Bpm, ispettori Bankitalia nella banca online

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Andrea Bonomi prova a raddrizzare la barca della Bpm dopo il pericoloso sbandamento provocato dall’uscita di Piero Montani. L’addio polemico del consigliere delegato, passato a guidare Banca Carige, ha riacceso il faro sulla guerra per bande che continua a consumarsi in Bpm e nel consiglio di sorveglianza, dove già una volta è dovuta intervenire la Banca d’Italia per sanzionare le ingerenze di alcuni consiglieri sulla gestione. Ieri in Borsa il titolo di Piazza Meda ha accusato il colpo perdendo quasi il 3%. E sempre ieri la Banca d’Italia è tornata di nuovo a occuparsi di Bpm. La Vigilanza ha bussato alla porta di We Bank, la banca on line del gruppo, per un’ispezione sull’intera attività.We Bank era stata esclusa dall’ultima verifica alla Bpm terminata di recente. Certo non c’era bisogno di tornare sotto i riflettori di Palazzo Koch. Di cose da sistemare ce ne sono già in abbondanza. E non sono solo i conflitti tra i sindacati interni o le mosse di chi si sta agitando attorno a Piazza Meda, che di nuovo stanno destabilizzando la banca. Ora il problema maggiore è la mancanza di un consigliere delegato. I contatti con Giuseppe Castagna, ex responsabile della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, proseguono ma senza un mandato pieno di tre anni e il tempo per rimettere la mani al piano strategico, il banchiere non sarebbe disponibile a infilarsi nel vespaio di Piazza Meda. C’è stato un tentativo di stringere nel fine settimana. Sabato il presidente di Bpm, Giuseppe Coppini ha riunito il comitato nomine per cercare di tappare la falla aperta con l’uscita di Montani e sistemata da Bonomi con il trasferimento pro tempore delle deleghe operative a Davide Croff. Ma l’accordo non c’è stato. Il comitato ha deciso di aggiornarsi ad oggi, giorno in cui è prevista anche una riunione del consiglio di sorveglianza della Bpm a cui saranno forniti aggiornamenti sulla ricerca del consigliere delegato. A fianco del negoziato con Castagna, il comitato dovrebbe avviare il percorso formale di ricerca di un capoazienda conferendo a Egon Zehnder il mandato. I tempi rischiano quindi di allungarsi. Ieri Bonomi ha spiegato che sarà il nuovo consigliere delegato a presentare il piano strategico, lasciando intendere che se per il consiglio già convocato per il 12 novembre non ci sarà un nome, il piano stesso potrebbe slittare. «Il piano industriale, il nuovo consigliere delegato e la stabilità» della Bpm «sono la chiave per la crescita » ha aggiunto, intercettato a Milano a margine del Ducati Model Year 2014. La casa motociclistica è stato il fiore all’occhiello della Investindustrial di Bonomi, ieri pubblicamente ringraziato dall’amministratore delegato, Claudio Domenicali «per come si è comportato come azionista in quanto in Ducati non si è mai smesso di investire in nuovi prodotti neppure nel 2009 e nel 2010, quando tutto sembrava molto difficile». In Bpm è pure peggio. Ancora di più adesso che non c’è più Montani. Il quale non era solo al lavoro sul nuovo piano strategico ma aveva messo la faccia anche sull’aumento di capitale da 500 milioni già deliberato. Le banche del consorzio hanno esteso la garanzia dal 31 ottobre ad aprile 2014. Bonomi ha quindi tutto il tempo per incastrare i tasselli. Incluso quello della riforma della governance. Il presidente del consiglio di gestione sta cercando in tutti i modi di evolvere dal modello cooperativo. Aveva provato con la «spa ibrida», rimessa nel cassetto prima di vedere la luce, poi adesso con la «popolare bilanciata », che pure non sembra convincere. «Alla fine la buona governance prevarrà è sicuro ma nel frattempo le aziende pagano sia il costo della conduzione del paese che quella specifica della banca. E ciò non è giusto» ha detto Bonomi.