Caso Lavitola, imprenditore racconta «Filmò Berlusconi con prostitute»

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Che Valter Lavitola avesse nascosto chissà dove qualcosa di così importante da potersi permettere di stare addosso a Berlusconi presidente del Consiglio più di come oggi ci stia Dudù, è un sospetto che è sempre aleggiato, da quando la Procura di Napoli ha cominciato a indagare sui rapporti tra l’ex capo del governo italiano e il faccendiere con interessi per metà nell’editoria e per metà nel commercio ittico all’ingrosso. Oggi nelle mani dei pm Vincenzo Piscitelli e Henry JohnWoodcock e del procuratore aggiunto Francesco Greco c’è una testimonianza che se dovesse rispondere al vero spiegherebbe qual è l’arma che Lavitola tiene puntata su Berlusconi e che da venti mesi gli fa preferire stare agli arresti pur di non scaricarla. Secondo quanto ha raccontato ai magistrati l’imprenditore Angelo Capriotti—anche lui coinvolto come Lavitola nell’inchiesta per corruzione internazionale su un giro di tangenti che avrebbe fatto da sfondo all’assegnazione di importanti appalti a Panama — Lavitola avrebbe filmato gli incontri tra Berlusconi e alcune prostitute che lui stesso gli procurò in occasione di soggiorni all’estero, prima in Brasile e poi a Panama. Nell’occhio delle telecamere nascoste di Lavitola in un’altra occasione sarebbe finito anche il suo amico presidente panamense Ricardo Martinelli, ripreso mentre sniffava cocaina. Capriotti — che giura di non aver mai visto questi filmati — sostiene che è stato lo stesso Lavitola a dirgli di averli girati, e aggiunge di averne ricevuto conferma anche da un altro imprenditore, Angelo Velocci, che avrebbe duplicato i video riguardanti Berlusconi, e quindi ne sarebbe anche lui in possesso. L’avvocato dell’ex premier Niccolò Ghedini sostiene invece che «non esistono video compromettenti» su Berlusconi perché «non vi è mai stato alcun incontro» con prostitute, e quindi la storia che riferisce Capriotti sarebbe di «pura fantasia». Potrebbe chiarire Lavitola, se volesse, ma ora ha altri pensieri. La sua breve parentesi di arresti domiciliari si è appena conclusa: da ieri è di nuovo in carcere, a Poggioreale. Stavolta l’accusa è di tentata estorsione nei confronti di Impregilo per le pressioni esercitate sull’impresa italiana affinché costruisse un ospedale a Panama, pur non essendo riuscita ad ottenere l’appalto per la realizzazione della metropolitana nel piccolo Stato centroamericano. Lavitola riuscì a far esprimere in favore della necessità dell’ospedale lo stesso Berlusconi, che ne parlò con l’allora presidente di Impregilo Massimo Ponzellini. Ma l’ex premier in questo filone d’inchiesta non è indagato, lo dice anche il procuratore Giovanni Colangelo («non è emersa alcuna ipotesi di reato a suo carico »). E il perché lo chiarisce nel suo provvedimento il gip che ha firmato la nuova ordinanza di arresto per Lavitola. Berlusconi agì senza sapere che dietro la vicenda dell’ospedale ci fosse un gioco sporco (interessi economici del presidente Martinelli). Fu, cioè, «vettore inconsapevole» del tentativo di estorsione.