Coldplay: Dopo il divorzio e la crisi di Martin, la band torna alla grande

Fuori i secondi, come nella boxe. Salgono sul ring i campionissimi del pop di oggi, i Coldplay.La band di Chris Martin irrompe sulle scene con Ghost stories, il nuovo attesissimo disco che sarà venduto con etichetta Parlophone/ Warner dal prossimo 19 maggio e contiene, come i vecchi 33 giri, nove canzoni (uno special sull’album sarà trasmesso nel giorno dell’uscita alle 20.10 su Sky Uno HD e alle 22.10 su Sky Arte Hd). Non ci sono brani poco degni di essere infilati in un grande album: soltanto le nove tracce, tutte belle, a riprova del genio creativo di Martin e di una band ormai entrata nel gotha della musica. La scelta di inserire nel disco esclusivamente canzoni al top fa rientrare i Coldplay dalla porta principale dopo tre anni di live e di silenzi discografici, visto che mancano dal 2011. Anno in cui pubblicarono uno dei loro dischi di maggior successo, non il più bello: Mylo Xyloto. Ghost stories èil titolo scelto per il nuovo lavoro, anticipato da un’entusiasmante caccia al tesoro, organizzata da Martin e soci nelle biblioteche di mezzo mondo. I foglietti con i testi delle canzoni sono stati inseriti in volumi nascosti negli scaffali e, tra i fan, si è scatenata l’affannosa ricerca. Il premio finale è stato un prezioso biglietto per il concerto della band a Londra, il primo luglio. Prodotto dagli stessi Coldplay con l’aiuto di Paul Epworth, Rik Simpson, Dan Green e Jon Hopkin, l’album ha visto l’italiano Davide Rossi curare la sezione degli archi. Il disco è pittorico sin dalla cover: due ali stilizzate partono dal cielo e sovrastano un mare notturno. Il primo singolo che ha anticipato il disco è stato Midnight, un ipnotico cantico elettro-pop. Nella clip i quattro Coldplay appaiono stilizzati con un effetto controluce mentre camminano in un bosco tra abeti e lupi psichedelici. Suggestiva anche Magic, dove la voce di Chris Martin pilota una ballad semplice e diretta. Molto espressiva. Gli altri sette titoli sono di livello: Always in my mind, nella quale spicca la voce di Apple Martin, figlia di Chris e della sua ex moglie Gwyneth Paltrow. E poi Ink,la scintillante TrueLove che vede la comparsata di Timbaland e A Sky Full OfStars, brano nel quale ha m esso le mani il dj svedese Avicii. Il disco scivola via lieve e intelligente: dopo Another’sarm e Oceans,il sipario cala con la misteriosa O. Gli stessi Coldplay, attualmente impegnati in un tour che per ora non toccherà l’Italia, sono consapevoli di aver realizzato uno dei loro album stilisticamente più riusciti. Malgrado i 60 milioni di dischi venduti, ieri erano emozionati come se si trattasse del primo giorno di scuola: «Ghost stories è una collezione sonora molto più pacata, meno artefatta… È un prodotto meno pomposo, un reset, un ricalibrarsi, con un processo di produzione meno invasivo rispetto a quello intrapreso per Mylo Xyloto, il nostro ultimo lavoro», ha detto Martin. «Un disco che è un icona di come i fantasmi del passato abbiano influenzato ilmio presente e il mio futuro. Si tratta di un percorso sonoro di 42 minuti fatto su un tapis-roulant. Insieme ad A Rush OfBlood To The Head, è l’album del quale ci sentiamo soddisfatti al 100% di quello che abbiamo prodotto ». Questo lavoro dei Coldplay è anche il punto di ripartenza personale di Martin, reduce da un doloroso divorzio con la Paltrow: «A questo album abbiamo cominciato a lavorare due anni fa nel salotto di Guy (Berryman, il bassista del gruppo, ndr). L’ispirazione è via via venuta da ciò che è cambiato in me in questi mesi: non voglio più avere paura di quello che accade nella mia vita, del rifiuto da parte di una persona e di un possibile fallimento». Le difficoltà amorose di Martin sono andate pari passo con un m om ento di defaillance vissuto all’interno gruppo: «All’inizio della lavorazione del disco sono anche andato in crisi perché non riuscivo ad apprezzare le cose buone fatte con la band e tutto quello che di positivo avevo intorno perché mi sentivo sotto pressione». ha spiegato il frontman. «Così mi sono autoimposto un cambiamento e ne sono uscito fuori. Johnny e Phil sono stati fenomenali. Rappresentano l’antidoto a tutto quello che può andar storto». La canzone conclusiva – O – è per stessa ammissione di Martin una sorta di testamento spirituale che vede la presenza, nelle vesti di vocalist, dell’altro figlio Moses: «È un messaggio importantissimo quello che che traspare dalla fine dell’album. Ovvero “non mollare mai”, quello che mio padre mi ha sempre suggerito di fare. E quello che ripeto a me stesso tutti i giorni… Avere mio figlio accanto e cantare insieme in un pezzo è stato davvero fondamentale. È la mia canzone preferita fra tutte quelle che hanno inciso i Coldplay, la mia band».