Carlo Conti: “Il mio Sanremo tornerà ad essere Nazional Popolare”

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Carlo Conti è già alla ricerca di ugole d’oro da portare sul palco dell’Ari- ston, ma anche tra le mura domestiche il suo piccolo Matteo, nato lo scorso 8 febbraio, si fa “sentire” tra un sorrisone e l’altro. Archiviata una stagione televisiva trionfale, da Tale e Quale Show, a LJEredità e Si può fare!, fino ai recenti Music Awards, il conduttore toscano è adesso in attesa di godersi qualche giorno di riposo, anche se già sta pensando al Sanremo che verrà. E come uno chef stellato sta mettendo a punto la ricetta giusta con cui deliziare i palati esigenti dei telespettatori. Puoi già ora anticipare che tipo di Festival vedremo? «Sarà un Sanremo nelle mie corde e dunque pop, per dirla all’inglese, oppure nazionalpopolare per dirla all’italiana. Sono fatto così, non ho preclusioni per alcun tipo di musica». Lascerai spazio agli artisti provenienti dai talent show? «Certo, sono una bella realtà del panorama musicale italiano. Sono grandi protagonisti delle vendite, basti pensare a Marco Mengoni, Alessandra Amoroso o Moreno, solo per citare alcuni di quelli che abbiamo premiato ai Music Awards. Sarebbe assurdo non considerarli. La bellezza della musica italiana risiede proprio nella sua varietà, nel saper annoverare giovani rapper talentuosi ma anche grandi eccellenze della lirica. E questa è proprio la grande forza del palco di Sanremo, dove è stato lanciato Vasco Rossi così come Andrea Bocelli». Ai Music Awards si sono esibiti grandi nomi della nostra musica, molti dei quali però non parteciperebbero mai a Sanremo. Questo un po’ ti rammarica? «Sanremo è una gara, i Music Awards sono una festa. È giusto così. Nessuno si prenderebbe la briga di invitare al Festival alcuni nomi altisonanti. Anche perché probabilmente la loro presenza finirebbe per sbilanciare la gara che avrebbe un esito probabilmente scontato. Ci sono degli artisti che giustamente non hanno più voglia di rimettersi in gioco e in discussione. Per altri, invece, la ribalta sanremese può rappresentare un’occasione importantissima. E i motivi sono vari: alcuni, magari, hanno bisogno di rilanciarsi, altri invece di farsi conoscere, al grande pubblico, come i più giovani». Tra i premiati ai Music Awards c’era Laura Pausini, che qualche settimana fa è stata la mattatrice della serata evento a lei dedicata da Raiuno. «Laura ha dimostrato di essere anche una straordinaria conduttrice e il premio che le abbiamo dato era doveroso. Ha fatto vedere a tutti, per l’ennesima volta, di essere una fuoriclasse del palcoscenico». Magari la vedremo al tuo lianco all’Ariston… «Magari! Laura è una campionessa dello spettacolo e non soltanto della musica. Adesso, però, è presto per fare previsioni di questo tipo. Meglio pensare al regolamento e capire quale sapore dare alla kermesse. Più avanti parleremo anche dei protagonisti». «Mettevo i dischi per rimorchiare» Di Sanremo si dice spesso che manca di ritmo. Come pensi di evitare questo rischio? «Di certo un Festival lungo mezz’ora non si potrà fare. Cercheremo di regalare un po’ di pepe e ¡ giusti tempi a ogni serata. Un po’ di ritmo ormai credo di averlo metabolizzato, tanto è vero che sono stato talmente veloce con la prima puntata di Si può fare! che l’ho chiusa venti minuti prima (ride, ndr). È un dinamismo, il mio, che affonda le radici proprio nei ritmi radiofonici appresi da ragazzo, oltre al fatto che mi diverto ancora moltissimo a fare questo mestiere». Ai Music Awards hai parlato del tuo passato da dj. Che ricordi hai di quegli anni? «Per me fu un periodo fantastico. Se ci ripenso, mi brillano gli occhi: è come per il primo amore, il primo bacio. Anzi, forse anche di più!». Però mentre tutti gli altri ballano, il dj è l’unico che non “rimorchia”… «Al contrario, io facevo il dj proprio per rimorchiare (ride, ndr). Era l’unico modo che avevo per fare qualche conquista. Il dj è una figura avvolta da un’aura speciale: sta lì sul piedistallo e da lui dipendono le sorti della serata». Torniamo alla Tv: anche Si può fare! è stato un grande successo. Qual è il segreto per fare belle trasmissioni? «Alcuni format li invento, come è successo per I migliori anni. Per altri, invece, come Si può fare!, prendo l’idea di fondo, ma poi stravolgo il format con delle modifiche importanti. Grande soddisfazione deriva anche dal fatto che lo abbiamo sperimentato in un giorno difficile in Tv come il venerdì. E i test hanno un valore attendibile solo se effettuati in serate dove c’è concorrenza. Solo così ci si può fare un’idea della vera forza di un programma». Quali altri impegni hai in cantiere per la prossima stagione? «Tornerà Tale e Quale Show, che anche quest’anno ci ha regalato grandissime gioie. E tornerò alla guida de L Eredità, ma solo per un breve periodo, per lasciare poi di nuovo il testimone a Fabrizio Frizzi. E un programma che ormai ha due piloti e sapevo che con Fabrizio era in ottime mani. Nei tre mesi precedenti alla partenza della gara canora, il direttore di Raiuno farà in modo che possa dedicarmi soltanto a Sanremo». Mentre sei alla ricerca di voci da portare al Festival, anche tuo figlio ti dà delle soddisfazioni, tra pianti e gridolini. «Diciamo che si fa decisamente sentire. E soprattutto ride molto!».