Casa,in arrivo nuove detrazioni per 1,3 miliardi

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Nemmeno il voto di fiducia sulla legge di Stabilità chiude l’eterno cantiere delle tasse sulla casa. Dopo il via libera di ieri da parte della Camera, con 350 sì e 196 no, il testo passa ora al Senato per il voto di fiducia finale, in calendario lunedì. Ma, dopo le proteste dei sindaci che minacciavano addirittura azioni legali, il governo dovrebbe modificare la Tasi, la tassa sui servizi indivisibili come l’illuminazione stradale, che proprio con la legge di Stabilità è stata appena definita. Cosa cambierà ancora? Nell’impossibilità di trovare nuovi soldi che consentano di rendere la tassa meno cara per tutti, l’idea è quella di spalmarne in maniera diverso il peso. Il primo passo è alzare l’aliquota sull’abitazione principale dal 2,5 per mille al 3,5 per mille. Con quei soldi in più, però, verrebbe ripristinata la detrazione fissa per tutti, probabilmente 150 euro. Uno «sconto» che di fatto azzererebbe l’imposta per gli immobili con una rendita catastale bassa, mentre ridurrebbe ma non compenserebbe del tutto l’aumento per quelli di valore. Resterebbero poi i 500 milioni di euro in mano ai sindaci per fissare altre detrazioni. «In tutto si dovrebbe arrivare a detrazioni per 1,3 miliardi di euro», dice il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio, che questa proposta l’aveva avanzata già qualche settimana fa. Attenzione però. Non sono soldi in più ai Comuni, non è una riduzione della pressione fiscale in generale.Mauno spostamento del peso dalle case povere a quelle ricche, sempre prendendo per buone le rendite catastali. La modifica non arriverà nella stessa legge di Stabilità, ormai blindatissima in vista del via libera di dopodomani. Ma con un decreto ad hoc, da varare a giorni, oppure con un emendamento ad uno dei provvedimenti che già viaggiano in Parlamento, come il decreto Salva-Roma che prova a chiudere il buco di bilancio della Capitale. C’è però un altro problema da risolvere: la cosiddetta mini- Imu, il residuo della vecchia tassa che si dovrà pagare nei Comuni che hanno alzato l’aliquota rispetto al 4 per mille standard. Anche qui è il neosegretario del Pd Matteo Renzi a premere per una soluzione che potrebbe trovare posto in un emendamento da presentare proprio al decreto Salva-Roma, appena approvato al Senato e in arrivo alla Camera. L’idea è quella di un intervento tampone che consenta ai Comuni di non far pagare la mini-Imu o oppure di detrarla dalla prima rata della Tasi, che si dovrà pagare non più entro il 16 gennaio, come previsto inizialmente, ma entro il 24 dello stesso mese. In questo caso, però, serve una copertura, soldi veri insomma. E l’operazione non è semplice. Nello stesso decreto Salva- Roma c’è anche la norma che taglia i trasferimenti agli enti locali che varano norme contro il gioco d’azzardo. Renzi l’aveva definita una «porcata», il presidente del consiglio Enrico Letta parla di «errore al quale il governo rimedierà » e annuncia un piano contro la dipendenza da slot machine. Nel frattempo si moltiplicano gli emendamenti annunciati per cancellare quella norma, anche dal relatore Angelo Rughetti del Pd. Ma il percorso non è semplice: il decreto deve essere convertito entro il 30 dicembre e una modifica renderebbe necessario un nuovo passaggio lampo al Senato.