Carlo Conti: Ha rinunciato all’Eredità per concentrarsi su Sanremo

Garbato, professionale, mai sopra le righe. È uno dei volti più amati della tv italiana, ma non per questo ama sedersi sugli allori, anzi, è da sempre uno stakanovista del piccolo schermo. Maurizio Costanzo, mutuando il termine dal mondo calcistico, non a torto, lo ha definito “un mediano” della tv ovvero uno che non si risparmia, che recupera, corre e porta la sua squadra alla vittoria. La squadra di Carlo Conti, toscano verace e dalla battuta pronta, è la Rai e, ormai da molti anni, riesce a portare l’azienda sul podio degli ascolti sia nel preserale, con il gameshow L’eredità, sia in prima serata con programmi come I Migliori anni e Tale e quale show, quest’ultimo appena tornato in onda sull’ammiraglia di Viale Mazzini. In questa nuova stagione, poi, avrà anche la responsabilità di condurre il Festival di Sanremo. Insomma un altro grande anno lo attende. È considerato l’uomo di punta della Rai. Qual è il segreto del successo dei suoi programmi? Non mi sento tale, ma solo uno dei protagonisti della Rai che cerca sempre di fare del proprio meglio. Il successo dei miei programmi? Credo che uno degli elementi essenziali sia la semplicità. Il mio modo di fare tv è garbato, semplice. Credo che al pubblico debbano essere trasmessi messaggi positivi e perciò non sopporto la tv “urlata”. Essendo spesso sia conduttore sia autore delle trasmissioni avverto il peso della responsabilità dei messaggi che lanciamo a chi si trova dall’altra parte del teleschermo. Che stagione televisiva sarà quella appena iniziata considerato anche l’impegno sanremese? Sembrerà strano, ma sarà, per quanto mi riguarda, una stagione meno pesante. L’Eredità è il programma più impegnativo di tutti quelli che faccio, fisicamente e mentalmente, perché occorre grande concentrazione e carlo-conti-migliori-anniattenzione, poiché ci sono concorrenti, soldi in palio e tante domande. Per un po’ questo io non lo farò, perché dal 31 ottobre passerò il testimone a Fabrizio Frizzi e, dunque, almeno per questo aspetto, sarà una stagione più leggera. Tale e quale show è un format vincente. Ha mai sentito il bisogno di apportare delle novità e dei cambiamenti? Non mi sono mai posto il problema. Quest’anno ho avuto l’idea di introdurre dei duetti e l’ho aggiunta indipendentemente dal fatto che fosse o meno il caso di rinnovare il format.

Secondo alcuni squadra che vince o idea che vince non si cambia, ma ogni tanto mi piace fare un piccolo restyling. In questo caso abbiamo portato i concorrenti a 12, ma le esibizioni sono 11 perché due di loro fanno insieme un duetto. Qual è il momento più bello dello show? Di sicuro quello in cui gli artisti si trovano tutti insieme nella sala trucco, lìvengono fuori molte cose e ci si palesa per ciò che si è, senza filtri. Nascono bellissime amicizie. Mi verrebbe voglia di mettere una telecamera lì per rendere il pubblico partecipe di quei momenti. Qualcuno dice che lei non si emoziona mai e non perde mai il controllo nonostante la diretta. Come fa? In effetti una spiegazione c’è: il mio lavoro si svolge prevalentemente prima della messa in onda e, dunque, so che quando vado in onda la trasmissione è già rodata e questo mi infonde tranquillità. Dopo tanti anni di carriera Sono a un punto della mia carriera in cui non devo dimostrare più nulla come riesce a mantenere lo stesso entusiasmo e la stessa freschezza nella conduzione? Il segreto è divertirsi sempre e comunque. Io mi diverto ancora tanto a fare questo mestiere, mi emoziona e mi entusiasma. Queste sensazioni aiutano a far bene il proprio lavoro e credo che il pubblico se ne accorga. A che punto siamo con il Festival di Sanremo? Non siamo ancora nella fase della scelta dei brani, ma ci stiamo avvicinando a quel momento. Per ora si lavora con serietà e serenità esattamente come faccio per gli altri miei programmi. La parte più difficile sarà proprio la scelta delle canzoni, non abbiamo preclusioni nei confronti di nessun genere musicale. Cosa la rende sereno? L’essere arrivato a un punto della carriera in cui non devo dimostrare più nulla.