre l’ex direttore del tg4 Emilio Fede, con cui arrivò la prima volta ad Arcore, era «a conoscenza della minore età della ragazza» conosciuta a un concorso, e visti i suoi rapporti con Berlusconi «è da presumere, secondo normale logica, che non gliel’abbia certo nascosta». E Berlusconi nella telefonata in Questura «parlò espressamente di affido, termine utilizzato solo per i minori, così dimostrando di esserne pienamente consapevole» e di temere «che raccontasse di avere compiuto atti sessuali a pagamento con lui». «Le serate di sesso ad Arcore» Il primo (e poi ritrattato) racconto di Karima, come le successive intercettazioni delle ospiti di Arcore, è talmente «sovrapponibile a quello delle testi Melania Tumini, Maria Makdoum, Imane Fadil, Ambra Battilana, Chiara Danese e Natascia Teatino» che Karima in aula si è rifugiata in risposte «risibili» come sostenere che sono «coincidenze». Invece Ruby «era inserita stabilmente in un collaudato sistema prostitutivo di Arcore». Per la prostituzione minorile «non occorre rapporto sessuale completo», basta «qualsiasi commercio del proprio corpo» a «carattere retributivo» e «tale da stimolare l’istinto sessuale del cliente». E ad Arcore «spogliarsi, ballare nude, mostrare da vicino le nudità all’imputato erano comportamenti oggettivamente idonei a stimolare l’istinto sessuale di Berlusconi», che retribuiva con «circa 3 mila euro per volta» e con «gioielli », oltre ad aver «ammesso d’avere corrisposto 57 mila euro a Karima destinati a consentirle l’apertura di un centro estetico». La notte in Questura e la telefonata «In ottemperanza all’ordine impartitogli da Berlusconi », il capo di gabinetto della Questura, Pietro Ostuni, «dava disposizioni al commissario Giorgia Iafrate di rilasciare la ragazza» nelle mani di Nicole Minetti, preannunciata dal presidente del Consiglio, «tant’è che subito la funzionaria si precipitava di corsa» al fotosegnalamento. Che il rilascio dovesse essere l’esito obbligato «si ricava dalla telefonata sul 113 tra due poliziotti che già alle 00.10» (appena 11 minuti dopo la prima telefonata Ostuni-Iafrate) accennano alle direttive («prende e affida, minimo sforzo e massimo rendimento») poi concretizzate alle 2: con l’affidamento di Karima a Minetti operato da Iafrate «prima ancora di procurarsi la copia del documento di identità» e degli accertamenti dei poliziotti di Taormina. Peraltro la 17enne non va a casa di Minetti ma di una prostituta brasiliana «all’evidenza non idonea a tutelare gli interessi della minore ». Il tribunale rimarca che Iafrate lo sapeva in partenza, e censura che in aula «sia dovuta ricorrere al concetto di vincolo giuridico con l’affidatario del minore che però può ben vivere presso un terzo»: «Non c’è chi non veda—scrive il Tribunale—che, così ragionando sull’affidamento, possa di fatto essere totalmente vanificata la finalità di tutela del minore». La «versione Mubarak» Berlusconi «ha abusato della qualità» di premier quando «ha rappresentato falsamente un proprio interessamento istituzionale» dietro l’«asserita parentela con Mubarak», mentre invece «aveva un interesse personale a sottrarre la ragazza dalla Questura al più presto». Quasi subito Ostuni sa che la storia di Mubarak «è una frottola macroscopicamente non veritiera, di cui Berlusconi era consapevole »: ma non glielo dice, il che «rivela l’urgenza di dovere dare, in ogni caso e senza indugio, esecuzione alla richiesta del premier nonostante le diverse direttive impartite dal pm minorile Annamaria Fiorillo». E nella querelle con Iafrate, il tribunale propende per Fiorillo, disciplinarmente sanzionata in primo grado dal Csm per aver reagito alle parole del ministro Maroni in Parlamento, ma per le giudici «credibile e coerente» perché «attenutasi alle linee guida delineate dal suo procuratore in casi analoghi». Le ombre sulle mosse della difesa Ai pm il tribunale indica temi da approfondire. I «2.500 euro al mese dal 2011 a favore delle testi, logicamente in correlazione con la convocazione ad Arcore da parte dell’imputato di tutte le ragazze» appena perquisite il 14 gennaio 2011. La misteriosa riunione del 6 ottobre 2010 nel quale Karima, «alla presenza del suo avvocato Luca Giuliante e di Lele Mora svelò a l’emissario di Lui le informazioni date ai pm in estate». L’intercettazione alle 18.18 del 17 ottobre (prima che le indagini fossero note) tra Minetti e Fede, da cui «si apprende che Minetti andò da Giuliante per parlare della questione Ruby, e che la sera all’incontro ad Arcore prese parte anche Fede ». Il fatto che «nel gennaio 2011 Karima utilizzava il canale degli avvocati Giuliante e Dinoia per portare avanti la trattativa con l’imputato», e l’intercettazione da cui «si evince che il contatto di Giuliante per soddisfare la richiesta di aiuto di Karima fosse Ghedini, uno dei due difensori dell’imputato» (con Piero Longo) «che fin da ottobre 2010 aveva già svolto indagini difensive». E quanto al «rinvenimento di copie di un colloquio difensivo, apparentemente sottoscritto dall’avvocato Longo, a casa di una ragazza diversa da quella che aveva presuntivamente reso quelle dichiarazioni», per le giudici «conferma l’attività di inquinamento svolta prima ancora dell’iscrizione di Berlusconi»