Claudio Santamaria: Mi sentivo inutile, ma poi un’incontro mi ha cambiato la vita

Claudio Santamaria

La vita è una ruota che gira, diceva qualcuno. Capita così che anche un bravo attore come Claudio Santamaria si ritrovi a dubitare della strada percorsa, mettendo in discussione ciò per cui ha sempre studiato e sudato. Un’esperienza incredibile Qualche anno fa Fattore romano ha vissuto un momento molto difficile ma, per fortuna, ha trovato un compagno di viaggio inaspettato che lo ha preso per mano conducendolo verso la riscoperta della propria professione. In questi giorni abbiamo visto Santamaria nei panni del rivoluzionario insegnante Alberto Manzi nella serie di Raiuno Non è mai troppo tardi. Il titolo della fiction riprende quello della trasmissione che Manzi condusse in tv negli anni Sessanta, grazie alla quale circa un milione e mezzo di persone impararono a leggere e scrivere. Per Manzi, noltre, l’insegnamento si basava più sugli studenti che sulle pagelle: «Non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento », disse una volta. Santamaria, insomma, non poteva trovare un ruolo più interessante per ritrovare l’entusiasmo degli esordi. Come mai uno degli attori italiani più affermati, all’improvviso nutre dei dubbi sul valore del proprio lavoro? «Sono situazioni che nella vita possono accadere. Senza un motivo preciso, sei anni fa avevo perso entusiasmo nel fare l’attore: all’improwiso mi sembrava un mestiere inutile, che chiunque avrebbe potuto fare al posto mio. Poi ho avuto un’esperienza incredibile, che ha spazzato via ogni dubbio. Una persona mi ha confidato di aver ritrovato la voglia di vivere dopo aver visto la miniserie tv di Raiuno Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu, in cui interpretavo il cantautore calabrese. A quel punto ho capito che il mio lavoro può servire a qualcosa d’importante». Quanto è stato decisivo questo evento per la tua crescita personale? «Sono convinto che la carriera artistica vada di pari passo con l’evoluzione personale dell’artista che la vive. Quando mi rivedo nei miei vecchi film riesco subito a capire in quale fase della mia vita mi trovavo in quel precisomomento. Oggi sono sicuramente una persona più matura e consapevole, anche se non ho perso la volontà di mettermi sempre in discussione e di trovare nuove strade. Ogni volta che mi appresto a interpretare un personaggio non so mai come lo farò. La sfida è quella di riuscire ad aggiungere sempre qualcosa alla mia interpretazione. Oppure, ancora meglio, a togliere ». Possiamo dire che quello di Rino Gaetano è il personaggio al quale sei più legato? «Senza dubbio è il ruolo più completo che abbia mai interpretato, perché mi ha richiesto un grande coinvolgimento, sia fìsico che psicologico». »Cerco di dare una mano al prossimo» Anche il ruolo di Alberto Manzi, però, non scherza in fatto di intensità e valori che porta con sé… «Anche lui è uno di quei personaggi “intoccabili” verso i quali si prova grande stima e rispetto, perché ha dedicato tutta la vita agli altri, soprattutto ai più giovani. Questo suo essere su un’altra dimensione mi ha costretto a sforzarmi molto più del solito per cogliere l’essenza del suo spirito e delle sue idee. Sono personaggi unici gxiidati da forti ideali di libertà che hanno cercato di cambiare il mondo e hanno lottato per difendere i diritti degli altri». In lui che cosa rivedi di te stesso? «Condivido pienamente la sua visione del mondo: dopo essere tornato dalla guerra ha capito che i conflitti nascono dall’ignoranza e che quindi solo la diffusione della cultura e la conoscenza del mondo e di se stessi può portare alla pace. Essendo io papà, mi rispecchio nell’ amore che provava verso i bambini e i ragazzi. Con mia figlia Emma (avuta dall’ex compagna Delfina Delettrez-Fendi, ndr) sono molto paziente e nel mio piccolo cerco anch’io di dare una mano al prossimo, scegliendo progetti che reputo interessanti per i temi trattati, appoggiando cause come quelle delle associazioni non governative e utilizzando i social network per diffondere pensieri positivi ». »Insegnava a pensare» I suoi metodi d’insegnamento poco ortodossi erano rivoluzionari all’epoca. Ma anche oggi non hanno perso la loro carica innovativa… «Alberto Manzi era avanti di 50 anni allora e lo è tuttora. Insegnava ai ragazzi soprattutto a pensare, a sviluppare curiosità verso se stessi e il mondo circostante. Il metodo di Manzi è assolutamente attuale, perché insegna a difendere la propria dignità di essere umano imparando a pensare in modo libero»