Carlo Lissi: “Pensavo di uccidere la mia famiglia da una settimana”

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Da una settimana pensavo di uccidere mia moglie e i miei due bambini. Ormai non avevo scelta. Mi ero invaghito di un’altra donna. Per lei avevo perso la testa e ormai a casa mi sembrava di vivere in una gabbia. L’ho fatto perché non avevo il coraggio di chiedere a mia moglie di separarci, cosa che io, invece, volevo fare. E poi, comunque, il divorzio non avrebbe risolto i problemi: i figli sarebbero comunque rimasti”. Con queste terribili, sconvolgenti parole Carlo Lissi, perito informatico di 31 anni di Motta Visconti, piccolo comune tra Milano e Pavia, ha ammesso davanti ai carabinieri di aver ucciso a coltellate sua moglie, Maria Cristina Omes, 38 anni, e i loro due angioletti: Giulia, 5 anni, e Gabriele, di soli 20 mesi. Dopo aver pugnalato a morte la moglie, con cui era sposato da otto anni, Carlo quella sera maledetta ha inscenato una rapina finita in tragedia. Come potete vedere dalle foto che pubblichiamo in questa pagine, l’uomo ha messo a soqquadro la casa: ha aperto la cassaforte, ha rubato i soldi al suo interno e ha messo in disordine la casa. Poi, come se niente fosse, è uscito di casa e ha raggiunto i suoi amici al bar per vedere la partita dell’Italia, che si disputava a mezzanotte. «POSSO AVERE UNA BIRRA FRESCA?» Finito l’incontro, Carlo è tornato a casa e, dopo aver finto di trovare i corpi straziati dei suoi famigliari, ha dato l’allarme alle forze dell’ordine. Ma qualcosa, nel suo comportamento, non tornava. Lissi era freddo, troppo freddo. Ai militari che, durante il primo interrogatorio, subito dopo la morte dei suoi famiglia- ri, gli avevano offerto un pezzo di pizza, aveva risposto: «Non si potrebbe avere anche una birra?». E anche il racconto della presunta rapina non aveva convinto gli investigatori che, nel frattempo, avevano saputo che l’uomo, da qualche tempo, si era innamorato di un’altra donna. Una collega che, però, lo aveva sempre rifiutato. È bastato far riferimento a lei perché, in meno di 24 ore, Carlo Lissi crollasse e ammettesse tutta la verità: «E vero, sono stato io a sterminare la mia famiglia. Ora datemi il massimo della pena. Lissi, davanti al carabinieri, ha poi ripercorso con freddezza, come se descrivesse la trama di un film, i tragici momenti di questo efferato delitto. Ha raccontato l’uomo: «Io e mia moglie eravamo una coppia felice. Quella sera, dopo aver messo a letto i bambini, abbiamo fatto l’amore. Poi mia moglie si è rivestita e si è messa a guardare la televisione. Io, ancora in mutande, sono andato in cucina. Ho preso un coltello dal ceppo e ho colpito mia moglie alla gola, di spalle. Lei si è alzata e ha cercato di scappare e di togliermi il coltello dalle mani. Mi guardava e continuava a supplicarmi di smettere. Mi ripeteva: “Carlo, perché… perché?” Ma io l’ho colpita altre volte. Quando lei si è accasciata a terra sono salito al primo piano e sono andato in camera di mia figlia Giulia. La porta era aperta ma lei dormiva, non aveva sentito nulla. Era a pancia in su, le ho dato una coltellata alla gola. Dopo che ho estratto la lama, lei si è girata di lato e così è rimasta. Non ha detto nulla. Poi sono entrato in camera da letto dove c’e- ra mio figlio Gabriele che dormiva. Era a pancia in su e anche a lui ho dato un’unica coltellata alla gola». L’uomo, dopo essere stato arrestato, è stato portato nel carcere di Pavia, in una cella di isolamento. I suoi avvocati lo descrivono come un uomo «disperato, che solo adesso inizia a rendersi conto del fatto che sua moglie e i suoi figli sono morti». Un pensiero atroce, destinato, probabilmente, ad affliggerlo per il resto della sua vita.