Berlusconi vuole 12mila club: governo anche con M5S e Sel

Il Cavaliere lancia i «Club Forza Silvio», venti anni dopo la sua discesa in campo perché anche adesso, come allora, «siamo qui per batterci per la nostra libertà, per non avere un futuro illiberale». E, come nel 1994, fornisce a ogni presidente un kit nel quale ci sono le letture consigliate. Tra di esse libri di Brunetta, Cicchitto, Cossiga, Violante ma anche di giornalisti (Cazzullo, Feltri, Rampini, Sangiuliano). Mentre parla—un discorso a braccio di quasi un’ora e mezzo — sul loggione dell’Auditorium, in alto alla sua sinistra, si agita un cartello nel quale campeggia la foto della figlia Marina, portato da un supporter di Cellino San Marco. Ed è la prima volta che nome e immagine della manager che guida la Mondadori compaiono in una manifestazione di Forza Italia. Segno dei tempi perché anche i fan più accesi del Cavaliere guardano al futuro e indicano le loro preferenze. E ai prossimi sei mesi, alle scadenze che avrà di fronte il popolo azzurro, lui dedica gran parte del suo intervento. Innanzitutto precisa che cosa intenda per governo di scopo. «Sarebbe opportuno mettere in campo un nuovo esecutivo con tutte le forze politiche in Parlamento, anche con Sel e Movimento 5 stelle», propone Berlusconi. «Un nuovo governo— insiste—che faccia una legge elettorale che rispetti il bipolarismo perché è e resta il miglior sistema per la democrazia come avviene in Francia e soprattutto negli Stati Uniti, dove centrodestra e centrosinistra sono sì avversari ma c’è rispetto reciproco ». Non solo. Il Cavaliere auspica che, approvato il nuovo sistema, si ritorni a votare, accorpando le Politiche con le Europee. «A fine maggio — argomenta—avremo la prova del voto per l’Europa, una prova importante perché chi manderemo in Europa dovrà essere capace di resistere alle voglie di dominanza di certi Paesi». Ed ecco il punto politico. «Mi auguro—dice—che ci sia anche la possibilità, visto il colpo di Stato, di ritornare dal popolo, dagli elettori per dare al nostro Paese un governo in grado di governare. Questo governo ci pare superato, non piace ai sindacati, agli imprenditori, non ha combinato nulla, ha disdetto tutte le promesse nei nostri confronti». L’ex premier offre poi una lettura degli ultimi venti anni contrassegnati, dice, da gravissime minacce alla democrazia. Attacca Magistratura democratica e la sinistra, accusando la prima di fare il lavoro per la seconda, incapace di batterlo con l’arma delle elezioni. Ed ecco perché insiste nel sostenere che «oggi siamo ancora in una situazione di pericolo, siamo in un regime. Certo non si vedono in strada le rivolte e nemmeno i carrarmati. Ma ci sono stati quattro “colpi di stato” dal 1992 ad oggi». E li elenca: «Le indagini che vanno sotto il nome di Tangentopoli quando nel ’92-’93 i pm attaccarono e distrussero i partiti che avevano difesa la libertà e la democrazia, salvando la sinistra democristiana e gli eredi del Pci; nel ’94 quando mi annunciarono un avviso di garanzia attraverso la prima pagina del Corriere della Sera e poi fui assolto in tutti i gradi di giudizio, ma fecero cadere il mio primo governo; nel novembre 2011 quando mi costrinsero a dimettermi a nacque il governo dei tecnici guidato da Monti che trattava con il Quirinale già a giugno il nome dei ministri con Corrado Passera. Con Monti si installò un governo completamente oscuro agli elettori». E il quarto è il voto sulla sua decadenza. La convention, benché lo sforzo organizzativo sia stato notevole, dal punto di vista dei numeri non è riuscita ad eguagliare quella di Angelino Alfano che si è tenuta sabato. Duemila accorsi all’Auditorium, diecimila agli Studios di via Tiburtina. E all’ex delfino, Berlusconi dedica poche parole che però provocano fischi e accuse di tradimento: «Quando ho lasciato il partito ad Alfano era al 37 per cento quando poi l’ho ripreso era arrivato all’11,7». Poi lascia la scena a Marcello Fiori, già vice di Guido Bertolaso alla Protezione Civile, che avrà il compito di curare e seguire il lancio dei club. L’obiettivo è di crearne almeno dodicimila in grado di «riuscire a entrare in contatto con ventisette milioni di cittadini e di aggredire quelli del Movimento 5 stelle e gli indecisi ». Prossimo appuntamento il 26 gennaio, annuncia in chiusura Berlusconi, per un «grande cantiere nazionale di idee».