Chiuso il caso Dolce e Gabbana: assolti

Cattura

Ammesso che sia inquadrabile come reato di «omessa dichiarazione» l’aggressiva politica di ottimizzazione fiscale praticata dalla società di diritto lussemburghese Gado srl quando gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana le cedettero nel 2004 i propri marchi, è da verificare in un Appello-bis se sia reato riconducibile al legale rappresentante della società Alfonso Dolce (fratello di Domenico), mentre di certo «il fatto non sussiste » per i due stilisti e tre loro professionisti. Lo ha stabilito ieri la Cassazione che, all’esito di una altalena di verdetti dal 2011, ha annullato senza rinvio la condanna in primo e secondo grado a 1 anno e 6 mesi degli stilisti difesi dagli avvocati Dinoia, Simbari e Taglioretti; annullate anche le condanne del commercialista Luciano Patelli nonché dei direttori generale e finanziario Cristina Ruella e Giuseppe Minoni (difesi dai legali Coppi, Bana, Cagnola, Mucciarelli, Centonze); e ordinato un nuovo Appello per il solo Domenico Dolce, con cancellazione intanto dei 500.000 euro di danni all’Agenzia delle Entrate e prescrizione tra soli 7 giorni. Nel 2004 gli stilisti costituiscono la lussemburghese Gado alla quale cedono i marchi ad un prezzo ritenuto dall’accusa sottostimato, con il risultato che le royalties vengono tassate più favorevolmente in Lussemburgo. CatturaNel 2007 i pm Laura Pedio e Gaetano Ruta contestano però che la Gado srl sia solo fittiziamente in Lussemburgo, e che invece tutta in Italia sia la gestione dei marchi che genera reddito. Ma l’1 aprile 2011 il gup Simone Luerti proscioglie tutti perché giudica uno schema di elusione del tutto incompatibile con i principi di tassatività e determinatezza alla base delle responsabilità penali. I pm del pool di Francesco Greco ricorrono allora in Cassazione, puntando con questo caso-pilota ad affermare pure la responsabilità dei professionisti che costruiscono le architetture elusive del Fisco. E il 22 novembre 2011 la Cassazione, mentre conferma il proscioglimento dalla truffa allo Stato, annulla invece quello per omessa dichiarazione. Si celebra così il processo, dove il 19 giugno 2013 il Tribunale assolve gli imputati dall’accusa di avere sottratto base imponibile con la sottovalutazione delle plusvalenze prodotte dalla cessione dei marchi alla Gado, ma condanna per l’omessa dichiarazione. A sorpresa il 29 aprile 2014, nell’Appello, il pg Gaetano Santamaria chiede l’assoluzione condividendo le tesi difensive, ma i giudici confermano la condanna, ritenendo la Gado solo fittiziamente in Lussemburgo, e quindi l’omessa dichiarazione in Italia scientemente finalizzata a conseguire maxirisparmi fiscali. Ieri, però, la Cassazione riporta le lancette all’iniziale proscioglimento del gup. «Siamo persone oneste, W l’Italia», festeggiano gli stilisti per i quali resta aperto il fronte delle Commissioni Tributarie, dove, versati all’erario circa 40 milioni di omessa Iva, pendono ricorsi per circa 350 milioni.