Carlo Conti: rivoluzionerà il prossimo Festival di Sanremo che conduce per la prima volta

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phd comics thesis marriage Si infila con cura calzini e scarpette chiodate (voltando pagina scoprirete perché) e poi cerca qualche conferma sul suo look: «Ma la maglia si porta dentro o fuori dai pantaloncini? Sa che non l’ho mai capito…». Anche se mancano la bellezza di sei mesi e oggi tutto congiura per distrarlo, la testa di Carlo Conti è già là. A quel palco addobbato di fiori; alla sfilata di cantanti e direttori d’orchestra; all’adrenalina di una settimana in riviera dove ogni piccolo contrattempo musicale, di costume o di gossip monopolizzerà magicamente la scena mediatica. Come se non esistesse altro al mondo. Conti, ci siamo: la sua prossima tappa è la conduzione di Sanremo… «Macché, le prossime tappe sono “L’Eredità” e “Tale e quale show”, come sempre. Ci stanno dando parecchie soddisfazioni. E nel gameshow preserale è tempo di rendere stabile la staffetta con Fabrizio Frizzi, quella che abbiamo istituito quest’anno». Giusto. Anche perché non potrà fare tutto lei… «Già. E comunque con Fabrizio c’è un bel rapporto, la turnazione ha funzionato». Ok, ma non divaghiamo. Quale Sanremo ha in mente? «Vorrei fare un Festival per tutti, che ospiti dal pop al rock, al rap, a qualsiasi altro genere musicale. Un Sanremo che unisca il Paese e dove si ascolti la musica che in Italia va davvero per la maggiore in classifica.

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watch Non qualcosa che metta in scena un mondo che non esiste nel mercato reale». E detto in concreto, che cosa significa? «Significa anche che tornerà la gara con una sola canzone, è più semplice, e il meccanismo dell’eliminazione per avere un po’ di sangue in più, o meglio, come preferisco definirlo io, di pepe». Quindi torna la liturgia sanremese, che con i Festival di Bonolis e Fazio si era un po’ persa per strada… «Torna la liturgia, sicuramente. Ma siamo proprio sicuri che non fossero liturgici anche i loro Festival? Non so, non so… Se andiamo a guardarli bene…». Qualcuno lo immagina come un Sanremo di transizione. La quiete dopo la tempesta. Anche se lei giustamente da anni aspetta e merita di presentarlo, da campione d’ascolti di Raiuno. «Non lo so e non voglio pensarci: mi vedo piuttosto come uno dei tanti privilegiati che hanno avuto l’onore di condurlo. E stavolta siamo alla 65ª edizione. In passato, per due volte, l’ho rifiutato perché non ho visto un accordo totale sul mio nome». Ecco, possiamo dire che sarà un evento sulla scia delle kermesse di Pippo Baudo, piuttosto? «Eh, magari… Nazionalpopolare. Sarebbe un grande complimento e un bel traguardo. Baudo ha fatto cose egregie a Sanremo, con una professionalità unica.

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division or analysis essay Diciamo che ci proverò. Anche se non riuscirò mai ad arrivare al numero di edizioni condotte da Pippo e Mike (rispettivamente 13 e 11, Ndr). Imbattibili». Pensando a Baudo, sul palco con lei ci possiamo aspettare almeno un classico come la valletta bionda e quella mora? «Del resto è tradizione… Oppure una co-conduttrice, ma è presto per dirlo. Al momento mi sto occupando soprattutto del regolamento: 16 cantanti, più i giovani. Non mi dispiacerebbe avere la De Filippi tra gli ospiti». Quali sono i più bei Sanremo della sua vita? «Quelli che vedevo da ragazzo, in bianco e nero. Con i Ricchi e Poveri e José Feliciano, o Nada che cantava “Ma che freddo fa”. Oppure quelli che facevo all’epoca di Radio Fantasy, da inviato in riviera, intercettando battute e commenti». Oggi è in Versilia per la «Giornata del cuore» (di giorno gara di pesca sul pontile, e alla sera partita contro la Nazionale cantanti), da anni partecipa alla gara di pesca ma non riesce mai a vincerla. È frustrato? «Mannò, dai… È tutto previsto: non posso vincere, perché giocando in casa si scatenerebbero immediatamente le accuse di irregolarità. Allora, perdo apposta ogni anno» (ride, Ndr).

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