Caccia al serial killer evaso in permesso «È un soggetto altamente pericoloso»

2542140-1

«Non credo sia pericoloso e sono sicuro che si costituirà» dice il direttore del carcere di Genova Salvatore Mazzeo. «Spero non succeda niente di grave. La terapia cui era sottoposto era finita e la madre stava male, per questo ho valutato potesse avere un permesso. Gli omicidi risalgono a trent’anni fa» ha spiegato il giudice di sorveglianza Daniela Verrina. «È armato e molto pericoloso» scrive la polizia nell’allarme che ha fatto scattare la caccia all’evaso in tutta Italia e ai valichi di frontiera. «Tutto questo è gravissimo e rischia di essere un duro colpo per quello che stiamo facendo per rendere il carcere un luogo più civile. Faremo chiarezza» è intervenuto il Guardasigilli Annamaria Cancellieri. Bartolomeo Gagliano, 55 anni, è un pluriomicida, ha ucciso tre persone e ne ha ferita gravemente una quarta negli anni Ottanta: è in fuga da martedì mattina, dopo aver sequestrato un commerciante a Savona minacciandolo con una pistola per impossessarsi della sua auto. Era in permesso premio e non è rientrato in carcere. Gagliano era arrivato a Marassi il 16 agosto del 2006, scontava una condanna a sette anni per estorsione e rapina e la sua pena sarebbe finita nell’aprile del 2015. Però, Gagliano ha alle spalle una lunga storia di sangue. «Sapevamo dei precedenti ma non erano nel nostro fascicolo. Per noi era un rapinatore quasi a fine pena» ha detto il direttore del carcere. Due storie parallele, come se non raccontassero la vita della stessa persona. Gagliano uccise la prima donna, una prostituta, a pietrate nel 1981, condannato a otto anni di manicomio criminale evase nel 1989 e uccise a colpi di pistola una transessuale uruguayana e un travestito, poi sparò al volto della fidanzata durante un gioco erotico. Arrestato e condannato finì ancora in manicomio criminale e scappò. Sei evasioni in tutto, compresa quella di martedì. La sua «firma» un colpo di pistola alla bocca. Luoghi preferiti: le piazzole dell’autostrada. Tornato libero Gagliano si è dedicato a rapine, estorsioni e cocaina. Ma, dicono ora le persone che lo avevano in cura, era cambiato. I terapeuti avevano espresso un parere favorevole alla concessione dei permessi. Anche la direzione del carcere: «Negli ultimi tre anni si è comportato bene». Così domenica scorsa il fratello di Gagliano si è presentato al carcere di Marassi per prendere Bartolomeo e accompagnarlo in auto a casa della madre, a Savona. Non era la prima volta. Gagliano aveva l’obbligo di presentarsi lunedì al dipartimento di salute mentale di Savona, appuntamento che ha rispettato. Doveva tornare in carcere martedì mattina alle nove. Invece alle sette di mattina in una strada di Savona ha fermato un panettiere a bordo della sua Fiat Panda Van (targata CV8484W), minacciandolo con una pistola. Si è fatto accompagnare a casa della madre dove ha preso tre borsoni, poi ha intimato all’uomo di portarlo a Genova: «Mi ha detto che doveva rientrare in carcere — ha raccontato il commerciante, un padre di famiglia terrorizzato dal viaggio con il serial killer —. Poi in auto mi ha raccontato la sua vita. Ha parlato molto. Ha detto di aver passato lunghi periodi in prigione. Quando siamo arrivati a Genova, nel Ponente, nella zona industriale, mi ha improvvisamente ordinato di fermarmi, ha detto che di galera ne aveva fatta anche troppa e che se ne andava. Mi ha fatto scendere dall’auto e mi ha detto di non avvertire subito la polizia per permettergli di scappare». Gagliano si è allontanato a bordo della Panda verde. L’arma con cui ha minacciato il panettiere era un giocattolo? O era vera e forse se l’è procurata nella notte, in fondo con i suoi precedenti i contatti non gli mancavano nonostante gli ultimi anni passati in prigione. E ora Gagliano è un uomo braccato.