Boldi vuole tornare con De Sica, che lo gela: “No, a 60 anni suonati non saremmo credibili”

Ogni volta che lo si incontra, alla fine arriva sempre la solita domanda: «Ma tornerà a lavorare di nuovo con Massimo Boldi?». E in effetti, fino a qualche anno fa, Christian De Sica e “Cipollino” sono stati una delle coppie artistiche più solide del mondo dello spettacolo. Di recente, è stato il comico lombardo a spiegare, in una lunga intervista televisiva, la causa della loro rottura: «Quando è morta mia moglie, ho realizzato che dovevo ricominciare la mia vita da capo. Mi sono separato dal mio compagno di una vita, Christian, e dal mio produttore De Laurentiis – che, oltretutto, mi aveva proposto un contratto favoloso – perché volevo capire chi ero. Probabilmente se il prossimo Natale io e De Sica facessimo un nuovo film insieme, magari non guadagneremmo come Checco Zalone, ma ci verrebbero a vedere in tanti ». L’ex partner non gli ha chiuso le porte in faccia. Anche se qualche dubbio ce l’ha, come ha spiegato a Nuovo in occasione della presentazione di Cinecittà, un musical dedicato ai mitici studi romani, in tour fino a metà aprile nelle principali città italiane. Massimo Boldi la sta implorando di tornare insieme. Perché è così riluttante? «Quando facevamo coppia, è stato Massimo ad andare via. Lui ha spiegato che era successo a causa della morte della moglie: ma la verità è che aveva firmato con Medusa e Mediaset, mentre io sono rimasto con De Laurentiis. Dopodiché di contratto quei film sono finiti. Io gli ho risposto che oggi, al massimo, possiamo tornare insieme a teatro e fare in una commedia la parte dei “ragazzi irresistibili”, cioè dei due vecchi attori che si rimettono insieme. Mica possiamo interpretare il ruolo dei giovani amanti… Tutti e due abbiamo più di sessant’anni e non saremmo credibili. E poi al cinema ho altri progetti, e anche lui, credo». «Quanti riconfi legati a papà Vittorio!» Col suo ultimo spettacolo, che è un musical, ha voluto portare il cinema a… teatro? «In realtà io non porto a teatro le storie di Cinecittà, bensì la Cinecittà che conosco e che ho vissuto attraverso i ricordi personali legati a mio padre, Vittorio De Sica. Tutto, comunque, in una chiave divertente e leggera, cioè attraverso il canto e il ballo. In quegli studi sono stato da bambino e da adolescente; poi ci sono ritornato da attore e quindi più tardi, quando sono stato ospite del Grande fratello, dei varietà in Tv e delle pubblicità. La storia di questo luogo coincide con quella del nostro Paese, da quando cioè Mussolini ha posato la prima pietra degli studi. La speranza e l’appello che rivolgo ai proprietari è di non farlo diventare un outlet, un garage per auto o un parco a tema perché eliminare Cinecittà significa distruggere la fabbrica dei sogni e noi abbiamo bisogno di sognare. D’altronde, noi italiani il cinema lo sappiamo fare». In passato, lei è stato spesso criticato per aver scelto di recitare nei “cinepanettoni”… «Il mio è cinema popolare, quello amato dal pubblico. La verità è che ogni anno vengo dato per “morto” e tutti dicono che l’era dei “cinepanettoni” è finita. Intanto, anche nel 2013, il nostro è stato uno dei film con gli incassi più alti. E comunque, grazie a questo tipo di film, si possono finanziare quelli sperimentali, dando così più spazio ai giovani». «Devo mantenere una… cooperativa!» Dal suo punto di vista com’è cambiata Cinecittà? «Dico sempre che, sulle tavole dove hanno danzato Marcello Mastroianni e Giulietta Masina in Ginger e Fred di Fellini, ha ballato anche Stefano De Martino in Amici di Maria De Filippi. Cinecittà ne ha visti di tutti i colori, dai film più belli ai reality e ai talent». Lei è un affermato attore di cinema e un personaggio noto in Tv. Che cosa la spinge a fare teatro con spettacoli che vanno per mesi in tour nelle diverse città italiane? «Innanzitutto, io non mantengo una famiglia ma una… cooperativa! Quindi mi tocca lavorare. Il teatro mi fa benissi- I L’ULTIMA RISATA Affiatati e divertenti, nel film di Neri Parenti Natale a Miami (uscito nel 2005) De Sica e Boldi interpretano due amici che si ritrovano coinvolti in una serie di omicidi. È l’ultima pellicola girata insieme dalla coppia comica più amata del cinema italiano. L’anno dopo, le loro strade si sono divise. Ma i fan sperano ancora nella reunion. Impossibile? mo, perché ripulisce dai tanti errori che puoi fare al cinema o in televisione. Sul palco sei senza rete, perché non c’è montaggio né doppiaggio: ci sei solo tu, con il pubblico davanti». «Il varietà? Ormai in Tv è sparito» Lei è diventato una presenza fissa nei programmi di intrattenimento. Si sentirebbe pronto per una sorta di one man show di varietà anche sul piccolo schermo? «Una delle ragioni del successo di Tale e quale show di Carlo Conti è stato proprio l’ingrediente del varietà. Purtroppo oggi in Rai non lo si fa più. Si preferisce dare spazio ai talk show dove i politici litigano. Un giorno, il direttore di Raiuno, Giancarlo Leone, mi ha proposto di realizzare uno spettacolo in quattro puntate il sabato sera, ma i soldi stanziati erano così pochi che non avrei potuto fare nulla. Il varietà è fatto di orchestra, di lustrini e di ospiti. Non dico che avrei voluto i soldi che hanno dato a Fiorello, però mi sarei accontentato di una via di mezzo. Non se n’è fatto più niente e allora mi sono detto: “Fatevelo da soli”…»