Carlo Lissi: “Ho ucciso moglie e figli, poi sono andato a vedere la partita”

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,Ci, sono stato io. Ho ucciso a coltellate ¡mia moglie e i miei due figli. Poi sono uscito di casa e sono andato al bar a vedere la partita dell’Italia con alcuni amici. Adesso chiedo che mi venga dato il massimo della pena”. Con queste sconvolgenti parole Carlo Lissi, 32 anni, impiegato informatico di Motta Visconti, alle porte di Milano, ha confessato ai carabinieri di Abbiategrasso il più atroce, terribile dei crimini. L’uomo, un impiegato informatico, ha infatti ucciso a coltellate sua moglie Maria Cristina Omes, 38 anni, e i loro due bambini: Giulia, 5 anni, e Gabriele, un angioletto di soli 20 mesi. A rendere questa circostanza ancora più atroce è un’altra, sconvolgente, circostanza. Dopo aver sterminato la propria famiglia, come se niente fosse, l’uomo si è lavato, ha messo a soqquadro la casa per fingere una rapina e ha raggiunto gli amici al pub, per vedere la partita Italia-Inghilterra. Intorno alle 2 di notte è tornato a casa e, dopo aver finto di trovare i corpi straziati dei propri cari, ha chiamato i carabinieri: «Correte, hanno ucciso mia moglie e i miei figli». «ERANO DUE RAGAZZI ACQUA E SAPONE» Il suo racconto, però, non ha convinto gli inquirenti che, in meno di 24 ore, hanno arrestato l’uomo. Pressato da ore di interrogatori, Lissi è crollato: ha ammesso il triplice, terribile omicidio e ha indicato dove ritrovare l’arma del delitto, un coltello da cucina. Ma chi erano Carlo e Maria Cristina? E cosa può aver spinto questo ragazzo dal viso acqua e sapone a sterminare sua moglie e i loro due angioletti? Racconta la signora Paola C., una vicina di casa di Carlo e Maria Cristina: «Carlo e Cristina erano una coppia modello. Due genitori perfetti. Qualche tempo fa avevo parlato con Cristina, mi aveva detto che stavano progettando le vacanze estive. Avevano anche sistemato il giardino della loro villetta… Insomma, non c’era nulla che potesse far pensare a una tragedia di questo tipo. Noi vicini non li abbiamo mai sentiti litigare e lui non era assolutamente un tipo violento. Chissà, forse Cristina si sentiva a volte trascurata, ma niente di grave… Si figuri che il giorno della tragedia, poche ore prima, nel pomeriggio, li avevamo visti mentre, tutti e quattro insieme, andavano in bicicletta all’oratorio. Adesso la vita di queste due famiglie è distrutta. La povera mamma di Cristina, che aveva anche già perso il marito e che era rimasta solo con la figlia unica e i nipotini, non reggerà a questo cólpo…». Tutti, insomma, descrivono Carlo e Maria Cristina come ragazzi perbene. Lei, impiegata, per anni era stata una soccorritrice volontaria della Croce Rossa. Carlo, figlio di Francesco Lissi, ex imprenditore edile e sempre volontario della Croce Rossa, è figlio di genitori normali e tranquilli. Insomma, il classico “bravo ragazzo”, che aveva sposato la moglie ideale, con la quale condivideva tutto e con la quale frequentava chiesa e oratorio. Eppure, nella sua mente, da mesi, forse covava un malessere che lo ha portato a sterminare la sua famiglia. E i carabinieri di Abbiategrasso, che hanno condotto le indagini, hanno impiegato pochissime ore a individuare quale potrebbe essere la “causa” di questa insoddisfazione e a spingere Carlo a confessare. Ha detto l’uomo: «Sì, è vero, mi ero invaghito di un’altra donna». Questa donna è una collega di Carlo e, rintracciata, ha spiegato: «Io non ho mai accettato le sue avances. Lui era insistente, ma io non lo volevo. Sono fidanzata e sto costruendo un futuro con il mio uomo». Eppure Carlo, preso da una passione irrefrenabile verso questa collega e, nonostante lei non avesse mai fatto nulla per incoraggiarlo, nella sua testa aveva costruito un futuro con lei. Per farlo, avrebbe però dovuto liberarsi di qualcuno che impediva di essere libero. E questo qualcuno era la sua famiglia. Per questo, armato di quella che i carabinieri hanno definito “un lucida follia”, ha deciso di eliminare il problema, forse premeditando il delitto. Quella maledetta sera, come sempre, Carlo e Cristina hanno messo i loro figlioletti a dormire: Giulia nel suo lettino e Gabriele in camera dei suoi, nel lettone. Poi, come una normale coppia, hanno fatto l’amore sul divano. È stato allora che, all’improvviso, Carlo è andato in cucina e ha preso un coltello tra le mani. Poi, da dietro, ha colpito la moglie che, disperata, ha tentato di reagire e ha urlato: «Carlo, Carlo, perché lo stai facendo? Perché?». Quell’urlo disumano e stato distintamente sentito da una vicina di casa che, tra gli schiamazzi dei tifosi che si stavano preparando a seguire la partita dell’Italia, non ha fatto più di tanto caso alle grida. Davanti alle suppliche della moglie, Carlo non ha avuto pietà: l’ha colpita con un pugno in faccia e le ha inferto 5-6 coltellate al petto, lasciandola sul divano, in un lago di sangue. Poi, è salito al piano di sopra, dove stavano dormendo i suoi bambini. Prima è entrato nella cameretta di Giulia e l’ha sgozzata con una coltellata alla gola. Ha raggiunto poi Gabriele e, allo stesso modo, lo ha ucciso, mentre dormiva nel lettone di mamma e papà. Con la sua fredda lucidità, si è lavato, rivestito e ha inscenato una rapina. Ha messo a soqquadro la casa e ha aperto la cassaforte, facendo sparire i soldi custoditi all’interno. Infine, come se niente fosse, è uscito e ha raggiunto al pub gli amici che lo aspettavano per vedere insieme la partita. «Era tranquillo, normale», ha confermato il gestore. Finita la partita, Carlo è tornato a casa. Erano le 2.15 quando ha chiamato il 112, raccontando della tragedia. Ai soccorritori intervenuti sul luogo del delitto, continuava a ripetere: «Sono distrutto, mi hanno portato via tutto. Come farò a sopravvivere?». Ripeteva queste parole in modo meccanico, ma alcuni particolari del suo racconto non hanno convinto gli inquirenti. L’uomo, che aveva raccontato di aver soccorso la moglie, non aveva addosso alcuna macchia di sangue e né le maniglie né gli interruttori in casa erano sporchi. La cassaforte e la porta, poi, non avevano segni di scasso. E soprattutto: perché mai un rapinatore avrebbe dovuto uccidere due bimbi indifesi? Il racconto dell’assassino ha retto per quasi 24 ore. E crollato solo quando i carabinieri hanno rintracciato la donna di cui Carlo si era invaghito e che costituiva il movente per questo atroce delitto. Ora tutta l’Italia, sconvolta, si domanda: «Cosa mai può sconvolgere la mente di un padre e marito che decide di eliminare la propria famiglia?». Per capirlo, lo abbiamo chiesto alla nota piscanalista e collabora- trce di Giallo Vera Slepoj: «Carlo Lissi è un uomo immaturo. Quando si è sposato e ha messo al mondo dei bambini non era pronto ad assumersi le proprie responsabilità. Mille situazioni, tra cui Tessersi innamorato di una nuova donna, possono aver fatto scattare in lui un diabolico circuito mentale che gli ha fatto apparire moglie e figli come dei nemici. Uccidendoli, ha cercato di sfuggire dalle sue responsabilità ». Queste parole possono solo tentare di farci capire cosa possa essere successo. Ma niente e nessuno potrà mai spiegare davvero un gesto così feroce, inaudito e contro natura. ■ di Lara Marinaro