Con i maiali alla Camera «Salvate le stalle italiane»

Dalla frontiera del Brennero a piazza Montecitorio, continua il viaggio degli allevatori in difesa del Made in Italy. Ieri migliaia di allevatori provenienti da tutta Italia hanno portato davanti al palazzo del Parlamento i propri maiali. «Adottateli », hanno chiesto ai cittadini e ai politici, adottateli per salvarli e per salvare le stalle italiane che nell’ultimo anno hanno perso 615 mila maiali a causa dell’arrivo di animali di importazione con i quali si producono falsi salumi, cioè prosciutti, salami e altri insaccati che di italiano hanno solo la lavorazione ma non la materia prima originaria. Insomma, sono salumi ma non italiani doc al cento per cento. È la Coldiretti ad aver organizzato questa grande «battaglia di Natale: scegli l’Italia», slogan con il quale spera di sensibilizzare l’opinione pubblica ed esigere dai politici una posizione di sostegno alla produzione nostrana che ovviamente non è competitiva nel prezzo rispetto ai prodotti che arrivano dall’estero e che permettono di abbattere i costi. Mercoledì Confindustria ha criticato aspramente l’intervento sul palco al Brennero del ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, una presenza «sconcertante» hanno detto gli industriali, che respingono le posizioni della Coldiretti definendole «protezionistiche». Ma ieri a Roma, la protesta non si è fermata e ha trovato l’appoggio di molti parlamentari. Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, ha spiegato che oggi in Italia «due prosciutti su tre provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta». In questo modo si concretizza «un inganno per i consumatori — continua Moncalvo—e un danno per gli allevatori italiani impegnati a rispettare rigidi disciplinari di produzione per realizzare carne di altissima qualità che non ha nulla a che vedere con quella importata che usa sottoprodotti per l’alimentazione dei maiali». Accanto agli allevatori della Coldiretti c’erano ieri in piazza Montecitorio centinaia di sindaci con i loro gonfaloni, rappresentanti delle associazioni dei consumatori e della società e tantissimi cittadini. In giaccone antivento e cappellino gialli della Coldiretti, gli allevatori si sono fatti sentire con slogan e cori: «Salviamo il vero prosciutto italiano », e ancora: «Ogni 1500 prosciutti stranieri un italiano perde il lavoro». Chiedono per prima cosa che i salumi italiani siano etichettati indicando la provenienza dei maiali perché «i consumatori devono sapere e devono poter scegliere», altrimenti si tratta di «concorrenza sleale». Nella produzione dei salumi lavorano 105 mila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione. Ma è bene che i cittadini sappiano, dicono gli allevatori, che la posta in gioco, in questo braccio di ferro con le logiche europee, non è soltanto la perdita di posti di lavoro. C’è la difesa del Made in Italy e del prodotto di qualità. Insieme alle stalle e agli allevatori, sono a rischio di estinzione buona parte del patrimonio gastronomico nazionale e della nostra norcineria, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto San Daniele a quello di Parma. Quanto alle difficoltà economiche degli allevatori, oltre la necessaria etichettatura obbligatoria con provenienza delle carni originarie, c’è anche da sottolineare lo squilibrio di prezzo che esiste dalla stalla alla tavola: per ogni chilo di carne di maiale pagata all’allevatore, il cittadino ne paga 23 euro dal salumiere per il prodotto Dop. A fine mattinata, in piazza Montecitorio viene issato un cartellone gigante con la foto della nazionale italiana che ha appena vinto la coppa del mondo nel 1982 sotto gli occhi del presidente Sandro Pertini. Il cartello dice: «Italia-Germania 3 a 1, undici italiani con le palle fermano la Germania. Troveremo mai undici politici italiani con le palle per dire no ai diktat tedeschi e per ridare onore all’Italia? ».