Checco Zalone: Difficile mantenere le attese ma lui c’è riuscito

Milano, presentazione dello spettacolo "Resto umile world show"

Molti intellettuali si chiedono quale sia il suo segreto. Cosa spinge milioni di persone ad andare in massa a vedere i suoi film? Come è possibile che uno dei tanti comici di “Zelig” sia passato da 15 milioni di incasso di “Cado dalle nubi” ai 43 e mezzo di “Che bella giornata” ai 35 di “Sole a catinelle” (stiamo scrivendo a una settimana dall’uscita nei cinema quindi il risultato è destinato a crescere e a battere il suo stesso record al punto che c’è chi si chiede se riuscirà a superare il record di “Avatar”, ovvero il film con il maggior incassi di tutti i tempi in Italia con 65.679.000 euro)? Il segreto sta nel suo modo di fare cinema, un cinismo e un’umiltà che richiama il grande cinema degli anni ‘60, come se Zalone venisse dai tempi dei Sordi, dei Manfredi, saltando a pie’ pari la generazione- Vanzina. “Se esiste un punto di contatto tra me e Sordi, sta nel non puntare il dito, dare lezioncine o salire in cattedra. – spiega a “Il Fatto” – Nel provare a far affezionare il pubblico. Ai suoi personaggi riesci a voler bene anche nel cinismo e nella bassezza. Li scopri umani. Deboli. Volgari. Esattamente come te. Vorrei riuscire a fare lo stesso. Detto questo, di fronte a Sordi mi sento una caccola”. Tutto è nato con l’intuizione di Gino e Michele che l’hanno fortemente voluto a “Zelig”: “Il colpo di culo che mi ha cambiato la vita è stato il provino di ‘Zelig’. Cantante neomelodico, cafonissimo, in scena con una tremenda maglietta rosa aderente. Sul palco faccio un numero che a Bari ripetevo spesso e non faceva ridere nessuno: ‘Un bacione alla casa circondariale di Trani con gli auguri di una presta libertà’”. Un trionfo. Mi gaso e in piena immedesimazione, quando il comico Cremona mi invita a cantare al pianoforte, gli faccio segno di spostarsi: ‘Vattenne, chista è roba mia’. Gino e Michele mi prendono da parte: ‘Che fai nei prossimi mesi?’. ‘Ho la pratica per diventare avvocato’. ‘Annulla tutto, non prendere impegni per un anno’. Un sogno”. E per far capire quanto avessero capito che lui era uno forte racconta che “facevo avanti e indietro tra la Puglia e la Lombardia, mantenuto dai miei e senza una lira in tasca, per sostenere i provini. Il 23 luglio del 2004 dopo essere sceso dal Milano- Bari in un giorno di caldo infernale, zanzare e bestemmie, trovo mio padre: ‘Mo’ mi hai rotto i coglioni, non c’ho più soldi, sto andando sotto in baca, falla finita’. Imbarazzatissimo, vado dal produttore: ‘Non posso più venire’. Senza fiatare, mi stacca un assegno da 5.000 euro. Mi sembrò Dio. Chi cazzo li aveva mia visti 5.000 euro? Ne prendevo 50 a serata per fare il piano bar, mi pagavo la benzina e a volte mi toccava vestirmi pure da Babbo Natale”. Oggi Checco è entrato in quella ristretta cerchia di artisti che devono realizzare prodotti destinati a piacere a tutti producendo milioni di euro: “Ho fatto fare i soldi e sono condannato a farne sempre di più. Detesto gli artisti che fanno finta che non contino. La prima volta che ho visto un set mi è preso un colpo. 70 persone, 70 famiglie, 70 bocche da sfamare. A qualsiasi uomo di coscienza il dubbio verrebbe: ‘Chi cazzo li paga questi qui?’. So che arriverà il giorno in cui non mi riconosceranno più e finalmente avrò una buona ragione per stare in ansia. Ma ‘sta storia del successo sarebbe meno angosciante se almeno riuscissi a godermelo. Invece sono un cogliono e soffro. Leopardi rispetto a me era un ottimista. Si rende conto che se ‘Sole a catinelle’ fa 20 miliono di euro grideranno al flop? Ma siamo pazzi?”