Brescia: La tragica fine di un ladro d’appartamento

http://www.kmfri.co.ke/?cheap-college-paper-writing-service Cheap College Paper Writing Service By on 18 dicembre 2013
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http://www.amoreplast.it/?pharmacy-application-essay-writing-a-good L’Italia è grande. Serie sulle colline tra Brescia e il Garda, è piccola. Ma gli occhi del Paese oggi sono tutti puntati sul paesello. Su un tragico fatto di sangue. E su una comunità di 3 mila persone che si stringe attorno a uno dei suoi giovani che secondo le prime ricostruzioni non è vittima ma assassino. Lo difende in decine di striscioni esposti sulle strade. Lo giustifica nelle conversazioni per strada. In molti casi lo assolve. In alcuni lo celebra addirittura come un eroe. Mirko Franzoni, 29 anni, meccanico, è in carcere dalla notte di sabato per aver ucciso con una fucilata a pailettoni un ragazzo albanese di 26 anni, Eduard Ndoj, che due ore prima era stato sorpreso a rubare in casa sua. L’episodio, per come è stato descritto, si presenta come un caso di giustizia sommaria. Evoca la caccia all’uomo in stile Far West. E davanti al sangue, fa vibrare l’esasperazione della gente. Di una popolazione vittima di un’ondata di furti e di un crescente senso di insicurezza, sempre meno fiduciosa nelle istituzioni e nella loro capacità di difendere i cittadini. Tutta schierata dalla parte di un ragazzo definito da tutti bravo e buono, tutto casa e lavoro, ma che oggi è accusato di omicidio volontario. «Non importa», dice un giovane del paese, «se è l’imputato è Mirko, tra un ladro e l’assassino, sto dalla parte dell’assassino». Parole pesanti. Ma un compagno di caccia si spinge anche più in là: «Qui a Serie ricordiamo Pietro Boifava», dice un compagno di caccia di Mirko, «un parroco che 170 ani fa scese a Brescia, armato di fucile a difendere il territorio dall’invasore austriaco. Il nostro amico ha fatto lo stesso. Oggi gli invasori sono le bande di delinquenti che non ci danno tregua, che ci entrano nelle case a tutte le ore del giorno e della notte e assieme a qualche gioiello e pochi soldi ci portano via la serenità, la sicurezza per noi e i nostri figli». Il fatto di sabato sera ha sconvolto la piccola comunità della vai Sabbia. Ma qualcuno se l’aspettava: «Qui siamo tutti cacciatori», commenta un familiare, «non è la prima volta che qualcuno imbraccia il fucile e spara. È già successo decine di volte. E quando si imbraccia un’arma qualcosa di brutto può sempre capitare. Peccato che sia successo a Mirko. Un pezzo di pane. Lui che spara per uccidere? Non ci credo nemmeno se lo vedo. Di sicuro è stato un incidente». Difficile sentire parole di compassione per il ragazzo morto. Se ne ricorda il parroco nella predica domenicale, invocando preghiere per vittima e presunto assassino. E anche il sindaco Gianluigi Zanola non riesce rimanere «indifferente davanti a una giovane vita stroncata in questo modo». Ma aggiunge: «Non possiamo però far mancare la nostra solidarietà a Mirko. Non lo vogliamo giustificare. Ma è una vittima anche lui. Incidente o no, qualunque cosa sia successa ha sbagliato, non ci si fa giustizia da soli, in questi anni più di una volta abbiamo scoraggiato ronde e altre iniziative di giustizia fai da te. Ma conoscendo Mirko, la sua indole gentile e pacifica non riusciamo a condannare. Siamo tutti sicuri che si è pentito e che tornando indietro non ripeterebbe mai un errore del genere». LA MAMMA È DISTRUTTA Davanti alla casa di Mirko, il cugino Fabrizio Peli riferisce il dolore dei familiari: «Mia zia, la mamma di Mirko, è distrutta. Lo è per suo figlio, ma anche per il ragazzo albanese. “Anche lui avrà una famiglia, anche lui avrà una mamma”, le abbiamo sentito dire tra le lacrime». L’inchiesta intanto procede. In attesa che i rilievi della scientifica si traducano in perizie e prove, Carabinieri e Procura di Brescia non hanno ancora chiarito lo svolgimento dei fatti. Pare non esistano testimonianze dirette e potrà essere determinante ciò che Mirko dirà negli interrogatori dei prossimi giorni. Le voci raccolte a Serie intanto permettono di inquadrare alcuni elementi. L’allarme lo avrebbe dato una vicina di casa che aveva notato strani movimenti in casa Franzoni. Mirko che rientrava da una battuta di caccia al cinghiale avrebbe visto i ladri fuggire verso la collina. Ha capito che in quella direzione, al buio e attraverso i boschi non avrebbero potuto fare molta strada. «Qualcuno deve avergli segnalato una vecchia auto con la targa di un’altra provincia parcheggiata a un centinaio di metri da casa », aggiunge il cugino Fabrizio Peli, «e Mirko è andato a piazzarsi lì, all’uscita di un viottolo, convinto che prima o poi i ladri sarebbero passati da quella parte. Non è vero che c’è stata una caccia all’uomo. Mirko era solo ed è rimasto per due ore al buio in attesa che dal bosco sbucasse qualcuno. Il fucile lo aveva in macchina, a portata di mano. E lo ha preso con sé. Avrà avuto l’adrenalina a mille. Ma escludo che abbia j sparato intenzionalmente». Secondo l’avvocato di Franzoni, visto il ladro Mirko gli intimato di fermarsi. L’uomo ha cercato inutilmente di fuggire aggrappandosi a una grondaia. Poi, una collutazione. E un colpo ha colpito Eduard sotto l’ascella.

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