Bloccati dai ghiacci a Capodanno fra tweet, autoscatti e pinguini

Il 14 dicembre Alok Jha, giornalista scientifico del Guardian e presentatore della Bbc, metteva su Internet il video della prua della Akademik Shokalskiy che squarcia il bianco dell’Antartide: «Ecco cosa accade quando la nave colpisce il ghiaccio». Dieci giorni dopo, alla vigilia di Natale, la natura si è presa la sua vendetta. Le condizioni climatiche sono peggiorate, una tempesta e il calo delle temperature hanno ispessito le pareti di neve e bloccato inesorabilmente la nave oceanografica russa. Da sette giorni i 74 uomini a bordo, 52 tra ricercatori e «turisti » paganti, più i 22 membri dell’equipaggio, sono prigionieri vicino a Cape de la Motte, nella parte orientale del continente più a sud del Pianeta. Una reclusione tutto sommato piacevole, finora, per uomini e donne abituati a sfidare l’estremo. Non sono in pericolo di vita, hanno riserve di cibo a sufficienza, e con telefoni e social network sono tutt’altro che isolati. Hanno ben presto realizzato che avrebbero trascorso una fine dell’anno all’insegna dell’imprevisto, facendo amicizia con centinaia di pinguini, giocando a Scarabeo al caldo delle cabine, e scattando foto ricordo con alle spalle il colosso di 71 metri paralizzato nella distesa bianca. Madopo una settimana l’ottimismo si sta esaurendo, la stanchezza sta prendendo il sopravvento, e la paura che l’avventura possa trasformarsi in tragedia si sta insinuando in molti. Con la natura non si scherza, soprattutto lì nell’Antartide. Tre tentativi compiuti da altrettante imbarcazioni sono falliti. Venerdì ci aveva provato la cinese Xue Long. Bloccata a poco più di dieci chilometri dalla meta. Il giorno dopo era stato il turno della francese Astrolabe. Altro fallimento. Due giorni fa sembrava la volta buona: l’australiana Aurora Australis è arrivata a 8-10 miglia nautiche (15- 18 chilometri), ma è dovuta tornare indietro. «Il ghiaccio è diventato troppo spesso. Se ci addentravamo ancora, diventavamo parte del problema e non la soluzione» si è quasi scusato il capitano Murray Doyle, alla guida di un equipaggio dove ci sono anche 4 ricercatori italiani. A questo punto è probabile che dopo il Natale, i 74 a bordo passeranno anche il Capodanno imprigionati nel ghiaccio. E dopo quasi sicuramente lasceranno l’Akademik Shokalskiy con l’elicottero della rompighiaccio cinese, la prima a tentare il salvataggio. È stato il ministro degli Esteri russo a spiegare che è questa l’opzione a cui adesso si sta lavorando: farà la spola tra le due imbarcazioni per recuperare tutti i passeggeri e quattro membri dell’equipaggio, mentre altri 18 resteranno a bordo. «Oggi fa così caldo. In questo momento sta piovendo» ha twittato ieri mattina Chris Turney, uno degli scienziati che guida la missione che vuole celebrare il centenario del viaggio nell’Antartide dell’esploratore Douglas Mawson. Faceva caldo, ma non tanto da consentire alle navi soccorso di avvicinarsi. E la pioggia e la nebbia hanno impedito anche all’elicottero di prendere il volo. Oggi è possibile che l’Aurora Australis tenti nuovamente di fendere il ghiaccio, prima di passare alla soluzione aerea, l’ultima scelta, quella con le maggiori incognite. Perché con l’Antartide non si scherza. Cento anni fa Mawson, quello a cui è dedicata la missione, perse i suoi due compagni di spedizione e rientrò troppo tardi al punto base, quando la nave era già salpata. Passò così un secondo inverno nell’Antartide. Ma, tornato in Patria, divenne Sir Douglas Mawson.