Cecchi Pavone: “Vado all’estero col mio compagno, cosi potremo avere i due bambini che vogliamo”

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Doppia cicogna in arrivo per Alessandro Cecchi Paone e il suo compagno, Massimo Francese. A dare la notizia clamorosa è lo stesso giornalista: «Lo faccio alla luce del sole, per tutti gli omosessuali senza diritti», dichiara Alessandro a Nuovo. In questi giorni il conduttore si gode le vacanze in barca nelle acque della Costiera Amalfitana insieme con il giovane ballerino di origini brasiliane che è al suo fianco da un anno. In barca ci sono anche Cristina, la ex moglie spagnola di Cecchi Paone, e il suo uomo. «Ora ho trovato la persona giusta» Come è nato il desiderio di avere figli? «Dalla voglia di normalità. Ho quasi 52 anni e ho trovato il compagno giusto per questa scelta. Certo, nella mia posizione economica, potevo agire di nascosto, ma voglio fare qualche cosa per migliorare la situazione di chi è gay e non viene difeso né rappresentato da nessuno in Parlamento». In Italia è una provocazione, lo sai? «Sono fiero di essere italiano e della mia famiglia, che si è sempre battuta per la libertà. Però devo dire che sui temi della laicità e dei diritti civili, compresi quelli degli omosessuali, il nostro Paese non si è ancora realizzato da un punto di vista liberale e democratico». Massimo è la prima persona con cui desideri un figlio? «Sì, non ci avevo mai provato. L’unica con cui avrebbe avuto senso sarebbe stata Cristina, la mia ex moglie. Lei sarebbe stata una madre perfetta». Perché non ci hai provato durante il matrimonio? «Eravamo molto giovani quando ci siamo messi insieme. Quindi rinviavamo sempre: volevamo viaggiare e uscivamo tutte le sere. Magari sarebbe successo in seguito, se non fosse che poi ho sentito il bisogno di un amore al maschile. Ma Cristina sarà la figura di riferimento femminile principale dei miei figli. Lei è una donna di qualità, in senso culturale, intellettuale, morale e di stile. Perciò sarà una super zia!». Preferiresti adottare un figlio o ricorrere alla fecondazione eterologa? «Mi interessano più i legami scelti che quelli di sangue. Massimo è stato adottato in Brasile e quindi siamo entrambi sensibili al tema. L’importante è garantire ai figli una buona educazione, la qualità della vita e un grande sostegno». Alcune ricerche scientifiche dimostrano che i bambini crescono bene anche con genitori omosessuali. «Sì, è provato da tutte le ricerche psicologiche del mondo. I bambini sono perfettamente in grado di capire che l’importante per loro è essere amati e rispettati». «Vorrei un maschio e una femmina» Però c’è anche chi dice che un punto di riferimento femminile e uno maschile sono necessari. «Certo, ma non ci sono solo i genitori. Tutti noi abbiamo avuto qualcuno di fondamentale nella nostra crescita: un professore, un allenatore, una zia, un prete, una suora, gli amici. Sono vari i punti di riferimento ed è riduttivo pensare solo al genere maschile e femminile. L’importante è lasciare che facciano le proprie scelte senza condizionamenti. E non è vero che i figli di omosessuali diventano come i genitori: noi gay siamo tutti figli di etero!». Vorresti un maschio o una femmina? «Un maschio e anche una femmina. Non voglio un figlio unico, perché ricordo con gioia l’infanzia con mio fratello. Massimo ha una sensibilità che si adatterebbe a crescere una bimba, mentre io potrei trasmettere il piacere dell’avventura e della scoperta al maschio. Però anche alla femmina: magari diventerà un’astrofisica come Margherita Hack. O come mia nonna Jole, una delle primissime donne in Italia a laurearsi in Logica, Matematica e Fisica. Lei è stata davvero un grande esempio per il suo approccio alla libertà». Che si tratti di adozione o di fecondazione eterologa, vuoi comunque che avvenga in Israele. Perché? «Lì ho assistito a uno dei più bei Gay Prìde ed esistono dei gruppi di incontro tra omosessuali che vogliono diventare genitori e persone eterosessuali disposte a dare bimbi in adozione o a fare la fecondazione eterologa. Tutto alla luce del sole: in Israele l’opinione pubblica è molto aperta». Ma li cresceresti in Italia? «Nell’amore per l’Italia… ma all’estero! Non li crescerei in un Paese dove viene continuamente insultata un ministro dalla pelle nera, ma in una nazione dove siamo tutti fratelli, uguali in partenza. Li crescerò secondo i valori di fratellanza, libertà e uguaglianza». Sono i valori del Grande Oriente d’Italia, l’organizzazione massonica di cui fai parte: vorresti che i figli continuassero questa tradizione? «Solo se lo vorranno, dovrà essere una loro decisione». Nel caso di fecondazione eterologa preferiresti che le tue creature assomigliassero a te oppure a Massimo? «Giuro che non ci abbiamo ancora pensato. E poi, da buon divulgatore scientifico, i figli li voglio sani prima che belli». Se a vent’anni i tuoi figli ti dicessero che sono innamorati di persone over 50, proprio come te e Massimo, avresti qualcosa da obiettare? «No. Sopra i vent’anni, lo scambio di sentimenti con persone più grandi è un’occasione: il partner più adulto può condividere tutto quello che ha imparato, fare da guida e anche valorizzare un giovane». Massimo da te ha imparato a veleggiare… «Sono un appassionato velista e penso che sia il modo migliore per passare le vacanze e per sentire l’odore e il sapore del mare. E, dopo mesi di training con me, Massimo è diventato un bravissimo capitano. Io mi affido completamente a lui, è il mio pilota preferito». «Non esistono verità assolute» Il 16 settembre compirai 52 anni. Come festeggerai? «Massimo ha promesso di portarmi a Mosca, in Russia, dove non sono mai stato. Sarà un viaggio bellissimo». E a te invece che cosa hanno insegnato i grandi scienziati che hai intervistato nel tuo ultimo libro, Dieci vite per la scienza? «Che non esistono verità assolute, né leggi immutabili e che tutto va continuamente provato. Mi hanno anche insegnato che la scienza è un metodo di libertà: per questo i grandi scienziati si sono sempre schierati dalla parte dei diritti delle minoranze. Come Umberto Veronesi o come Margherita Hack che, per le sue dichiarazioni, fu eletta “gay dell’anno”, nonostante fosse sposata da una vita con un compagno di scuola. E lei accettò con entusiasmo questo titolo!».