Chi l’ha visto: Torna Federica Sciarelli con tante nuove storie da raccontare

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Il sito ogni giorni raccoglie segnalazioni, nuovi appelli di persone che cercano familiari scomparsi. L’estate non ha dazione ddai Ctoh ti rl’ehgau vais atoll?a c rhee, a pochi giorni dalla prima npeu,n èt partao ndteal laa r nauccoovnat aerdei zcioonprecisione e autorevolezza lcea snttoi reie i dmi cisrtoenria cirar pisioùl ttio dci quAels ctao mItaalniad.o, dal 2004, un volto rassicurante, oltre che lees,t rceommaem qeunetlelo p rdoi fFeessdieornicaaSciarelli, attenta e sensibile e con una spiccata umanità: r«eAmncoh de iq turaetstta’arnen soto creierc ihmeportanti come quella di Roberta Ragusa. E, poi, tanti casi inediti», annuncia a Visto, facendo intendere che non mancheranno casi che lasceranno il segno. £ tante volte anche su di lei: «Il mio non è un lavoro che a una certa ora del giorno puoi metterti alle spalle. La scomparsa di una persona è peggio di un lutto, non riesci mai a metabolizzarla. E una sofferenza vera, e stame a contatto quotidianamente non è facile». La nuova edizione segna un cambiamento nella tipologia delle sparizioni. «Le donne scompaiono sempre più a causa di violenze maschili Gli uomini, invece, subiscono le conseguenze della crisi economica e non hanno il coraggio di dire alla famiglia che sono stati licenziati. La mancanza di lavoro rende fragili e così all’improvviso svaniscono tnie slc noumllap.a Urlstii mè ainmfaetnttie g menotlev che non lavora». tu e la tua squadra di Chi Vha visto? come cercate di aiutare questa gente? «Con la nostra presenza: una carezza emotiva fa vedere meno nero il momento di difficoltà. Le ultime scomparse sono figlie della fragilità? «Sì. Un tempo, i pochi anziani che sparivano lo facevano per via dd\’Alzheimer. Ora in tanti se ne vanno di casa perché non vogliono vivere nell’indigenza. Si trovano ogni giorno a vivere esistenze fatte di stenti». Nella tua trasmissione è stato dato cio del r iitnr odviraemttae ln’atnon udnel corpo di Sarah Scazzi, avete avuto un ruolo nella risoluzione del caso di Elisa Claps e ora state smuovendo le acque intorno al mistero di Emanuela Orlandi Qual è il caso che ti ha dato più u \ i l Ho invitato Piera, la mamma dì Denise, a cena a casa mìa1 soddisfazione seguire? «Quelli menzionati sicuramente, ma anche altri minori, perché avvertiamo di più la sensazione di dare voce a chi non ne ha. Non c’è soddisfazione più grande nell’ascoltare chi non è ascoltato da nessuno. Queste famiglie si fidano di noi, di me e si aprono. Scelgono di farlo con noi, anziché con un avvocato, un investigatore o peggio con dei medium. Abbiamo dei redattori eccezionali, che danno il numero di telefono personale a queste famiglie. Tutta la nostra squadra vive a livello personale queste battaglie. Sono stata proprio io a voler tornare sul caso di Emanuela Orlandi. Perché? « Quando sono arrivata a Chi l’ha visto Evenivo dal giornalismo politico e sono entrata in punta di piedi nella cronaca. Ho chiesto di occupare di quel caso in prima persona perché provavo forte interesse. Ricordo quando nel 2005 è arrivata la famosa telefonata anonima che diceva di andare a vedere chi fosse sepolto nella basilica di Sant’Apollinare. Oggi sono anche amica di Natalina, la sorella della Orlandi. Abitiamo nello stesso quartiere e abbiamo tutte e due un cane. E ci diamo appuntamento la sera per passeggiare insieme». Si creano, quindi, rapporti umani con i familiari degli scomparsi? «Certo. Per natura sono una persona molto aperta. Piera Maggio, la madre di Denise Pipitene, è venuta a cena a casa mia e ha conosciuto mio figlio. Spesso mi dice: “Salutami Giovanni”. Queste persone vogliono confidarsi, ma in famiglia preferiscono non farlo per non alimentare la sofferenza. E allora mi faccio contattare sul mio telefonino. Alla mamma di Elisa Claps ho detto più volte: “Non ti fare scrupolo. Chiamami quando vuoi”». La notizia più bella che vorresti dare? «Vorrei trovare uno scomparso vivo, non capita così spesso. Penso ai genitori di Tiziano Allegretti, Angelo e Camilla, a cui nel 2005 è scomparso il figlio 27enne. A loro ripeto: “Se lo trovo e scopro che ha deciso di andarsene di testa sua, lo prendo a calci”. “E io te lo tengo”, mi rispondono». Hai dichiarato che, psicologicamente, per te condurre questo programma è moltsoa nfdorot de.i Slatsacii apreen? «Non è che non voglia più farlo, ma si parla di casi davvero molto dolorosi: a meno che tu non sia insensibile, ne rimani toccato. Ho parlato con Gildo Claps, fratello di Elisa, e con Natalina Orlandi. Entrambi mi hanno detto: “Se tu lasci, ti capiamo”. Ho chiesto al mio direttore se potevo passare la mano, il programma, tanto, è solidissimo. Lui mi ha guardato come si guarda una pazza. L’ha presa come una battuta e, poi, mi ha detto che non se ne parlava proprio. Troverei giusta un’alternanza nella conduzione, ma invece rieccomi qua. Certo, qualcuno mi dice che mi sono indurita ». Difficile stare distaccata? «Sono dalla parte di queste famiglie e, quindi, non sono né serena né tantomeno distaccata ». Che cosa ti incoraggia? «Quello che non appare agli spettatori: i familiari che vengono in redazione apposta e ci portano la colomba pasquale, messaggi di ringraziamento continui». Riesci mai a staccare? «Quest’estate ho fatto un bel viaggio in bici con amici. Ho alle spalle anche 10 anni di atletica, lo sport mi ha sempre aiutato a eliminare tossine di vario tipo. Ma, se lavori in un pronto soccorso non è che vai a casa, ti dai una pettinata e toma tutto a posto». Che pensa tuo figlio Giovanni del tuo lavoro? «Ha quasi 18 anni e non gradisce che parli di lui. Ma farò un’eccezione. Non guarda Chi l’ha visto?, ma talvolta si è preoccupato per me. Come quando nel 2008 un gruppo di estrema destra ha preso d’assalto i nostri studi pervia di un servizio andato in onda. 0 quando nel 2012 Giuseppe De Tornasi, storicamente vicino alla Banda della Magliana, ha detto in diretta: “Vengo a casa vostra con i carri Ili vedo spesso anche con la sorella della Orlandi” armati”. Il giorno dopo gli amici hanno informato Giovanni, lui mi ha chiesto spiegazioni e poi si è tranquillizzato. Di solito è la mamma che dice al figlio di non fare l’incosciente, ma nel mio caso spesso è il contrario». E poi c’è Palme. «Sono una vera amante degli animali. Palme, un pastore tedesco femmina, è la mia ombra, mi segue dappertutto. Ogni tanto ci chiedono di fare Chi l3ha visto?anche per i cani e per 1 gatti…»