Carlo Conti: Farò un Sanremo Pop e Nazional popolare

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Mentre la nostra Nazionale di calcio è impegnata con i Mondiali in Brasile, e gli italiani si chiedono chi possa essere il giocatore capace di fare la differenza tra gli azzurri, per la Tv, invece, non c’è dubbio: è Carlo Conti il bomber del tubo catodico. Un fuoriclasse della Tv che, mai come in questa stagione, ha segnato “un goal” dietro l’altro. Infatti, da Tale e Quale Show a L’Eredità, passando per Si può fare! e i Music Awards, il conduttore toscano ha saputo trasformare in successi tutti i suoi programmi. E, a testimonianza di ciò, si è guadagnato anche l’investitura a padrone di casa del prossimo Festival di Sanremo. Conti traccia con Vero TV un bilancio della sua stagione televisiva e ci regala alcune anticipazioni sul suo attesissimo Sanremo, che comincia già a prendere forma. «Sono tornato a fare il deejay» Carlo, sei reduce da un anno trionfale e anche il tuo ultimo impegno lavorativo, i Music Awards, è stato un successo. Che effetto ti fa? «I Music Awards sono stati un impegno importante, una grande festa della musica, che a fine stagione ha chiuso un’annata televisiva, ma anche musicale, ricca di soddisfazioni. Condurre la serata è stato un po’ come togliere la giacchetta buona da bravo conduttore e tomare a indossare quella del discjockey». Usiamo una metafora calcistica: a Sanremo ti giochi i Mondiali? I Music Awards sono stati una specie di amichevole? «No, è stata una serata di festa per la musica. Altrimenti, sarebbero già tre anni che mi alleno per il Festival!». «Si può fare! è stato una forza» Anche Si può fare! è stato molto apprezzato dal pubblico. Te lo aspettavi? «Alcuni format li invento, come è successo per ¡migliori anni, di altri, come Si può fare!, prendo l’idea di fondo, poi però stravolgo la struttura con modifiche importanti. La grande soddisfazione deriva dal fatto che lo abbiamo sperimentato il venerdì, un giorno particolarmente difficile sul fronte televisivo. E i test hanno un valore attendibile se effettuati in serate dove c’è concorrenza: solo così ci si può fare un’idea della forza di un programma». Riesci a trasformare in un successo ogni programma a cui ti dedichi. Qual è il tuo segreto? «È diffìcile trovare la ricetta giusta, l’alchimia perfetta per sapere in anticipo se e come una trasmissione incontrerà i gusti e i favori del pubblico. Mi spiego meglio, usando una metafora calcistica. Ci sono giocatori che, in determinati periodi, fanno goal con grande facilità, altri che non riescono a mettere la palla in rete neppure se tirano un rigore senza portiere. Io, da un po’ di anni, vivo stagioni all’insegna di grandi risultati. Forse il merito va al tanto lavoro, a un pizzico di fortuna e alla capacità di intuire le aspettative e i desideri dei telespettatori».Oggi, da professionista affermato, con quale spirito ricordi gli anni giovanili in cui ti divertivi a fare il deejay? «Con grande affetto, considerando che la mia camera è partita proprio da lì. È stato un periodo fantastico. Se ci ripenso, mi brillano gli occhi dalla nostalgia: è come per il primo amore, il primo bacio. Forse di più!». «Fabrizio Frizzi è una garanzia» Spesso, però, mentre tutti gli altri ballano sulle canzoni che mette il disk jockey, lui è l’unico a non fare conquiste… «Al contrario, io facevo il deejay proprio per rimorchiare (ride, ndr)\ Era l’unico modo che avevo per fare qualche conquista in più. È una figura avvolta da un’aura speciale: sta sul piedistallo e da lui dipendono le sorti della serata». Oltre al Festival di Sanremo, quali altri impegni hai in cantiere per la prossima stagione televisiva? «Tornerò con una nuova edizione di Tale e Quale Show, che anche quest’anno TMUaCftWABOS^» ) A I VAQ È stato un anno ricco di soddisfazioni per Conti. In alto AL I Vr a sinistra, sorride tra le sue Professoresse, da sinistra Francesca Fichera (25), Eleonora Codini (22), Laura Forgia (32) e Ludovica Caramis (22). In alto, accanto a Fabrizio Frizzi, trasformatosi in Piero Pelù. Al centro, con Sergio Muniz (38) durante un’esibizione. Sopra, con Vanessa Incontrada (35) e Luciano Ligabue (54) ai Music Awards 2014. ci ha regalato grandissime gioie. E naturalmente sarò anche alla guida de L’Eredità, ma solo per un breve periodo, per lasciare poi di nuovo il testimone a Fabrizio Frizzi. Il programma ormai ha due piloti: sapevo che affidarlo a Fabrizio significava consegnarlo in ottime mani. Il direttore di Raiuno, Giancarlo Leone, farà in modo che possa dedicarmi solo a Sanremo nei tre mesi precedenti alla partenza del Festival di Sanremo». Ai Music Awards si sono esibiti grandi nomi della musica italiana, molti dei quali, però, non parteciperebbero mai al Festival di Sanremo. Come mai? «Sanremo è una gara, i Music Awards sono una festa. È giusto così. Nessuno si prenderebbe la briga di invitare al Festival alcuni di quei “grandi”. Anche perché probabilmente la loro presenza finirebbe per sbilanciare la gara, che avrebbe un esito quasi scontato. Ci sono degli artisti che giustamente non hanno più voglia di rimettersi in gioco e in discussione. Per altri, invece, la ribalta sanremese può rappresentare un’occasione importantissima. E i motivi sono vari: alcuni, magari, hanno bisogno di rilanciarsi, i più giovani di farsi conoscere dal grande pubblico». Tra i premiati eccellenti c’è stata Laura Pausini che, qualche settimana fa, è stata la mattatrice di una serata evento su Raiuno. «Dopo il suo exploit televisivo, Laura Pausini ha dimostrato di essere anche una straordinaria conduttrice e il premio che le abbiamo dato era doveroso. Ha fatto vedere a tutti che eccellente “animale da palcoscenico” sia». «Al Festival vorrei la Pausini» Dopo la sua performance, hai pensato all’idea di averla al tuo fianco a Sanremo? «Averla a Sanremo? Magari! Laura è un’atleta fantastica dello spettacolo, non soltanto della musica. Per il momento, però, è un po’ presto per fare previsioni di questo tipo. Ora bisogna delineare il regolamento e capire quale sapore dare a questa kermesse. Più avanti, invece, ci dedicheremo all’identificazione dei protagonisti». C’è un aggettivo con cui potresti definire come sarà il tuo Festival? «Sarà un Sanremo nelle mie corde, dunque “pop”, per dirla all’inglese, o nazionalpopolare, per dirla all’italiana. Io sono così, non ho preclusioni per alcun tipo di musica». Neppure per gli artisti provenienti dai talent show? «Certo che no, i talent sono una bella realtà del panorama musicale italiano. Gli artisti dei talent sono grandi protagonisti delle vendite, basti pensare a Marco Men- goni, Alessandra Amoroso o Moreno Donadoni, solo per citare qlcuni di quelli che abbiamo premiato ai Music Awards. Sarebbe assurdo non considerarli. La bellezza della musica italiana risiede proprio nella sua varietà, nel suo annoverare giovani rapper talentuosi, ma anche grandi eccellenze della lirica. E questa è proprio la grande forza del palco di Sanremo, dove è stato lanciato Vasco Rossi, così come Andrea Boccili. Tutta la buona musica, tutti i suoi sapori stanno bene alTAriston». L’ultima edizione del Festival non è stata molto fortunata, mentre altri programmi musicali, come Sogno e son desto di Massimo Ranieri, hanno ottenuto importanti riscontri. Come mai? «Sono molteplici e vari i fattori che determinano o meno il successo del Festival. Per quanto riguarda gli altri programmi, invece, sino a qualche anno fa si credeva che la musica in televisione non funzionasse. Invece, saperla raccontare bene e trovare il giusto mix ha dimostrato il contrario. Basti pensare ai diversi talent che occupano i nostri palinsesti, o anche al mio Tale e Quale Show che, pur con momenti di varietà, è pur sempre una trasmissione musicale». La critica che si muove spesso a Sanremo riguarda la mancanza di ritmo per una kermesse spalmata su cinque serate. In che modo pensi di difenderti da questi rischi? «Certo non si può fare un Festival che dura soltanto mezz’ora. Cercheremo di regalare un po’ di pepe e la giusta vivacità a ogni serata. Ormai, credo di aver metabolizzato un po’ di ritmo. Sono stato talmente veloce la prima puntata di Si può fare!, che l’avevo praticamente chiusa addirittura venti minuti in anticipo!». Tra tutti questi impegni, tua moglie Francesca Vaccaro dovrà “rapirti” per portarti un po’ in vacanza? «No, mi ritaglierò qualche giorno per staccare un po’ la spina. Andremo tutti al mare. Anche la mia abbronzatura ha risentito di questa stagione d’intensissimo lavoro, perché sono stato sempre chiuso negli studi televisivi». Sei alla ricerca di ugole d’oro da portare a Teatro Ariston. Anche il tuo piccolo Matteo ti dà soddisfazioni da questo punto di vista? «Si fa sentire. E, soprattutto, ride molto».