Chiara Poggi, i legali di Alberto: “Stasi non ha mai cambiato i pedali alla bicicletta”

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Non è mai avvenuto alcuno scambio di pedali tra le biciclette di Alberto Stasi oggi sotto sequestro. A queste illazioni fantasiose risponderemo a processo: saremo perfettamente in grado di dimostrare che questo è Fennesimo tentativo di cercare a tutti i costi delle prove a carico di Alberto Stasi. Neanche la procura è mai arrivata a ipotizzare una tesi solo suggestiva per la stampa, ma fondata assolutamente sul nulla” Gli avvocati di Alberto Stasi, Angelo e Fabio Giarda, sono furenti: la parte civile ha scritto in una relazione che Alberto avrebbe scambiato i pedali delle bici per nascondere le tracce dellomicidio di Chiara. Ricorderete la questione: la vicina di casa dei Poggi, Franca Bermani, interrogata subito dopo 1 omicidio di Chiara disse di aver visto, appoggiata al muretto di casa, una bicicletta nera da donna, “in ottimo stato, della quale ricordo che aveva una sella molto alta e la sella era del tipo con le molle cromate ben visibili. Una bici che non avevo mai visto prima”. Al ragazzo vennero allora sequestrate due bici, una grigia da donna e una da uomo, bordeaux e oro, di marca Umberto Dei. Quella grigia fu subito scartata, la Umberto Dei invece fu smontata. Sui pedali la scientifica trovò tracce di Chiara: un dna che, però, non derivava da sangue e non è legato all omicidio; ma ai rapporti di frequentazione dei due giovani. Tanto che i giudici non ne tennero conto nelle due sentenze di assoluzione del ragazzo. Una terza bici, non di Alberto ma della famiglia Stasi, fu trovata la mattina dopo il delitto nel negozio di autoricambi del papà di Alberto. Ma non fu sequestrata perché il maresciallo Francesco Marchetto, che era andato a vederla, constatò che non era compatibile con quella descritta da Franca Bermani: non aveva le famose molle cromate sotto il sellino ed era dotata invece di un grosso cestino nero davanti. «Non c entrava niente con la bici descritta», dirà. Nonostante ciò proprio questa terza bici è stata comunque acquisita all apertura del nuovo processo d Appello, lo scorso aprile, ed è risultata davvero diversa da quella descritta da Franca Bermani. Ma 1 avvocato dell accusa, Gian Luigi Tizzoni, ha notato un particolare. Sostiene che i pedali di questa bici, di marca Union, siano in realtà quelli della Umberto Dei, su cui era stato trovato il dna di Chiara e viceversa. Sostiene cioè che siano stati scambiati per non lasciarli sulla bici nera ritrovata nellau- toricambi, bici che sarebbe stata usata, nella ricostruzione dell accusa, proprio da Alberto la mattina del delitto. Secondo questa rivisitata versione, Alberto avrebbe dunque ucciso Chiara, dopo qualche ora avrebbe dato Fallarme e, una volta sentita la testimonianza della signora Bermani, avrebbe invertito i pedali, chiù- dendo nelFautoricambi del padre la bici del delitto con i pedali puliti, e riportandosi a casa la Umberto Dei con i pedali con il Dna. Ma che prove ci sono che i pedali siano stati effettivamente scambiati? I pedali oggi montati sulla bici nera, sono davvero quelli della bici Umberto Dei? Abbiamo chiesto ad alcuni esperti di biciclette, i quali ci hanno spiegato che non è possibile saperlo: quei pedali, infatti, sono molto diffusi, sono economici e sono “di serie” su moltissime bici, soprattutto su quelle di tipo olandese. Non solo sulla Umberto Dei, dunque. Non è quindi affatto scontato che alla bici nera siano stati cambiati i pedali. Quella bici poteva montare quei pedali quando è stata acquistata. Questa bici, inoltre, come abbiamo già detto, era chiusa nelFautoricambi del padre di Alberto. L edificio ha un antifurto, e Funico a conoscerne il codice era il padre di Alberto. Entrambi hanno passato il pomeriggio del 13 agosto e tutta la notte in caserma, interrogati dai carabinieri. Come e quando, dunque, Alberto avrebbe potuto manomettere questa bici? Ma poi: se nemmeno questa bici nera corrisponde alla descrizione di Franca Bermani, perché mai considerarla la bici con cui Alberto è andato a commettere Fomicidio? Dicono gli avvocati Giarda: «Replicheremo con prove certe e non con supposizioni e fantasie a queste accuse». E concludono: «Valuteremo anche se procedere nei confronti di chi, questa volta, ha proprio superato il limite dellaccettabile». Quanta confusione. La povera Chiara e la sua famiglia meriterebbero, invece, la verità.