Brad Pitt: 50 anni è l’età giusta per vincere l’oscar

hissà che sia la volta buona per Brad Pitt, amatissimo, bravissimo e ancora bellissimo a 50 anni appena compiuti: la volta che porti a casa l’agognata statuetta. Dopo tante occasioni mancate, l’attore potrebbe conquistare l’Oscar, se non per le sue doti recitative, almeno come produttore di 12 anni schiavo (in Italia dal 2 0 febbraio), che ha stravinto il Festival di Toronto e ha già il record di candidature (sette) ai Golden Globes, che sono l’anticamera degli Oscar. Tanto più che la sua amata Angelina Jolie di statuette ne ha ricevute già due (una come miglior attrice non protagonista, l’altra per l’impegno umanitario). Vuoi mettere l’invidia del maschio di casa per la compagna che ha più successo di lui? Il film 12 anni schiavo racconta la storia vera di Solomon Northup, un violinista afroamericano, nato libero, ma rapito e deportato come schiavo in una piantagione della Louisiana a metà Ottocento. Per sé Brad ha ritagliato un ruolo piccolo ma importante, quello del salvatore: un falegname canadese che, al termine di un racconto costellato di violenze intollerabili, riuscirà a liberare lo sfortunato protagonista. «Questo film parla alle persone di tutte le età, le razze, a chi ancora compie soprusi e a chi li subisce», ha raccontato l’affascinante attore. «La prima cosa che ho spiegato ai miei figli, che erano con me e Angie mentre lo giravo in Louisiana, è stata: “È tratto da una storia vera, è un grido di libertà”». Con la loro famiglia arcobaleno, composta da tre figli biologici e tre adottati, rispettivamente in Cambogia, Etiopia e Vietnam, i Brangelina sono da tempo una bandiera contro il razzismo. Con Brad che si erge al ruolo di marito fedele e papà modello: dolce, paziente, giocherellone, ma anche capace di far vedere chi comanda, quando necessario. «Sono un padre protettivo, quasi un mammo, mi preoccupo sempre che stiano tutti bene, ma senza perdere il testosterone», ci aveva detto in un’intervista al Festival di Cannes un paio d’anni fa. «Cerco di esserci quando hanno bisogno e di insegnare loro a capire che cosa vogliono veramente dalla vita, qualunque cosa sia. La nostra famiglia è caotica come tutte: dalla colazione della mattina, quando cuciniamo i pancakes e la pastella vola dappertutto, fino all’ora del bagno la sera. Ho aspettato a lungo prima di avere dei figli, ma è certamente l’esperienza più importante della mia vita». Continua a farsi la tinta ai capelli, ma a parte questo piccolo cedimento alla vanità, confessa che invecchiare gli piace: «Amo le rughe», ci aveva detto. «Scambierei gioventù per sagezza tutta la vita. Ora sono pià libero la priorità è la famiglia e non più il lavoro. E posso scegliere di dedicarmi solo ai progetti che mi stanno davvero a cuore». Da quando ha girato Mr. & Mrs. Smith, nel 2005, dove ha conosciuto Angelina, Brad ha messo definitivamente da parte i ruoli da seduttore, che hanno contraddistinto i suoi inizi (ricordate Vento di passioni?) anche perché lei è gelosissima. Come darle torto: lui era sposato quando si sono innamorati. Ora, grazie anche anche alla sua casa di produzione Plan B, l’interesse di Brad è tutto rivolto a titoli impegnati, come 12 anni schiavo, che potrebbe diventare la prima pellicola diretta da un uomo di colore, l’inglese Steve McQueen, a vincere l’Oscar come miglior film. «La schiavitù costituisce una grossa parte della storia americana», ha detto Pitt. «Noi pensiamo di capirla e la consideriamo acqua passata, ma non è così. Il film ci ricorda che dobbiamo prenderci cura degli altri in questo mondo». In attesa dell’arrivo in Italia di 12 anni schiavo, vedremo Brad nel durissimo thriller The Counselor, il procuratore diretto da Ridley Scott in uscita il 16 gennaio con un cast di superstar: Penelope Cruz, Javier Bardem, Cameron Diaz. Larte di essere Brad Pitt richiede notevole talento e tenacia, la capacità di scegliere sempre i film giusti per la propria immagine e la sapienza nel trovare la donna in grado di tenergli testa e aumentare il proprio carisma (arte non semplice: per esempio, l’amico George Clooney non tiene una donna per più di due anni neanche se lo pagano e Matt Damon ha scelto una moglie dal profilo così basso che nessuno sa chi sia). Infine richiede una certa faccia tosta, che a ogni fallimento agli Oscar gli fa dire: «Non importa, tanto ho la mia famiglia».