Claudia Pandolfi: “Avevo perso la fede, poi ho recitato sulla fiction di Papa Wojtyla e…”

L’abbiamo vista interpretare una psicoioga e scrittrice atea, impegnata a indagare su casi paranormali e a smascherare i segreti di oscure sette ne II tredicesimo apostolo. In questo momento, poi, Claudia Pandolfi è sul set di Ris Sicilia Connection, nuovo capitolo della serie dedicata alle investigazioni scientifiche, che la vedrà protagonista accanto a Fabrizio Bentivoglio. Di recente invece è stata Angela, la donna amata dal maestro di sci e alpinista Lino Zani (interpretato dal collega Giorgio Pasotti), la cui amicizia con Giovanni Paolo II è al centro del film Non avere paura, trasmesso da Raiuno proprio nel giorno della canonizzazione di Papa Wojtyla.Una pellicola che ha commosso e fatto riflettere persino una come lei, che notoriamente non ha un grande trasporto per la religione. Eppure ha detto che Papa Wojtyla è stato l’uomo che ha ascoltato di più durante l’infanzia: «Ricordo benissimo la sua voce», ha spiegato. «Mi ha accompagnato per 20 anni della mia vita». Di Papa Francesco, poi, Claudia apprezza molto la capacità comunicativa: «Mi piace parecchio e mi ha sorpreso quando si è affacciato per la prima volta da San Pietro pronunciando quella semplice parola: “Buonasera”. Ha creato subito un contatto diretto con la gente». Sulle questioni spirituali e sulla fede, Nuovo ha deciso di approfondire il pensiero dell’attrice romana. Claudia, il tuo collega Giorgio Pasotti ha detto che, interpretando Lino Zani in Non avere paura, ha riscoperto quel“senso spirituale” che ha sempre saputo di avere e che però dava per scontato, tenendolo “parcheggiato o nascosto”. E stato così anche per te? «Se penso a come sono, mi sembra assurdo dirlo. Però ammetto che, quando ho rivisto il film in tv, persino io mi sono commossa. Ci sono stati momenti che mi hanno riscaldato molto, con mia grande sorpresa. E devo confessare che anche sul set ho provato, come gli altri, sensazioni particolari, soprattutto quando ho visto Aleksei Gus’kov (che ha interpretato Karol Wojtyla) vestito da Papa. Lui ha un carisma straordinario». Perché ti sei stupita così tanto delle tue reazioni? Che rapporto hai con la fede? «Sono stata una ragazzina allevata, per così dire, a pane e croci. Sono cresciuta in un ambiente cattolico e ho vissuto molto la parrocchia, che era un luogo sano di aggregazione e di scambio nel quartiere. Lì ci si poteva sentire sicuri. A un certo punto, però, ho iniziato a fare domande scomode durante le lezioni di catechismo, mettendo tutto in discussione. Convocarono i miei genitori. Io capii che forse le domande più inquietanti mi venivano da dentro e che certe risposte dovevo trovarle da sola, sulla mia zattera, in un mare più aperto e, mi rendo conto, poco rassicurante. Ma mi faceva sentire più forte la mia zattera che la nave grande che mi aveva accolto fino ad allora». Anche tu adesso sei mamma. Mandi tuo figlio in parrocchia? «No, mio figlio non è stato nemmeno battezzato. Io penso che la fede sia una scelta, una bellissima scelta da fare individualmente. Quindi cerco di non imporgli nulla, ma di fargli conoscere tutto. Poi saprà lui che cosa fare». Tornando al film di Raiuno e al suo titolo, qual è la tua paura più grande? «È quella verso me stessa: penso che da sola io posso fare i danni più grossi. Tutte le cose sono riconducibili a una soluzione: però, se temi te stesso, devi riuscire a capire quali sono i tuoi istinti e le tue necessità più profonde per affrontarli. Per il resto, poi, di che cosa dobbiamo spaventarci? Cerco di non avere paura. L’ho provata in passato e sono convinta che sia un grande o- stacolo. Quando senti che affiora ti blocchi. Bisogna riuscire a superare la paura e il senso di colpa. Sono trappole insidiose che la vita ci pone».Anche l’amore è al centro di questo film. Il tuo personaggio, Angela, mostra una costanza incredibile nell’a- spettare Lino. Che cosa hai in comune con lei? «È una persona forte, con un carattere ben definito. Sicuramente in questo mi ritrovo: ma non so se io avrei aspettato un uomo così tanto». Vuol dire che non sei così paziente in amore? «Sono un cavallo pazzo, scalpito, ho bisogno di avere una concretezza immediata. Se un uomo mi dice di aspettare, va bene. La cosa importante è che sia puntuale. Faccio fatica a essere paziente, anche perché l’amore richiede già mille compromessi. Se si parte da un rapporto che non decolla e che va assecondato. .. Non so, io non sono così romantica». Sappiamo però che hai un nuovo fidanzato… «Eh sì. Lo confermo. Che dire? Da sola non riesco a stare. Ho bisogno di relazionarmi con qualcuno che mi capisca, che mi voglia bene: può essere la mia famiglia, un amore che nasce, mio figlio. L’amore è importante. Personalmente cerco di fare tutto con amore. Quanto a lui, è giovane, è molto più romantico di me e ha persino caviglie più sottili delle mie (ride, ndr)\ A breve compirà 40 anni». Come vivi il passare del tempo? Lo temi? «Ho proprio voglia di invecchiare, perché a un certo punto bisogna smettere di essere in gara col mondo e soprattutto con se stessi. Occorre fare pace, avere un rapporto più e- quilibrato col proprio corpo,essere disposti a cogliere quello che la vita offre. Sarà la maturità, che poi diventa saggezza accompagnata da certe rughe e da certe scelte. Non potrei mai desiderare di fermarmi a un certo momento della mia vita: sarebbe come mettere un freno ai miei occhi». Fai spesso bilanci? «Non mi piace mai farli, anche perché sono cambiata tanto negli anni. Adesso potrei non condividere quello che ho detto tempo fa o comunque il passato potrebbe non appartenere a questo momento della mia vita. Allo stesso modo, il mio attuale presente potrebbe non essere vero dopo. Per e- sempio: io ora sono mamma di un bambino di sette anni e mi comporto in un certo modo, ma fra dieci anni lui ne avrà diciassette e mi farà impazzire, probabilmente…».